I 50 anni del Sassicaia. Aveva sogni e passioni il giovane marchese Mario Incisa della Rocchetta quando, tornando dalla Grande Guerra dove aveva prestato servizio in cavalleria, decise di iscriversi alla facoltà di Agraria di Pisa; qui tra i libri e i banchi si formò le conoscenze che gli sarebbero servite per gestire le terre di famiglia. Nelle sue vene il sangue nobile di origine piemontese, di madre romana discendente della famiglia Chigi, è mescolato al vino per tradizione familiare paterna. Intesse gli studi universitari con gli appunti del nonno paterno, Leopoldo, che già nel 1862, dopo aver approfondito la viticoltura, aveva pubblicato il testo di ampelografia “Descrizione dal vero di 105 varietà di uve, parte indigene e parte di origine straniere”, nonché collezionista nel suo castello a Rocchetta Tanaro di 175 varietà di viti in vaso. Mosso dalla passione per la natura e il diletto di cavalcare, soleva indugiare in lunghe passeggiate in sella nella tenuta di San Rossore, dove ebbe luogo di consolidare rapporti di amicizia con i conti della Gherardesca e i duchi Salviati.
La passione per i cavalli e i successi che arrivavano dalle corse non affievolirono il sogno del Marchese, quel vino che sognava; così, grazie alle prime marze cedute dai duchi Salviati, impianta nei terreni che dalla rocca di Castiglioncello degradano in dolci colline verso il mare, in un panorama di macchia mediterranea incontaminata, il primo vigneto di cabernet. Non solo uvaggio ma anche metodologia francese: in vigna drastiche potature per una bassa resa e in cantina affinamento in barriques, allora in una cantina improvvisata nel deposito dei bulbi. Lontano ed estraneo dal modello locale di vino, laddove l’abitudine era di berlo già a fine inverno successivo, la lungimiranza e tenacia del Marchese gli fece intuire che lo scorrere del tempo ne miglioravano le qualità. Come sottolinea Piermario Meletti “il cabernet deriverebbe dalle marze dei Salviati, rappresentava il vitigno della nobiltà, l’uva di chi poteva permettersi il lusso del tempo da aspettare finché fosse pronto; non come chi il vino lo produceva e doveva venderlo per il sostentamento della famiglia.”
“Per questa annata Tachis fece un taglio di diverse annate, a partire dal 65 per finire nel 69, poi chiamato 1968 in etichetta” racconta Daniele Cernilli, durante la degustazione del cinquantennale. Dopo due annate non imbottigliate, 69 e 73, nel 1974 Mario Incisa chiese a Veronelli un parere sul suo vino, che dedicò l’intera rubrica sul numero di Panorama del 14 novembre 1974 al Sassicaia 1968, raccontando entusiasta il vino: “Ben vestito e brillante, bouquet fitto e contegnoso in sé, di non comune scontrosa eleganza…nerbo consistente nella stoffa ben strutturata”. La consacrazione internazionale arrivò a Londra, durante una degustazione di campioni anonimi organizzata da Hugh Johnson: il Sassicaia 1972, di un’annata piovosa, sbaraglia tra i migliori Cabernet Sauvignon del mondo, campioni tra cui comparivano anche i migliori Château bordolesi. “Alla metà degli anni ’70, il Sassicaia di Bolgheri era diventato un mito dell'enologia italiana e aveva innescato la miccia che avrebbe fatto scatenare una pacifica rivoluzione enologica, prima fra le vigne toscane, poi in tutto il resto d’Italia”, riporta Cernilli nella presentazione della sua degustazione verticale.
In cantina e in vigna Tachis venne affiancato dal figlio di Mario, Nicolò, insieme al quale stabilì il protocollo di produzione: ridussero il cabernet franc al 15% e contennero le rese, eliminarono tutti i vigneti estranei e stabilirono i tempi di affinamento. Il sogno di un vino di razza, un purosangue come i suoi cavalli, era compiuto; visto il successo sul mercato, con decreto ministeriale del 5 novembre 1994 nacque la prima DOC riservata interamente a una sola azienda vinicola, i cui confini risiedono interamente nella tenuta, la “Bolgheri Sassicaia”.
Mario Incisa della Rocchetta sognatore di un vino, appassionato di cavalli e amante della natura, primo presidente del WWF e ideatore della prima oasi naturalistica in Italia lasciò le sue passioni terrene il 4 settembre 1983. Il modo migliore per ricordarlo sono forse le parole di Nicolò Antinori “Aver inventato il Sassicaia giustifica una vita, dà ragione di tutto”.
- Sassicaia 1979: annata calda di maturazione precoce, concentrazione del colore un po’ precipitata di colore mattonato; profumi di frutta presenti insieme alle note terziarie di mallo si noce e frutta sotto spirito; si avverte una lieve scissione acida e una discreta persistenza, non sembra avere possibilità di ulteriore evoluzione in bottiglia.
- Sassicaia 1982: annata calda ma non come la ’79, mantiene al bicchiere un colore più integro; al naso lievemente chiuso - che si schiuderà nel corso della degustazione ampliandosi - per un vino dove il frutto è celato da una nota di austerità con accennata tendenza ossidativa. Al naso emergono sentori di tamarindo e tartufo, in bocca è ampio e avvolgente con una punta di liquirizia, di buona persistenza.
- Bolgheri Sassicaia 1997: annata molto discussa, un allora giovane Parker lo valutò con un punteggio di 85, probabilmente non comprendendolo a pieno; forse la prima annata di caldo tropicale. Colpisce uno straordinario equilibrio e convivenza fra tannini e acidità: come in un’orchestra non prevale alcuna nota, ma fa risuonare ogni aspetto in una sinfonia armonica. Qui il legno è come il pizzico di sale in un piatto, esalta senza coprire.
- Bolgheri Sassicaia 2009: non una grande annata in Toscana, ma di rilievo a Bolgheri a dimostrazione di essere una zona avulsa e diversamente votata. Nota mentolata che si sposa con profumo di arancia rossa al naso, insieme a note speziate di china e ribes nero. Sapore teso ma equilibrato, la versione che non ci si aspetta da un’annata inizialmente sottovalutata, che mostra una grana tannica fitta ma dolce.
- Bolgheri Sassicaia 2012: annata equilibrata ricca di note fruttate allietate da una leggera presenza di legno al naso; il tannino suona un po’ come indice di giovinezza, scalpitante come Ribot al galoppo. Tannini giovani ma non asciuganti, in rapporto dinamico con l’acidità che rincorre il frutto. Bisognerà aspettare un po’ che si compia la polimerizzazione, non facile in bottiglia ma il tempo sarà galantuomo con questo vino.