Banco Vini e Alimenti, il riuscito ibrido che sfugge alle definizioni
Eleonora Cozzella
Torino: un po' enotavola e un po' bistrot, servizio e cucina giovani per una serata che si avrà voglia di ripetere. Seguici anche su Facebook
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
Ci sono locali che rifuggono alle definizioni o che comunque ne tracimano come un fiume esonda dagli argini. Non a caso non lo hanno chiamato trattoria né bistrot, ma nemmeno enoteca o bar/pub. Allora inutile cercare di rinchiuderlo in un nome, mentre è molto meglio godersene il contenuto.
C’è un po’ di tutto questo al Banco Vini e Alimenti di via Mercanti a Torino: del bistrot l’atmosfera, i tavoli vicini con tanto di tavolo sociale e alcuni posti all’esterno, "fuori bottega"; a cavallo tra il bistrot e il pub l’arredamento – giusto mix di design ricercato e (apparentemente) casuale scelta di oggetti – incluso il bel bancone in legno e marmo e la selezione di birre; della trattoria il servizio affabile e informale e i bei taglieri di formaggi e salumi; dell’enoteca (scontato a dirsi) il vino o meglio ancora la passione per il vino. Poi c’è il momento cocktail della piccola ma soddisfacente carta dei drink.
La cucina? Se fossimo in Francia sarebbe un bell’esempio di bistronomie. Sul legno nudo arrivano sia stuzzichini per accompagnare un calice d’aperitivo (e infatti in carta indicano che sono disponibili dalle 18,30), sia piatti (dalle 19,30) che rivelano ricerca, tecnica, competenza. Si spazia così dai bocadillos – se quello con maiale con salsa piccante e menta è gustoso, l’altro con lumache metodo Cherasco, mandorle e salsa verde ai porri è strepitoso – ai cuculli, ossia frittelline lievitate di farina di ceci, da zuppare in un intingolo piccante che potrebbe creare dipendenza, dalla terrina di carni (tra cui il fegatino di pollo si sente che è una meraviglia) e pistacchi con cipolla in agrodolce al crostino burrosissimo di acciughe del Cantabrico.
Poi la carta più “importante”. Dalla cucina a vista i ragazzi spadellano e saltano ortaggi. Arrivano animelle da manuale, morbide dentro e leggermente croccantine fuori, con salsa curry verde e insalatina riccia, poi cappellacci (bella gialla e porosa la pasta) di coniglio alle erbette spontanee e fave. Non mancano le opzioni di mare, come il polpo in doppia cottura su un letto di tartare di melanzane e spinaci o le patate rosse e gialle, piccole, cotte arrosto con la buccia, con ricci di mare.
Tra i dolci, i più gettonati sono la panna cotta ai mirtilli o il sorbetto di fragole con lavanda e avena croccante. Un capitolo importante sono i vini, per lo più i cosiddetti "naturali", ma non solo, divisi nelle categorie di bianchi, rossi, rosati, arancioni. Con i consigli giusti, è bello andare alla scoperta di piccoli produttori di Piemonte, Italia e Oltralpe, tra un simpatico Frizzi Pop veneto rifermentato in bottiglia e un orange della Loira che, omaggiando Édith Piaf, si chiama "Je t'ai dans la peau". Come la passione per il buon vino.