Il Gusto

Cooking show, che noia! E se fosse l'ora di metterlo in soffitta?

Cucina interrata
Cucina interrata 
La formula, tipica di ogni convegno gastronomico, sagra o format tv, appare ormai logora. Serve nuova linfa, e arriva da eventi più "sanguigni" come Cook It Raw, Seed Exchange o il siciliano Fuoco! Food Festival. Seguici anche su Facebook
3 minuti di lettura
Formula di rito di gran parte dei congressi gastronomici, è ormai immancabile anche in sagre, festival culturali, manifestazioni teatrali, inaugurazioni di supermercati e centri polifunzionali e altri improbabili generi di kermesse: lo show cooking – o più correttamente, in inglese, cooking show anche se a dir la verità nel mondo anglosassone le performance live dei cuochi sono definite cooking demo – è diventata la costante degli eventi gastronomici e non solo. Quasi una nuova forma di rappresentazione culturale dell’ossessione gastronomica del terzo millennio che vede “star chef” da un lato e un pubblico assuefatto e famelico dall’altro, in un corto-circuito gastro-intellettuale sempre più avviluppato su se stesso. 
Involtini
Involtini 
E infatti inizia a ormai a stancare: se il pubblico sembra ancora gradire la possibilità di assistere alla preparazione di piatti e ricette da parte degli star chef televisivi o di cuochi in cerca di notorietà (sperando in un autografo o in un assaggio più che nella possibilità di replicare a casa preparazioni e risultati), gli addetti ai lavori mugugnano. La stampa è stufa di dover assistere all’ennesima rappresentazione di ricette pensate più per stupire che per far godere e da cui è difficile ricavare un racconto, i cuochi non sanno più cosa inventarsi e non tutti amano doversi improvvisare veline e mattatori. Il che non significa esattamente che sia giunto il momento di riportare i cuochi nelle cucine e farli tornare al silenzio.

Si cercano però formule nuove, più libere e “interattive”, più focalizzate sulla sostanza che sull’apparenza e decisamente più stimolanti per tutti; lontane per quanto possibile da palchi e schermi, da telecamere e cucine a induzione e più a contatto con elementi legati al cibo in maniera decisamente più ancestrale: la terra e il fuoco. L’idea di portare i cuochi nei campi e nei boschi non è nuovissima nel mondo del food internazionale: dal Cook It Raw norvegese basato su un “approccio interdisciplinare e su i principi legati a tradizione, sostenibilità, collaborazione e creatività” al recente Seed Exchange, festival per sollecitare l’incontro tra produttori e cuochi ma anche “fattoria delle idee” permanente proposta dal cuoco italo-danese Christian Puglisi. E quella del “ritorno al fuoco” è una tendenza ormai in atto anche in Italia (vedi il grande boom del barbecue che sta contaminando anche manifestazioni gastronomiche come quella ideata da Lorenza Vitali e Luigi Cremona, Radici di Toscana).
Cucinare "fuori dagli schemi" in condizioni quasi primitive
Cucinare "fuori dagli schemi" in condizioni quasi primitive 
Ma a sdoganare in maniera convincente il superamento della formula stantia e noiosa (salvo rare eccezioni) dello show cooking anche da noi è il Fuoco! Food Festival, organizzato dall’associazione SiciliAmore coinvolgendo tre comuni di montagna del Siracusano – Buccheri, Palazzolo Acreide e Sortino – accomunati dalla presenza di belle testimonianze barocche e da un’agricoltura di qualità. Per la seconda edizione del festival, lo scorso 30 settembre, una trentina di cuochi, pasticceri e pizzaioli da tutta Italia si sono ritrovati all’alba nel mezzo di un bosco – quello siciliano della Contessa nella Piana di Buccheri, ai piedi del monte Lauro che con i suoi 987 metri di altezza e' la cima piu' alta dei monti Iblei – per accendere fuochi, scavare fosse e armare griglie e ganci, dando libero sfogo alla propria creatività a patto che faccesse uso di “tecnologie” di cottura primordiali: dagli orci di terracotta seminterrati nelle buche con i carboni ardenti a pentoloni da sabba stregonesco, dalle griglie di ghisa agli spadoni infilzati nel terreno o alle piastre di pietra lavica.

Ad affiancarli altrettanti produttori locali pronti a far scoprire ai partecipanti – inclusi gli stessi chef – che in Sicilia non ci sono solo grandi formaggi, oli extravergine, pomodori e conserve di pesce ma pure prodotti “insospettabili” come il tartufo degli Iblei, il sommacco siciliano – spezia dal notevole potere antisosidante molto apprezzata dagli Arabi, ricavata dalle bacche essiccate di un arbusto sempreverde – e lo zafferano, oro rosso ibleo. E un manipolo di giornalisti pronti a sfidare una giornata senza comfort e wi-fi, che all’assalto al buffet hanno preferito il rischio del non poter dire di no a qualche assaggio più “estremo”, dalle orecchie di maiale bollite a ogni parte di cavallo – occhio incluso – lasciata affumicare lentamente.
Olive
Olive 
Un bel successo, non solo per i numeri – il bosco della Contessa è stato popolato fino al pomeriggio inoltrato anche da un buon numero di appassionati e curiosi che hanno accettato di pagare un prezzo equo ma non popolare (50 euro) e di passare svariate ore immersi nei fumi delle braci e con qualche panca e balle di paglia come sedute – ma soprattutto per l’atmosfera che ha regnato sulla giornata. Un’aria di convivialità, divertimento, sperimentazione, improvvisazione e confronto da tempo assente negli happening gastronomici di vario genere.

“Sono ormai convinto che congressi, show cooking, trasmissioni tv sulla cucina siano formule consunte e superate. Dove non c'è niente di vero e di reale. La cucina è molto di più: è materia prima non tecnica, è condivisione non spettacolo, è partecipazione non lezione universitaria – spiega Daniele Miccione, giornalista fondatore insieme a Pier Bergonzi della Gazza Golosa, costola gastronomica della Gazzetta dello Sport, e ideatore di Fuoco! – “Il fuoco in questo cammino ci aiuta, perché è un fatto ancestrale che strappa i cuochi dalla sicurezza delle cucine e li porta nel mare tempestoso della fiamma viva, dell'improvvisazione. Noi siamo così perché abbiamo addomesticato il fuoco. Poi abbiamo pensato di imprigionarlo nelle attrezzature moderne e lì abbiamo fatto un errore perché abbiamo perso la nostra identità. Ma c'è tempo per tornare indietro”.

Nel bosco siciliano si son visti cuochi scambiarsi griglie e braci roventi, noti chef pelare fichi d’India e portarli in giro con il vassoio per un assaggio extra, pizzaioli di grido prendere sulle spalle bambini curiosi di sbriciare cosa ci fosse nel forno, produttori mettere a disposizione quello che avevano a chi – a fronte del solito disguido areo che sembra essere una costante degli eventi gastronomici – si è ritrovato senza gli ingredienti portati da casa e ha dovuto rimediare su ricette estemporanee. Giuseppe Zen, il “poeta dello street food” con il suo Mangiari di Strada a Milano, ha sintetizzato bene lo spirito della giornata: “Questo è l’evento gastronomico più figo che c’è perché è il più vero; ci siamo ritrovati in una situazione ancestrale, altro che show-cooking!”.