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Addio Millennial, fate largo agli Yuccie

Il loro nome sta per Young Urban Creatives, giovani creativi urbani, e negli Stati Uniti si stanno sostituendo a Millennial e Hipster. Spendono il 43% dei loro guadagni in cibo e tecnologia, vogliono la totale libertà creativa e non si accontentano di un lavoro tradizionale. E nella lista delle 99 cose che amano di più ci sono i profili Instagram dei propri animali domestici e la parola "problematico"
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AVEVAMO fatto appena in tempo ad abituarci all'uso di neologismi come Millennial e X-Generation per definire i nuovi tipi sociali emergenti, che già un'altra tribù generazionale si appresta a sostituirli.

Si sa, i media, soprattutto quelli statunitensi, amano gli acronimi. In particolare se possono usarli per definire un'intera generazione, con i suoi principi, le sue idiosincrasie, le sue luci e le sue ombre. E così addio Yuppie, addio Hipster, fate largo agli Yuccie: Young Urban Creative, ovvero i giovani creativi urbani. Il futuro del dibattito sui valori sociali appartiene a loro.

E pensare che fino a qualche mese fa il termine non esisteva nemmeno. Adesso se si fa una ricerca su Google ci si imbatte in oltre mezzo milione di risultati mentre i media tradizionali fanno a gara a chi gli dedica il maggior numero di colonne. Infatti da quando David Infante, il collaboratore dell'Huffington Post al quale si deve la creazione del neologismo, ha pubblicato un articolo sull'argomento sul sito di Arianna Huffington, la stampa americana e i commentatori si sono scatenati in una sorta di caccia allo Yuccie. Producendo servizi speciali, analisi statistiche e inchieste radio-televisive che cercano di definirne le abitudini, individuare le ragioni che li motivano e i luoghi che frequentano, quello che mangiano, chi sono i loro amici e sopratutto cosa consumano.

Ma chi sono gli Yuccie? A sentire quelli che ne scrivono sono figli della cultura edonistica emersa dalla Grande Recessione. Sono utilitaristi per cultura. Vogliono la totale libertà creativa, come i Millennial, ma che non si parli di sacrifici filo-artistici per carità. Soprattutto quando si arriva alle scelte finanziarie e alle ristrettezze che comporta una vita vissuta da bohémien o da dipendente di qualche corporation. Così finiscono col lavorare sodo, in lavori di tipo creativo piuttosto che di profilo artistico, per lanciare le loro idee.
 
"Secondo la mia definizione gli Yuccie non si caratterizzano per la loro ricchezza, o per l'assenza di questa", dichiara Infante, "ma dalla relazione che corre tra questa e la loro creatività. In altre parole vogliono essere remunerati per le loro idee, non per avanzare quelle di qualcun altro".
 
A dare forma alle enunciazioni teoriche di Infante, ci pensa il Millennial Survey. Studio annuale di carattere socio-economico della Deloitte Global, braccio internazionale della Deloitte & Touche, una delle principali think-tank americane. Secondo il Millennial Survey 2015 gli Yuccie sarebbero quel 12% dei Millennial che invece di andare a lavorare per una compagnia preferiscono lanciare una propria iniziativa. E quando finiscono per lavorare per un'azienda tradizionale, il 72% ritiene che questa non faccia un uso accorto delle loro abilità, mentre oltre il 53% mira a diventare il leader dell'organizzazione. Le cifre sono ancora più stridenti se si considerano le differenza tra gli Yuccie dei paesi emergenti, dove il 65% dichiara di mirare proprio a questo obbiettivo e quelli dei paesi avanzati, dove solo il 38% si pone una tale meta. Anche l'attrattiva di lavorare per una grande azienda ha perso il lustro che aveva nel passato, quando l'aspirazione era quella di trovare il posto fisso. E soprattutto tra gli Yuccie dei paesi emergenti che per il 51% aspirano a diventare i capitani della propria azienda.
 
