Chi vincerà? Chi conquisterà foodies (i pochi veri e i tanti sedicenti) viziati ? Chi farà innamorare palati pop? Chi avrà la meglio tra i cuochi rampanti scesi in campo nelle ultime settimane? Luciano Monosilio, barbuto inventore della Carbonara 2.0 venduta profumatamente al grammo tipo coca, per oltre dieci anni partner inseparabile di Alex Pipero? O Ciro Scamardella, l’enfant prodige sceso in agosto dai Parioli proprio alla corte di Alex Pipero nel cuore della Chiesa Nuova?
E’ una domanda retorica, la nostra, perché sotto il cielo di Roma non solo c’è una gran fame di novità enogastronomiche, ma si coglie un enorme bisogno di pensieri liberi, di fantasie capaci di aiutarci a liberare occhi, naso, palato e mente da una città schiacciata dalla nuvola scura che la “monnezza” alimenta, e governata da un gruppo di persone che definire dilettanti allo sbaraglio è un eufemismo. In cucina non si scherza. E chi scherza “zompa”! Un rischio che i due non corrono, pur preoccupandosi entrambi di manifestare stima e rispetto reciproco. Come quando finisce un amore, passata una più o meno lunga fase di malinconia e solitudine, ci si ricarica e si riparte. Ognuno a modo proprio. Ciro lascia la bomboniera inventata da Roy Caceres nel quartiere borghese per antonomasia, a poche centinaia di metri da Piazza Euclide, e conquista il salone d’onore affacciato sul Corso Vittorio Emanuele, la storica arteria che collega l’Argentina a San Pietro. Luciano invece si sposta di poco, verso la Cancelleria. Un passeggiata, che nella sua idea di cucina segna però il viaggio verso un altro continente.
Mentre il ragazzo di Bacoli dai lunghi baffi spioventi mostra tecnica e mano sicura nello sviluppo di una offerta da gourmet (e il suo patron anticipa la conquista di prestigiose stelle Michelin) che ha potuto coltivare a Metamorfosi, la vera metamorfosi interiore è il ragazzo di Albano Laziale a compierla. Dissolte le insopportabili e leziose “frocerie” del Rex, esplode la radice verace e un po’ burina che gli ha fatto guadagnare il titolo di “The King of Carbonara” e che lo ha trasformato in prigioniero della sua stessa fama. E’ la Carbonara che si è portato appresso assieme al rigatone broccoletti, salsiccia e spuma di pecorino, a dominare il menu della sua nuova trattoria.
Ha voglia di raccontare, sotto lo sguardo attento di Alex. Così come ha voglia di raccontare Monosilio, che per la prima volta naviga in proprio, centotrenta coperti tra la sala e il dehors nella piazza del Teatro di Pompeo (sarà sempre troppo tardi quando il Comune la libererà da bancarelle e camioncini…). Per lui parla la svolta pop: di là si azzanna la sgocciolante bufala di Barlotti? E qua invece si parte con tre asciuttissime polpette di bollito, col supplì e soprattutto con la pizza, anzi LE pizze a canotto tanto aeree quanto saporite, affidate al genio cilentano di Elio Santosuosso, già nella scuderia di Giancarlo Casa. Di là una ricetta che sa di antico: una tiratissima bavetta Di Martino con baccalà e polvere delle coppiette (maiale anziché bottarga). Di qua una tiratissima tagliatella al ragù. Di là piccione e presa di maiale, di qua scottadito d’agnello e galletto arrosto! Un costante ping pong che vi consigliamo di giocare, tanto più che la distanza tra i locali è minima.
E se non volete assaggiare tutto, perché – diciamoci la verità – confronti e paragoni risultano sempre imperfetti, su un piatto potete azzardare il test. Il dolce. Simili i nomi: torta di ricotta, cioccolato, visciole; ricotta, cioccolato bianco e amarena. Indovinate chi fa cosa. E soprattutto divertitevi, ché troverete ampia soddisfazione alla tavola dell’uno o dell’altro. O magari in entrambe!