Il Gusto

Il Moscato continua a piacerci, ma ora proviamo a bere anche l'Asti secco

Il Moscato continua a piacerci, ma ora proviamo a bere anche l'Asti secco
Una novità nel mondo delle bollicine italiane. Uno spumante dalle mire ambiziose, che punta a essere trasversale. Seguici anche su Facebook
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Bollicine italiane. Due parole che, nel mondo, sono sinonimo della nostra produzione vinicola.  Pur non esaurendosi, ovviamente, negli spumanti il mondo del vino italiano, questi restano un settore dalla notevole importanza economica, animato da protagonisti conosciuti e amati. Realtà consolidate come il Trento Doc, il Franciacorta, il Moscato d'Asti e altri, tra cui sta per arrivare una new entry: l'Asti secco.

Nell'ultimo anno, stando ai dati ufficiali, l'export dei vini italiani è cresciuto del 7%, toccando dei picchi record; in questa complessiva situazione di crescita, a fare da traino sono gli spumanti tricolori, dal grande appeal oltre confine. Nonostante un piccolo calo nella produzione interna a causa di stagioni climaticamente sfavorevoli, l'Italia rimane il primo produttore mondiale, con 40 milioni di ettolitri prodotti all'anno, di cui il 40% destinato - stando ai dati Istat per Coldiretti - alle Doc (332 denominazioni) e alle DOCG (73 vini), il 30% ai 118 vini Igt riconosciuti anche all'estero e per l'ultimo 30% ai vini da tavola.
In questo mare magnum è arrivato una novità per quanto riguarda il settore bollicine:  l’Asti Secco, un nuovo attore nel panorama sparkling "vestito" da Asti Docg. Dell'etichetta protetta conserva la realtà territoriale e l'inconfondibile aroma di Moscato bianco, senza esserne una copia o un "fratello minore" bensì, come fanno sapere dal Consorzio,  un prodotto studiato ad hoc per superare "il limite del brindisi" e provare ad aggredire altri settori di mercato. Come quelli della pizza e della cucina gourmet che stanno aprendosi sempre di più alle bollicine .
L'Asti secco
L'Asti secco 
"Nessun tentativo di imitazione", tengono a sottolineare i produttori nel promuovere questo nuovo prodotto, cercando di scansare le possibili voci di somiglianza con il Prosecco. L'Asti secco "sarà un vino autentico, un prodotto monouva, 100% Moscato", ma semplicemente con un minor contenuto di zuccheri rispetto al Docg, che lo renderebbe, secondo la volontà di chi l'ha ideato, più versatile. Una novità studiata con attenzione per seguire un'idea commerciale già presente presso i produttori di Asti che, con i sedici marchi già presenti in mercato, puntano a una presenza sul mercato a 360° e a un proporsi a qualsiasi tipo di tavola.

Giorgio Bosticco, direttore del Consorzio, durante la presentazione presso la Lanterna di Fuksas a Roma del nuovo prodotto, ha spiegato con realismo come "i numeri di questa nuova tipologia" siano ancora  "contenuti, ma puntiamo ad una graduale e continua crescita all’insegna della qualità”. Una qualità che al livello di rimandi sensoriali corrisponde a un'identità già ben precisa: al palato dona una sensazione di freschezza; il profumo richiama delicati aromi floreali (acacia, lavanda, salvia) e fruttati (mela, pera, banana). E che, nelle intenzioni di Romano Dogliotti, presidente del Consorzio, rappresenta "quel qualcosa che non c'era nel mondo degli spumenti secchi", ovvero "il profumo e l'aroma del Moscato, di un nuovo frutto del grande albero del Moscato bianco di Canelli".

Una realtà vinicola che va ad affiancarsi allo Spumante dolce Docg e al Moscato d'Asti Docg. Un trittico dai numeri notevoli: 52 comuni, 10.000 ettari di superficie coltivata a vite, 3700 aziende iscritte al Consorzio e 85 milioni di bottiglie prodotte ogni anno.
Un limite che il Consorzio vorrebbe sfondare, arrivando a produrre 100 milioni di unità, basandosi sulla richiesta di export "e sui risultati raggiunti all'estero", che affondano le radicici in una filosofia di bran che è quella del rural glam: secondo i progetti, che andranno poi verificati sul campo, dovrebbe essere la  realizzazione in bottiglia dell'astigiano e delle sue caratteristiche e sarà affiancato - il riposizionamento generale del brand a livello mediatico, da una serie di eventi all'interno delle più importanti strutture alberghiere e di ristorazione dell'astigiano, che andranno di pari passo " a una nuova comunicazione nazionale on line e off line". È in programma inoltre, come annunciato a Roma, un patto di alleanza in dolcezza tra Asti e Alba: dal Moscato al cioccolato, dalle nocciole al miele, a marzo 2018 si darà il via ad un programma comune di eventi che coinvolgeranno le aziende e i prodotti agricoli tipici più significativi del territorio.