Il Gusto

Masterchef 6, sesta serata tra profiteroles e cucina per non vedenti

Masterchef 6, sesta serata tra profiteroles e cucina per non vedenti
Una Mystery Box che vieta il frullatore a immersione, un Invention Test con lo spauracchio del dolce (giudicati da Iginio Massari) e un'esterna all’Istituto per Ciechi di Milano. Seguici anche su Facebook
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3 minuti di lettura
Quanto siamo dipendenti dagli elettrodomestici in cucina? Quanto ci rendiamo conto che sono spesso ben più di un "piccolo aiuto"? Ecco, nella sesta serata di MasterChef Italia 6 i quattro giudici lo fanno capire in modo netto. Perché la Mystery Box non contiene ingredienti da usare, bensì uno strumento vietato: il frullatore a immersione.
I prodotti da mettere nel piatto invece sono ricci di mare, ostriche, sedano rapa, ceci, fichi, piselli freschi, agretti, grana e odori.

Bruno Barbieri, Joe Bastianich, Antonino Cannavacciuolo e Carlo Cracco dimostrano che, per comodità, pigrizia e frainteso senso di creatività, i cuochi - casalinghi ma non solo - tendono a fare molte salse e creme. Questa volta niente elementi vellutati sul fondo del piatto.
I migliori della prova sono l'architetto Gabriele, con "l'ostrica impanata" e fritta su verdure e fichi caramellati; Roberto con "più fichi con l'ostrica", un battuto di fichi e parmigiano con ostriche, sedano rapa e piselli; Giulia che si aggiudica anche la prova con "Unconventional zuppetta", non convenzionale perché contiene tutti i prodotti della non-mystery. 
Giulia vince anche un vantaggio importantissimo nell’Invention Test, dedicato alla pasticceria.
Sarà Iginio Massari, maestro pasticcere stimato dagli esperti quanto amato dal pubblico tv, a fare la spesa per lei, cioè a procurarle ingredienti perfetti in qualità e quantità. Con questo 'regalo' affronta la prova profiteroles, ma la passa senza infamia e senza lode.
A non superarla invece, e dover quindi rinunciare al grembiule, è Barbara, che fa un errore imperdonabile: usa come decorazione fiori non commestibili (mai un elemento che non si può mangiare nel piatto!).

Per la nuova prova in esterna, gli aspiranti chef si spostano all’Istituto per Ciechi di Milano, dove, divisi in due brigate, si cimentano nella preparazione di una cena per 35 persone non vedenti. L’istituto conta ogni anno circa 100mila visitatori che hanno la possibilità di sperimentare cosa voglia dire non poter vedere e che, attraverso un percorso sensoriale, sono accompagnati in una degustazione immersi nel buio.

A guidare i visitatori in queste particolari cene c'è di solito Giuseppe, non vedente, che in questa puntata fa da tutor ai concorrenti nel fare la spesa in totale assenza di luce. E' un po' psicologo e li aiuta a non agitarsi dovendo scegliere i prodotti da cucinare senza poterli vedere. Spiega loro che il "buio tecnico crea smarrimento", che si hanno percezioni alterate di distanze e dimensioni.
Si rivela prezioso e, una volta riempite le sporte, lascia gli aspiranti chef in cucina. Lui sarà invece uno degli ospiti in sala che dovrà assaggiare quanto cucinato dalle brigate.
Si, perché oroprio gli ospiti dell’istituto valuteranno l’intero menu delle squadre rossa e blu, decretando chi ha saputo trasmettere le sensazioni più nitide attraverso i piatti. L'Antipasto dovrà essere all'insegna della freschezza (insalata di melone giallo, cetriolo, papaya, cannolicchi), il primo dell'armonia (ravioli ripieni di calamari con ricotta, pomodorini, pure di fave e tartufi di mare), il secondo dei contrasti (patate viola schiacciate con seppia e cipolla rossa caramellata), il dessert dell'esplosività dei sapori (sfoglia ripena di mousse al cioccolato e peperoncino).

A parte un bel momento di sensibilizzazione sociale, questa puntata è molto importante per chi si interroga sul ruolo e il coinvolgimento di tutti i sensi in cucina. Oggi si sopravvaluta moltissimo l'estetica in cucina (significativa la battuta di Bastianich che dice a una ragazza che ha molto apprezzato il secondo piatto: "A te lo posso confidare, questo piatto è proprio brutto").
Ma si dimentica che il termine estetica deriva dal greco aesthetikòs ossia "relativo alla sensazione o percezione, legato ai sensi". E e i sensi sono 5...

Tempo fa in giuria a un concorso all'estero ero seduta accanto a un collega cieco e mi resi conto che dare un voto alla presentazione - come la scheda di degustazione richiedeva - era fuori luogo. Il gusto deve comunque sempre prevalere. Sempre. Rimane ancora la discriminazione dei sensi in base a una distinzione platonica (IV sec a.C.) ancora ben presente in Hegel (1770-1831). Secondo questa teoria i sensi superiori – perché "sensibili all’arte" – sono vista e udito. Quelli inferiori – che rimangono esclusi dal godimento artistico – sono tatto, olfatto, gusto.
“Ti pare che un vero filosofo possa curarsi di piaceri effimeri come quelli del mangiare e del bere?” è la domanda che Platone mette in bocca a Socrate nel Fedone. Ebbene, la risposta dovrebbe essere invece: sì.

Tornando alla gara, la squadra blu ha preparato primo e dolce, la rossa antipasto e secondo.
Vince quest'ultima, così per i concorrenti della squadra blu si apre un pressure test di cucina "a staffetta" che vedrà esclusa Maria.

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