Venezia sa essere insieme magia, mito e bolgia, casa di luoghi comuni e ineguagliabile meta. Perché questa città unica al mondo ha tantissime anime, tante quanti sono i giorni che trascorrono uno dopo l’altro, s sa affascinare e ispirare come pochi altri posti e allo stesso tempo è in grado di far perdere la pazienza. Al di là di ciò che pulsa nelle vene di questo piccolo universo a sé stante, poche sono le certezze. La prima è che fino a poco tempo fa a Venezia, fatte salve poche eccezioni, per altro ballerine, era davvero complicato trovare un locale dove si potesse mangiare con somma soddisfazione.
Quella soddisfazione che è in grado di mettere d’accordo chi ama davvero la buona cucina, poiché non è affatto detto che le credenze popolari, granitiche a morire, siano automaticamente vere. Come quella che “se vai lì trovi solo i veneziani e non ci sono turisti”, dato che non è affatto assiomatico che il veneziano tipo (chi è, e quali gusti ha esattamente?) sia un grande intenditore di cibo? La seconda certezza è che per mangiare come si deve è necessario spendere un po’ più della media a parità di livello qualitativo. Qui, tra logistica impossibile, movimentazione di merci da esaurimento per non parlare dello stivaggio di una cantina media, affitti e manutenzioni, il gioco è comunque complicato. Morale: ora in città qualche buon indirizzo al largo dalle rotte abituali e dai soliti (anche importanti) noti di certo c’è e tendenzialmente si trova fuori dalle frotte belluine, da quei flussi marcianti che quando ci finisci dentro ti travolgono senza speranza; ma soprattutto ci sono cuochi che sanno il fatto loro.
LE CUCINE D'ALBERGO
TRA SAN MARCO E CANNAREGIO
Appena dietro Piazza San Marco c’è una piccola perla incastonata in una delle zone più “calde” della città. È lo Chat Qui Rit di Giovanni Mozzato, oste con un passato nel rugby prima e nella finanza poi, con una passione per il buon bere tradotta in una cantina di spessore, il quale ha convertito quella che in passato era una mensa in un bellissimo, caldo spazio gourmet, annoverato tra i locali storici d’Italia. Due cuochi, entrambi autoctoni come Davide Scarpa e Leonardo Bozzato convivono in armonia e insieme inventano piatti in cui la Laguna si mescola a prodotti dell’interno, come le tagliatelle di seppie nostrane “tra il crudo e il cotto” con maionese dei loro fegati, gel di mela verde, caviale di aringa affumicato e cipolla all’aceto di lamponi.
LA RIVA DEGLI SCHIAVONI
Proprio dietro alla parata dei grandi alberghi storici, allineati come preziosi soldatini lungo Riva degli Schiavoni, ci sono due suggestioni golose importanti. La prima è il Local dei fratelli Benedetta e Luca Fullin, impegnati anche nel mondo dei vini naturali con una bella, conseguente cantina. Moderno e luminoso locale, il cui nome è un divertissement linguistico a seconda di come si sposti l’accento nel pronunciarlo. La cucina, a vista, è governata da Matteo Tagliapietra: piglio, sembianze ed esperienze vichinghe (è stato ai fornelli al Noma a Copenhagen) ma nativo di Burano, con uno stile che mescola molto felicemente i prodotti di Venezia e delle sue isole con tecniche nordeuropee. Da non perdere, nel periodo giusto, l’intensa gamma di sfumature verdi della sua elegante seppia a primavera.
CUCINA DI PESCE E SPERIMENTAZIONE
Dopo la fuoriuscita di Ivano Mestriner, recente è l’ingresso di un giovanissimo cuoco al Ridotto di Gianni Bonaccorsi. Lui è Marco Bravetti, ennesimo valido esponente della corrente neonordica, ispirato alle sue esperienze con René Redzepi, e accelera parecchio con piatti divertenti e ben fatti come “sarde, kiwi e lattuga”. Poco più di trent’anni anche per Serghei Hachi, russo cresciuto in Moldavia dall’italiano perfetto, che da poco meno di due anni ha preso in mano una bella osteria in fondo a Strada Nuova.
TRAMEZZINI E CICCHETTI
Capitasse di essere colti da una voglia improvvisa di tramezzini e cicchetti non potremmo far altro che fare un salto da Estro di Alberto Spezzamonte, dove sono senza ombra di dubbio di una bontà senza pari, per non parlare comunque di qualche piatto cucinato di tutto rispetto e dell’interessante offerta di vini non convenzionali, molti dei quali disponibili al calice.
PER CONCLUDERE
È a pochissima strada dalla stazione e da Piazzale Roma, forse la più defilata tra le posizioni ma di grande rilevanza da un punto di vista gastronomico, una novità da tener d’occhio. Si tratta di Zanze XVI, aperto da giusto un anno.