In un bar della Sila più profonda, comitive di giovani e anziani trovano a sorpresa una piattaforma comune nel salmodiare che «qui non c’è niente». Sembra un disco rotto. E dire che queste foreste fornivano legna e pece per le navi romane, giusto per dirne una.
Ma oggi? La meta sciistica di pugliesi, siciliani e lucani si sta imponendo come tappa di turismo enogastronomico: addio alla formula trita e ritrita dell’hotel con perline e triste ristorante annesso, gli opinabili «antipasti-tipici-calabresi» anni ’70-80 – affettati, formaggi e sottolio in serie – hanno ceduto il posto a piatti ben più studiati e calibrati.
Ma intanto la pachidermica foresta calabrese corre. Oltre alle bollicine, qui il futuro parla di un gin che sa di torba della Sila. È come se il racconto venisse arricchito dal tocco delle nuove generazioni, trenta-quarantenni che convivono con i vecchi “casari” del luogo e gli epigoni di un’ospitalità secolare: vicino alla stazione di Camigliatello (da qui passa un pittoresco trenino, reso unico dalla stazione a scartamento ridotto più alta d’Europa), la famiglia D’Amico ha appena festeggiato i primi settant’anni di ristorazione di Aquila&Edelweiss. Anche la Tavernetta di Pietro Lecce e della moglie Denise, sulla strada per il lago Cecita, nasce esattamente 70 anni fa: già alimentari e stazione di passaggio, in questo 2018 festeggia due volte perché soffia sulle 30 candeline della ricetta dei ravioloni di porcini al tartufo. Dalla signora Carolina, mamma di Pietro, siamo arrivati alla terza generazione, con Biagio, Emanuele e Carolina junior. Figlie d’arte sono anche le sorelle Alessandra e Federica Falcone, cognome che da queste parti significava solo carne ma oggi è pure un bistrot sul corso principale di Camigliatello: "La trasparenza è il nostro motto… chi meglio di un padre chianchiere?", sorridono le sorelle commentando una foto del padre macellaio che espone fieramente una sanguinolenta bistecca di podolica. Nella macelleria hanno trovato una nuova vita anche tre ragazzi, migranti salvati Sea Watch nel 2017: "La nostra nuova vita da macellai della Sila")
Sono 4 invece le generazioni di pastori che la famiglia Grillo ha finora schierato nella transumanza dalla Sila allo Jonio: 55 chilometri di tratturi fra la montagna e Rossano, poi, a giugno, il ritorno con le pecore appena tosate. Oggi la tradizione della pastorizia – su cui peraltro è aperto un dossier Unesco – si è evoluta nella produzione di formaggi e latticini, mentre nella Fattoria Biò, dove pecore e capre si affiancano alle razze autoctone di bovini e suini allevati allo stato semi-brado, i Grillo coltivano grano e non solo. La patata Igp, che oggi supera i confini regionali ed è presente nella grande distribuzione grazie a produttori finalmente consorziati, è la regina dei piatti proposti nell’agriturismo da Mario Grillo, "agrichef"» che ha lasciato la banca per tornare da papà Tommaso, all’azienda di famiglia. Francesco, uno dei 4 fratelli, il giorno di San Valentino fa gli auguri all’asina sui social: se non è amore questo. I prodotti della Fattoria Biò si trovano, oltre che in azienda, nei punti vendita di Rossano e Cosenza. Nel capoluogo bruzio si può optare anche per l’Alta Gastronomia Campanaro 1935, altro marchio storico e pluridecennale sinonimo di gusto con radici ben piantate a Camigliatello.
La Sila è in realtà tre montagne assieme. Foresta una e trina. Con la Grande – quella a maggiore vocazione turistica – ci sono la Greca, che guarda allo Jonio, e la Piccola, propaggine catanzarese che sul versante tirrenico ingloba un habitat unico come il Reventino: zona di tartufi e nicchie da visitare come la Rosa nel bicchiere a Soveria Mannelli, dal titolo di una poesia del lametino Franco Costabile che ricorda un’usanza di ospitalità e accoglienza praticata dalle donne di un tempo.
Ma la nuova centralità della foresta amata dai romani come dai viaggiatori del Grand Tour è dimostrata dalla prospettiva – per ora solo una chimera – di un mega impianto di campi da golf: facendo leva su una norma regionale da poco approvata, il club che potrebbe trovare spazio in Sila (al momento sarebbero 2 i luoghi individuati dall’immobiliarista italiano, newyorkese d’adozione, Guido George Lombardi) potrà rivolgersi a utenti da tutta l’area mediterranea, dal momento che «ben il 32% di 25 milioni di golfisti ha cancellato dal proprio itinerario Turchia, Egitto e Tunisia per i noti problemi geopolitici», ha detto il consigliere regionale Orlandino Greco, primo firmatario della legge. Non che serva il golf per una vacanza unica: tra cibo, natura, sport e benessere c’è solo da scegliere, alla faccia di chi dice che «in Sila non c’è niente».