Italian Tech

Jay Stevens di Rubicon Project: "Ecco come cambia il digital advertising"

Un mercato in forte crescita e costante evoluzione con nuovi formati e tecnologie sempre diverse. Ne abbiamo parlato con il General Manager di una delle aziende leader del settore
2 minuti di lettura
JAY STEVENS è il General Manager di Rubicon Project, una delle aziende leader nel campo del digital advertising, un territorio di frontiera importantissimo, per il mondo dell'editoria ma anche per le aziende, mercato in forte crescita ma anche in costante evoluzione, tecnologica e creativa. Nascono nuove forme di pubblicità, di interazione con i lettori, con tecnologie sempre diverse e formati innovativi, che sempre più prendono il posto dei vecchi formati. Soprattutto quando si parla di strumenti nuovi, come lo smartphone, o dei prossimi device digitali. Ecco arrivare il "native advertising" o nuovi meccanismi di automazione, che cambiano, o promettono di cambiare, radicalmente il mercato della pubblicità e il nostro modo di fruirla sui media digitali.

Signor Stevens, come sta cambiando il mondo della pubblicità digitale?
"Sta cambiando in molti modi, ma la dinamica principale a cui assistiamo è il passaggio al trading programmatico e l'abbandono dell'inserimento cartaceo degli ordini. Il mercato dell'advertising digitale sta evolvendo in maniera analoga ai mercati azionari, che negli Anni 80 e 90 sono passati al trading elettronico".

Quali sono i vantaggi nell'automazione dell'advertising?
"Grazie all'automazione l'intero processo di trading diventa molto più efficiente, con una conseguente maggiore efficacia degli investimenti dei brand sui media e la riduzione delle spese di gestione per venditori e acquirenti. Di conseguenza confluiscono in questo canale più investimenti degli editori, consapevoli che una quota maggiore dell'investimento andrà ai media".

Quali sono i motivi della crescita del native advertising, specialmente nel mobile?
"Il native advertising è un formato in crescita, specialmente nel settore mobile, grazie alla natura del coinvolgimento dell'utente in questo canale e alle minori dimensioni dello schermo. Il native advertising consente di offrire pubblicità contestuali più interessanti per l'utente e un ritorno più elevato per il brand. I banner tradizionali di formato standard sono meno accattivanti nell'ambiente mobile".

Come è nata la Pangaea Alliance e quali sono le sue prospettive?
"La Pangaea Alliance, guidata da The Guardian, riunisce The Economist, CNN International, Reuters e Financial Times. È nata principalmente dal desiderio di creare un pool globale di inventari premium, offrendo ai brand sicurezza e un'audience molto ampia. Questi editori di lingua inglese raggiungono insieme oltre 170 milioni di visualizzazioni uniche in tutto il mondo, dando vita a uno degli scenari di advertising di più alta qualità per i deal privati a livello globale. Pangaea è già la sesta collettiva di editori realizzata grazie a Rubicon Project: come le altre fornisce ai partecipanti ampia portata, segmenti di audience su larga scala e, ancor più importante, la possibilità di effettuare il trading programmatico. Questi sono i tre pilastri che hanno consentito a Google e Facebook di crescere così tanto in tutto il mondo e che possono consentire ai proprietari di media tradizionali di competere efficacemente con i due colossi".

Cosa sta dimostrando l'esperienza di Rubicon Project rispetto ai partner: il cambiamento è in atto? E rispetto all'azienda in generale?
"Abbiamo visto una crescita significativa nel mondo perché gli editori si sono resi conto dei vantaggi del trading programmatico. Ora lavoriamo con oltre 800 editori premium da più di 40 paesi nel mondo. La nostra piattaforma mette il loro inventario a disposizione di oltre 100mila brand che cercano audience specifiche, in altre parole, molti più acquirenti di quelli che i loro team di vendita possono sperare di assistere".