Salone del Gusto 2026
Il racconto

Abu Said, l’incontro con Marcella e un sogno realizzato grazie a uno spicchio di aglio rosso

Marcella Santoni e Sheikh Abu Said
Marcella Santoni e Sheikh Abu Said 

Da Proceno, patria del nuovo presidio Slow Food, la storia di un ragazzo bengalese e della sua integrazione grazie al lavoro, e all’amicizia, di una agricoltrice che ha creduto in lui

2 minuti di lettura

Integrazione, amicizia e collaborazione si intrecciano in mezzo alle teste di aglio rosso di Proceno. Le vite Marcella Santoni e Sheikh Abu Said si sono incrociate per un caso, uno di quelli strani del destino. Poi per generosità e determinazione si sono intrecciate. Arrivato dal Bangladesh dieci anni fa e ospitato nel centro di accoglienza nel paese dell’alto Lazio viterbese, Sheikh oggi ha la sua azienda agricola, e grazie al lavoro della terra ha comperato una casa a Proceno e messo radici.

“Ho un’azienda agricola, La Treccia, in cui coltivo principalmente aglio rosso – esordisce così Marcella Santoni al banco che condivide con Abu Said a Terra Madre –. Sheikh camminava alla ricerca di qualcosa da fare vicino ai miei campi e mi chiese se potesse fare qualcosa”. La terra è bassa, l’argilla del viterbese faticosa da lavorare e l’aglio rosso richiede mani, non macchinari. Ed è stato così che il giovane immigrato ha iniziato a lavorare con Marcella, stagioni in campagna tra raccolta e semina dell’aglio rosso, scalogni, zafferano e fiori di finocchietto selvatico, prima di andare via per un impiego nei cantieri navali. Quando tornava a Proceno per le feste o le ferie, non trovava mai aglio da portarsi via ma Marcella c’era sempre, e per lui era un riferimento.

“Avevo un sogno – ci racconta Sheikh Abu Said –. Sognavo di aprire la mia azienda agricola, era un lavoro che avevo imparato al fianco di Marcella e anche mio padre in Bangladesh coltiva la terra, quando ero lì lo aiutavo”. Lei lo scoraggiava, ricordandogli quanto possa essere faticosa la coltivazione della terra non solo come bracciante ma anche come imprenditore agricolo. Ma i sogni hanno una forza tutta loro per diventare realtà. Eppure i primi confronti con il mondo reale non furono facili: per coltivare serve la terra. “Cercavo terreni in affitto, ma non è stato semplice perché avevo bisogno di un affitto a lunga scadenza per il programma di primo insediamento”.

L'aglio rosso di Proceno (foto Slow Food)
L'aglio rosso di Proceno (foto Slow Food) 

Diffidenza, stranimento e chissà cosa altro? Alla fine è stata la stessa Marcella a affittargli una parte dei suoi terreni: “Avevo un sogno, e lo ho realizzato con la mia azienda agricola – racconta fiero Sheikh mentre il sorriso gli illumina gli occhi –. Ho scelto proprio questa parola come nome, ‘Il sogno’ che ho realizzato a Proceno. Ormai il paese è diventato la mia casa, Marcella è come un pezzo di famiglia per me, mi ha insegnato tutto quello che so sulla coltivazione e lavorazione dell’aglio rosso, mi ha accolto e affittato la terra in cui mettere radici”.

“Sheikh è il più giovano coltivatore di aglio rosso di Proceno ­– sottolinea orgogliosa Marcella –. Noi altri coltivatori abbiamo più di sessanta anni e la coltivazione è faticosa, i giovani servono e non è che non abbiano voglia di lavorare. Ho tanta fiducia in loro, serve qualcuno a cui lasciare il testimone per evitare che questa produzione importantissima per Proceno vada persa. Lui è il primo ad aver raccolto il testimone, e lo ha fatto prima ancora che ottenessimo il presidio Slow Food”.

‘La Treccia’ e ‘Il Sogno’, Marcella e Sheikh, due vite unite nel segno dell’integrazione e della collaborazione. Non c’è concorrenza tra i due, ma sinergia: coltivano, oltre all’aglio, le stesse referenze tipiche del territorio e collaborano nella realizzazione di alcune ricette comuni per i trasformati. “A Proceno non si può parlare di concorrenza, non c’è questo problema – spiega Marcella –. Più coltivatori ci sono e più siamo felici, perché ci sono tante richieste e manca il prodotto”.