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La nuova Ue punta sul digitale. Lo dicono le nomine

Il tedesco Gunter Oettinger ha avuto la delega all'economia digitale. Voluto fortissimamente dalla cancelliera Merkel
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CI SONO nove donne in quella Commissione Juncker, ma è il nome maschile di Gunter Oettinger a dirci in che direzione guarda la donna più influente dell'Ue, Angela Merkel. Il commissario tedesco Oettinger conquista la delega all'economia digitale: questo è un primo segnale palese che a Bruxelles l'importanza del digitale non sfugge più quasi a nessuno. Almeno chi gestisce il potere non la può ignorare. E lei, la cancelliera che aveva affrontato Barack Obama dopo lo scandalo Datagate, che ha estromesso il capo della Cia a Berlino e il cui telefonino era sotto controllo, nel totonomine ha puntato i suoi dadi sul digitale e sul nome del compagno di partito. Il sessantunenne della CDU era  già stato commissario all'energia nel mandato Barroso, peraltro provocando scandalo (e un'interpellanza parlamentare europea) con la sua proposta che i Paesi Ue con eccessivo deficit di bilancio esponessero la bandiera a mezz'asta. Sua anche la presa di posizione per il commissariamento della Grecia.

Sarà lui quindi, l'uomo del digitale. Ma non solo: perché tra i sette vicepresidenti scelti dal lussemburghese Juncker c'è anche il liberale Andrus Ansip, l'ex premier estone che ora dovrà gestire la questione del mercato unico digitale. Insomma per una commissaria uscente, Neelie Kroes, arrivano un commissario all'economia digitale e un super-commissario al mercato unico digitale. Se Bruxelles vi sembra ancora distante, date un'occhiata ai vostri schermi: l'Unione europea assumerà un'influenza sempre più forte sull'universo delle vostre abitudini in rete. Juncker l'aveva dichiarato già nelle linee guida di luglio, insistendo sulla creazione di un mercato digitale unico e pronosticando, grazie a questo, 250 miliardi extra di crescita nel suo mandato. Anche se, annunciava, le prime azioni forti arriveranno nei sei mesi iniziali: concludere i negoziati per una regolazione comune della protezione dei dati, rendere più ambiziosa la riforma delle telecomunicazioni, modernizzare le regole per il copyright sono tra le priorità del Presidente Juncker.

Tutte parole, per ora - e che fanno seguito a quelle già pronunciate nella campagna elettorale europea, in cui tanto l'attuale leader della Commissione quanto i suoi competitor avevano usato il "digitale" come parola magica nei dibattiti fra candidati alla Commissione.  "Il mercato digitale europeo creerà 3 milioni di posti di lavoro", sosteneva Juncker. "Bisogna puntare sugli investimenti per il digitale", incalzava il socialdemocratico Martin Schulz. "Bisogna attrarre Google in Europa", chiosava il liberal Guy Verhofstadt aggiungendo una nota di attenzione per  "il diritto alla riservatezza dopo il Datagate". Ma le nomine di oggi sono un primo fatto incontrovertibile che il digitale è protagonista nell'Unione che è, e che sarà. Perché, e in quale direzione, è un'altra storia.