SE c'è una persona che ha contribuito in maniera determinante a modellare il mondo in cui noi oggi viviamo è Federico Faggin, italiano, nato a Vicenza, fisico e, soprattutto, padre del primo microchip. Capo progetto nella realizzazione dell'Intel 4004, il primo microprocessore mai realizzato, Faggin firmò anche la nascita del Z80 ancora oggi ampiamente utilizzato. Chi meglio di lui, quindi, può dirci quale sarà il futuro dei chip e, in qualche modo, delle tecnologie che noi oggi usiamo? Ospite a Bologna della prima Conferenza internazionale sulla scienza del pensiero creativo organizzata dal Marconi Institute for Creativity (MIC), in contemporanea con la consegna del prestigioso Marconi Prize, Faggin ha risposto ad alcune delle nostre domande.
L'arrivo dei chip a 64 bit sugli iPhone è un cambiamento "radicale" o solo un miglioramento?
"Direi che è un miglioramento evolutivo non rivoluzionario. D'altra parte se pensa che il personal computer è passato dai16 ai 64 bit e nessuno o pochi se ne sono accorti. Certo un chip più potente permette di fare un maggior numero di cose e di fare quelle vecchie meglio di prima. Ma la cosa veramente interessante è che Apple si sia fatta il chip per conto suo, non dovendo più essere al servizio dei chip degli altri, rendendosi completamente autosufficiente. E questo gli consente, a parte l'evidente riduzione di costi, il controllo del proprio futuro invece di lasciarlo ad altre aziende, e la differenziazione dalla concorrenza. E' questo il vero valore dell'A7, nel tempo Apple sarà più libera, potrà seguire la propria direzione senza essere condizionata dai microprocessori degli altri".
Libera in che cosa, soprattutto?
"Con un chip di propria produzione si possono gestire meglio le cose che contano, come ad esempio la potenza dissipata. Per un dispositivo mobile è fondamentale gestire al meglio l'energia della batteria, se hai un telefono che dura per tre o trenta ore la differenza l'avverti. Il chip è tra quelli che dissipano di più insieme al display, se si ha controllo su queste cose puoi trovare dei compromessi interessanti per il prodotto".
Gli smartphone sono arrivati allo stadio finale di evoluzione?
"Diciamo che in futuro vedremo "more of the same". Il livello è già molto alto, la personalità di queste macchine è ben delineata, nel tempo non cambieranno molto".
Quindi dovremmo attenderci delle novità, qualcosa che potrebbe sostituire lo smartphone?
"No, non credo, non siamo al punto in cui si creerà rapidamente una nuova categoria, com'è stato quando è arrivato l'iPhone. Certo l'integrazione tra pc e telefono andrà avanti e potremo vedere delle cose interessanti".
La tecnologia "wearable", gli smartwatch, i Google Glass...
"Ci sono ogni giorni nuovi annunci, ma sono tutte cose che faranno parte del nostro futuro, non sono in grado di cambiare in maniera radicale il nostro presente, com'è stato con il computer o con gli smartphone. Magari tra qualche anno la tecnologia sarà pronta per un nuovo balzo in avanti. Insomma avremo ancora qualche anno da aspettare, nel frattempo i grandi colossi delle tecnologie faranno esperimenti su cose davvero nuove. Del resto crede che se avessero davvero delle novità rivoluzionarie ancora in sviluppo ne parlerebbero? Chi le ha se le tiene..."
Quando ha creato il primo microchip pensava si sarebbe arrivato a questo?
"Tutto quello che immaginavamo si è realizzato, adesso siamo alla sperimentazione di nuove forme espressive, e tutto sarà da inventare ancora".
L'arrivo dei chip a 64 bit sugli iPhone è un cambiamento "radicale" o solo un miglioramento?
"Direi che è un miglioramento evolutivo non rivoluzionario. D'altra parte se pensa che il personal computer è passato dai16 ai 64 bit e nessuno o pochi se ne sono accorti. Certo un chip più potente permette di fare un maggior numero di cose e di fare quelle vecchie meglio di prima. Ma la cosa veramente interessante è che Apple si sia fatta il chip per conto suo, non dovendo più essere al servizio dei chip degli altri, rendendosi completamente autosufficiente. E questo gli consente, a parte l'evidente riduzione di costi, il controllo del proprio futuro invece di lasciarlo ad altre aziende, e la differenziazione dalla concorrenza. E' questo il vero valore dell'A7, nel tempo Apple sarà più libera, potrà seguire la propria direzione senza essere condizionata dai microprocessori degli altri".
Libera in che cosa, soprattutto?
"Con un chip di propria produzione si possono gestire meglio le cose che contano, come ad esempio la potenza dissipata. Per un dispositivo mobile è fondamentale gestire al meglio l'energia della batteria, se hai un telefono che dura per tre o trenta ore la differenza l'avverti. Il chip è tra quelli che dissipano di più insieme al display, se si ha controllo su queste cose puoi trovare dei compromessi interessanti per il prodotto".
Gli smartphone sono arrivati allo stadio finale di evoluzione?
"Diciamo che in futuro vedremo "more of the same". Il livello è già molto alto, la personalità di queste macchine è ben delineata, nel tempo non cambieranno molto".
Quindi dovremmo attenderci delle novità, qualcosa che potrebbe sostituire lo smartphone?
"No, non credo, non siamo al punto in cui si creerà rapidamente una nuova categoria, com'è stato quando è arrivato l'iPhone. Certo l'integrazione tra pc e telefono andrà avanti e potremo vedere delle cose interessanti".
La tecnologia "wearable", gli smartwatch, i Google Glass...
"Ci sono ogni giorni nuovi annunci, ma sono tutte cose che faranno parte del nostro futuro, non sono in grado di cambiare in maniera radicale il nostro presente, com'è stato con il computer o con gli smartphone. Magari tra qualche anno la tecnologia sarà pronta per un nuovo balzo in avanti. Insomma avremo ancora qualche anno da aspettare, nel frattempo i grandi colossi delle tecnologie faranno esperimenti su cose davvero nuove. Del resto crede che se avessero davvero delle novità rivoluzionarie ancora in sviluppo ne parlerebbero? Chi le ha se le tiene..."
Quando ha creato il primo microchip pensava si sarebbe arrivato a questo?
"Tutto quello che immaginavamo si è realizzato, adesso siamo alla sperimentazione di nuove forme espressive, e tutto sarà da inventare ancora".