Il Gusto

La scommessa dei giovani agronomi che hanno puntato sul Timorasso prima di Oscar Farinetti

Foto tratta dal sito dell'azienda
Foto tratta dal sito dell'azienda 
Una storia nella quale l'imprenditoria si tinge di romanticismo: così Chiara e Michele, partendo da un ettaro e mezzo di vigna hanno creato Oltretorrente. Seguici anche su Facebook
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Se amate il vino, non vi sarà certo sfuggito che uno dei protagonisti degli anni recenti è il Timorasso, il vitigno alessandrino da cui si ottiene un bianco strutturato, adatto anche all’invecchiamento. Nomi come Mariotto, Boveri, Ricci, Colombera e sopra tutti quello di Walter Massa sono diventati così riconosciuti che addirittura un big come Oscar Farinetti ha deciso recentemente di investire nel Tortonese.

Ma ben prima di Mr Eataly, i giovani agronomi Chiara e Michele decidevano di scommettere sul territorio: meno che trentenni, milanesi, laureati in agraria, nel 2010 scelgono di vivere e lavorare assieme (“ma ognuno ha il proprio ambito – dice Michele –, altrimenti vanno a monte sia lavoro che coppia”). Partono da zero, senza santi in paradiso: raccolgono 50mila euro e comprano un ettaro e mezzo di vigne vecchie e una cantina da 90 metri quadri a Paderna, sui colli tortonesi.

Così nasce Oltretorrente. Vendemmia dopo vendemmia, sommano quattro ettari con vigne che arrivano al secolo, quattro vini – Cortese, rosso, Timorasso e Barbera superiore – 18mila bottiglie e due bimbe, Caterina e Carlotta, nate rispettivamente nel 2011 e 2012: due ottime annate. “Siamo capitati qui per caso, – continua Michele – io avevo lavorato come enologo nelle Marche ma cercavamo qualcosa vicino a Milano. Ma appena siamo arrivati a Paderna abbiamo capito che era il posto giusto.”

Il posto giusto per fare il vino con cura (hanno la certificazione biologica), farlo buono – il Timorasso sopra tutti –, crescere un piccolo passo dopo l’altro e costruire una famiglia. Oggi vendono in quindici differenti Paesi e continuano a investire. “E se in zona lo fanno anche i grandi, tanto meglio: più se ne parla, meglio è.”