Il locale di Carlo Cracco in Galleria Vittorio Emanuele, la location più centrale e prestigiosa immaginabile a Milano, è stato presentato a una moltitudine di invitati impazienti di scoprire i dettagli dell’operazione più glamour dell’anno. Fuori, i curiosi premevano letteralmente il naso contro i vetri del piano terra, coperti da leggere ma efficaci tendine.
Il posto, che al pubblico apre il 21 febbraio, si è rivelato in tutto il suo splendore. Conferenza stampa al piano più alto (il secondo, ma si tratta di un edificio antico e quindi le scale sono tante), dove anche il socio-amico Lapo Elkann è venuto a dare un saluto, e dove con Cracco hanno preso la parola il sindaco di Milano Giuseppe Sala e gli architetti dello studio Peregalli, presentati da Fabio Fazio, tanto per aggiungere un po’ di spettacolarità.
Il bistrot-café e il ristorante deluxe: i cinque piani stellati di Cracco in Galleria
Cinque piani di gusto nel salotto di Milano: è 'Cracco', l'omonimo ristorante dello chef vicentino che ha chiuso la sede di via Victor Hugo e ha inaugurato in Galleria Vittorio Emanuele. Una location che unisce le diverse anime della ristorazione: c'è il bistrot-café al piano terra, lungo la passeggiata coperta della galleria, che propone colazioni e pasti veloci e c'è il ristorante del primo piano, affacciato sugli stucchi e i decori dell'Ottocento e c'è anche la Sala Mengoni, al secondo piano, riservata agli eventi, mentre nel seminterrato ci sono le cantine. "È stato un parto plurigemellare iniziato tre anni fa", ha scherzato Carlo Cracco. Le decorazioni sfarzose, ma rispettose dell'anima del luogo, ideate dagli architetti dello Studio Peregalli, non metteranno in secondo piano le creazioni culinarie: "Questo luogo è come un piatto che si racconta attraverso ingredienti, sensazioni e profumi. È un racconto non solo di cucina e architettura, ma di ciò che succedeva qui", ha assicurato lo chef. Alla presentazione alla stampa anche l'amico Lapo Elkann, Fabio Fazio e il sindaco di Milano Giuseppe Sala. "Carlo ha fatto le cose in grande. La Galleria non ha sempre avuto periodi brillanti, ma negli ultimi tempi è tornata la galleria dei milanesi. È una gioia vederla così", ha detto il primo cittadino - LE ANTICIPAZIONI SUI SOCIAL (FOTO)
E adesso appare tutto chiaro. La stella Michelin tolta "d'ufficio" - presumibilmente proprio per il trasferimento - e la rinuncia a continuare MasterChef: vedendo il nuovo locale (dire ristorante è troppo poco) di Carlo Cracco si può dire che sono state l'una una perdita accettabile, l'altra una scelta ovvia.
Lo chef deve aver speso tantissime energie dietro questo progetto che ha del faraonico e rappresenta un cambiamento importante anche dal punto di vista estetico.
Dalla sala seminterrata di via Victor Hugo alle luci sgargianti della Galleria. Dalle linee essenziali del primo Ristorante Cracco allo sfarzo del nuovo Cracco, in uno scenario che porta la firma di Laura Sartori Rimini e Roberto Peregalli che hanno creato un connubio architettonico tra la seconda metà dell’800 e Gio Ponti.
Risultato? "Uno stile milanese al tempo stesso sobrio, raffinato e leggero, presente nell’immaginario a livello intuitivo" dicono dallo staff dello chef.
Poi ecco lo spazio dedicato alla pasticceria e alle creazioni in cioccolato del pastry chef Marco Pedron: dalle brioche del mattino alle torte, dalle praline ai biscotti, da gustare sul posto o portar via.
Al primo piano una sala d’accoglienza rivestita con una boiserie grigio-azzurra e una carta da parati dipinta a mano a grandi corolle floreali fa da introduzione al Ristorante vero e proprio, articolato in tre sale e due privé. Cracco, raggiante, ha spiegato: "E’ il primo progetto tutto mio. Mio e di Rosa. Un lavoro che ha richiesto molto tempo e molta passione. Oggi i locali sono tutti minimalisti, asciutti, essenziali. A me piaceva invece quello che facevano questi architetti e ho voluto una cosa così anch’io. Qualcosa che ricordi che cos’era questo luogo".
Facile: era il cuore di Milano. E lo è ancora, anzi, come ha sottolineato Sala, dalla vita della Galleria si misura la vita e la salute della città. In questo momento, a quanto pare, stanno tutti bene.
A sottolineare il protagonismo delle grandi finestre sull’Ottagono e la Galleria, un’architettura a bassorilievo di archi e lesene che incorniciano grandi specchi anticati moltiplicano le prospettive, appliques in metallo e alabastro diffondono una luce soffusa, arrotondata dalla moquette ocra e marrone a motivo floreale.
Se ogni piano ha la sua cucina, è qui che si trova la più importante, con piastrelle su disegno di Gio Ponti, giallo zafferano, bianco e nero. E sempre ispirati a Gio Ponti sono i servizi di piatti di Richard Ginori, ideati dagli architetti e realizzati appositamente per Cracco, in tre varianti di colore coerenti con la palette dominante nei diversi piani.
Il secondo piano, cui si accede privatamente dal cortile affacciato su via Pellico, è riservato alle occasioni speciali: concepito come uno scenario teatrale, permette di creare ogni volta un ambiente su misura, grazie all’assenza di arredi fissi, fatta eccezione per il grande bancone del bar in marmo di Levanto degli anni ’20. Anche qui il gioco degli specchi crea tutta una serie di rimandi e riflessi in un incessante dialogo con la cupola della Galleria.
Nel seminterrato la cantina, dalle pareti rosso lacca e la scaffalatura in legno d’abete, ospita oltre 2000 etichette e oltre diecimila bottiglie, con un’importante selezione di vini soprattutto italiani e francesi, ed è dedicata, oltre che alla vendita, alle degustazioni.
Dal 21 febbraio dunque porte aperte: dalle 8 alle 22 il café, aperto 7 giorni su 7, prezzi da 20 a 50 euro, sette tavolini (più un futuro dehors) curati dal Maitre Alex Bartoli.
Il ristorante sarà chiuso sabato a pranzo e domenica, degustazione da 190 euro, piatti alla carta da 40 euro in su, circa 45 coperti.
Il lungo e complesso iter realizzativo e progettuale di Cracco in Galleria sarà raccontato nel documentario “Cracco Confidential”, in onda ad aprile sul Canale 9 di Discovery Italia.