Degli ospiti a sorpresa sono arrivati in un home restaurant in Abruzzo. Si tratta dei carabinieri del Nas di Pescara che da giorni stanno svolgendo controlli sul fenomeno degli home restaurant. Una comune abitazione privata era stata trasformata in ristorante: nessuna distinzione tra alimenti per uso domestico e alimenti per il pubblico, così come nessun rispetto delle procedure di tracciabilità degli alimenti, alla base della sicurezza alimentare.
I “militari per la Tutela della salute“ da tempo tengono sotto osservazione siti web, pagine social e forum del settore per individuare tutte le strutture private in cui viene svolta una vera e propria attività ristorativa. E proprio grazie a questo monitoraggio sono arrivati all'attività dell'Aquilano. Una volta localizzata, la struttura è stata immediatamente ispezionata. La responsabile ha esibito una “generica” comunicazione inviata al Comune competente che non è però bastata per evitarle un secco provvedimento di sospensione da parte della Asl dell'Aquila. E' il secondo caso di home restaurant ispezionato e chiuso in Abruzzo, nel teramano: anche in quello completamente abusivo, specializzato nell'organizzazione di cene a base di carne.
Dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre sbarcherà alla Camera un ddl per la "regolamentazione della ristorazione in abitazione privata". Secondo una ricerca di Confesercenti, l’universo degli home restaurant, solo nel 2014, ha fatturato in Italia 7,2 milioni di euro. Ben 7 mila i cuochi social attivi, oltre 37 mila gli eventi social eating andati a buon fine, con una partecipazione di circa 300 mila persone. E un incasso medio stimato, per singola serata, pari a 194 euro. Lombardia (16,9%) Lazio (13,3%) e Piemonte (11,8%) le regioni in cui il fenomeno è più diffuso.
La legge in arrivo a Montecitorio, già approvata in Commissione Attività Produttive, fissa alcuni paletti, soprattutto di natura fiscale, per evitare che quella dei cuochi domestici diventi un’attività professionale nascosta. Il rischio, infatti, denunciato dai ristoratori professionisti, è che possano nascere veri e propri ristoranti in case private che farebbero concorrenza sleale ai pubblici esercizi. E allora ecco i limiti per gli home restaurant: massimo 500 pasti all’anno (poco più di 1 coperto al giorno) e 5mila euro di incasso per cuoco. E per evitare che in una stessa famiglia le cifre si sommino perché è più di uno a cucinare, un emendamento prevede che i 5mila euro di proventi siano calcolati "ad abitazione".
I “militari per la Tutela della salute“ da tempo tengono sotto osservazione siti web, pagine social e forum del settore per individuare tutte le strutture private in cui viene svolta una vera e propria attività ristorativa. E proprio grazie a questo monitoraggio sono arrivati all'attività dell'Aquilano. Una volta localizzata, la struttura è stata immediatamente ispezionata. La responsabile ha esibito una “generica” comunicazione inviata al Comune competente che non è però bastata per evitarle un secco provvedimento di sospensione da parte della Asl dell'Aquila. E' il secondo caso di home restaurant ispezionato e chiuso in Abruzzo, nel teramano: anche in quello completamente abusivo, specializzato nell'organizzazione di cene a base di carne.
Dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre sbarcherà alla Camera un ddl per la "regolamentazione della ristorazione in abitazione privata". Secondo una ricerca di Confesercenti, l’universo degli home restaurant, solo nel 2014, ha fatturato in Italia 7,2 milioni di euro. Ben 7 mila i cuochi social attivi, oltre 37 mila gli eventi social eating andati a buon fine, con una partecipazione di circa 300 mila persone. E un incasso medio stimato, per singola serata, pari a 194 euro. Lombardia (16,9%) Lazio (13,3%) e Piemonte (11,8%) le regioni in cui il fenomeno è più diffuso.
La legge in arrivo a Montecitorio, già approvata in Commissione Attività Produttive, fissa alcuni paletti, soprattutto di natura fiscale, per evitare che quella dei cuochi domestici diventi un’attività professionale nascosta. Il rischio, infatti, denunciato dai ristoratori professionisti, è che possano nascere veri e propri ristoranti in case private che farebbero concorrenza sleale ai pubblici esercizi. E allora ecco i limiti per gli home restaurant: massimo 500 pasti all’anno (poco più di 1 coperto al giorno) e 5mila euro di incasso per cuoco. E per evitare che in una stessa famiglia le cifre si sommino perché è più di uno a cucinare, un emendamento prevede che i 5mila euro di proventi siano calcolati "ad abitazione".