"Il messaggio è chiaro: questi giovani non sono interessati solo al prodotto e ai profitti ma anche a come l'azienda contribuisce allo sviluppo sociale e al loro sviluppo personale", ha dichiarato Barry Salzeberg, Ceo di Deloitte Global. "Questi risultati dovrebbero dare una scossa alla comunità affaristica, particolarmente nei mercati sviluppati, convincerli a darsi una mossa per non rischiare di ritrovarsi nella polvere".
 
Al contrario dei Millennial, gli Yuccie non amano i tatuaggi, il più delle volte il loro credito è ottimo, e oltre all'assicurazione medica hanno anche quella del dentista. Si contraddistinguono per i pantaloni da ginnastica da 80 dollari al paio. La birrra artigianale da 15 dollari a bottiglia. Il legno riciclato. Il fai da te. I viaggi verso le nuove mecche della musica e della cultura digitale: San Diego, Seattle, Austin, Silicon Beach, Burning Man, Coachella. Possiedono più di una copia di Freedom di Jonathan Franzen, seguono corsi di pittura, amano il serial Seinfeld e comprano l'edizione domenicale del New York Times ma non ne leggono mai le notizie.

Buzzfeed, uno dei piu seguiti media giovanili statunitensi - che da poco si è aperto al giornalismo serio - ha addirittura pubblicato una lista delle 99 cose che gli Yuccie amano di piu. Tra queste figurano la parola problematico, aggiungere extra avocado all'insalata, creare un profilo Instagram per il proprio animale domestico, prendere in giro le persone che hanno una email Yahoo, il vino rosé, i rapper Drake e Ludacris, viaggiare con Uber piuttosto che prendere un taxi, Google Chrome, disprezzare Taylor Swift per poi innamorarsene pazzamente, non possedere una stampante a casa e lamentarsi del fatto che tutti quanti si stanno sposando. Le donne nello specifico prediligono fare shopping su Etsy, la ginnastica alla sbarra e lo yoga tantra.

Il San Francisco Chronicle, il maggiore quotidiano del Nord della California, ha anche compilato una lista dei lavori approvati dagli Yuccie. Includono professioni come la consulenza sociologica per il coordinamento di campagne pubblicitarie su Instagram a favore di marchi che promuovono nuovi stili di vita, guidare per Uber in cambio d'erba e di prodotti per il proprio animale domestico, o gestire negozi di ottica che vendono esclusivamente occhiali sostenibili. Quelli di bambu vanno per la maggiore.

E se gli Hipster preferiscono Brooklyn, gli Yuccie guardano maggiormente alla California. "Mentre quelli di Los Angeles pongono l'accento sugli stili di vita e il benessere, a San Francisco sono ossessionati da quello che mangiano", scrive il Times di Londra. E tenendo conto che spendono il 43% del loro reddito in cibo e tecnologia, non si tratta di preferenze da poco. Il Times sottolinea inoltre che, mentre nel passato avrebbero svolto lavori come musicista, avvocato o cuoco, per fare alcuni esempi, adesso ti allungano una carta da visita che recita maker, una definizione abbastanza vaga da includere qualsiasi schema per arricchirsi velocemente.

"Essere uno Yuccie è sinonimo di un cinismo egocentrico che puo esistere solo in assenza di disagio economico", scrive Infante. "È il lusso di poter scegliere le proprie battaglie". Non a caso i loro eroi sono Alison Moshart, Jack White, Beyoncé, Zoella e Mark Zuckeberg, che ricambia l'affetto di cui lo ricoprono non mancando mai l'occasione per poterne parlare positivamente.

Secondo lo statunitense Refinery29 in un'economia talmente in flusso come quella post Great Recession, le scelte degli Yuccie appaiono comprensibili e forse offrono le migliori opportunità per poter sopravvivere e prosperare, concludendo però che non si può negare che c'è un che di triste in questo modello.