I segreti di Waraku. Quell'isola (giapponese) alla Prenestina
Jaime D'Alessandro
Nascosto dietro una palestra di arti marziali oltre il quartiere Pigneto di Roma in una strada anonima. Ma è uno dei ristoranti più fedeli alla tradizione gastronomica giapponese. Niente sushi, ma ramen, udon, soba, okonomiyaki e sake
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Davanti l'entrata ci sono tre o quattro cassonetti. La strada è anonima: una traversa della Prenestina fatta di palazzoni squallidi, poco più in là del quartiere Pigneto. La prima volta si fa fatica a credere che oltre la vetrina, dietro la quale si vede solo una piccola palestra di arti marziali, ci possa essere un ristorante.Lo hanno chiamato Waraku (Via Guglielmo Albimonte 12,
Waraku, i piatti dell'autentico Giappone
Il progetto Waraku nasce nel 2010 dal desiderio di Maurizio Di Stefano e di mia moglie Miwako di mostrare al pubblico italiano, e romano nello specifico, aspetti della cultura giapponese poco conosciuti al di fuori del Sol Levante. E' statao creato così uno dei ristoranti più autentici della capitale
Una “trattoria”, messa in piedi da Maurizio e Miwako Di Stefano. Lui ha lavorato per anni nel settore editoriale adattando i manga (fumetti) dopo gli studi orientalistici a La Sapienza. Poi ha mollato tutto è con la moglie ha deciso di aprire un locale che riunisse «le caratteristiche di un tradizionale dojo di arti marziali e di un ancor più tradizionale “trattoria” di ramen, allo scopo di accogliere in un unico ambiente le mie due principali passioni», racconta. Il risultato è un assaggio di Giappone e non solo nei piatti. Fin dalla strada si capisce che si sta entrando in un mondo differente e altro rispetto alla nostra idea di ristorante.
Maurizio e Miwako Di Stefano
Cucina a vista, pochi tavoli, prenotazione obbligatoria e conto che va pagato in contanti. Niente sushi, ma ramen, udon, soba accompagnate da birra giapponese e selezione di saké. Brodi artigianali, con l’uso di spaghetti giapponesi e l’aggiunta di ingredienti diversi secondo il caso. Ma anche l’okonomiyaki che, in maniera inappropriata, potremmo definire una sorta di frittata fatta di verdure e salse agrodolci.
Una rarità in Occidente che invece in Giappone è piatto tradizionale. E ancora i ravioli e il riso al curry, quello cremoso, altra pietanza tipica (per quanto strano possa sembrare). Durante i fine settimana Miwako prepara le Takoyaki, le polpette di polipo, che da sole meritano la visita.
Waraku, il locale
I prezzi? Dipende dall’appetito. Diciamo che fra i 25 e i 35 euro si mangia in abbondanza e si esce felici. E per due motivi: se si conosce un po’ il Giappone è così raro avere la possibilità di poter gustare quei sapori lontano da Tokyo. Se invece non si è mai stati in Asia, questo è uno di quei locali che offre un’esperienza altrimenti difficile avere.
Maurizio e Miwako Di Stefano a breve sposteranno altrove il ristorante. Hanno trovato un locale nuovo al Pigneto, più grande e più comodo. Del quale vi parleremo a breve. Sarà sicuramente meglio, non abbiamo dubbi. Ma il consiglio è di provare Waraku anche in questa versione, la prima, perché è parte del suo dna. E’ un’isola nello spazio oltre che nel tempo. Una strana isola alla Prenestina.