Le biciclette elettriche sono diventate una presenza stabile e sempre più visibile nelle città italiane. Da alternativa di nicchia sono passate, in pochi anni, a essere uno dei mezzi più scelti per gli spostamenti quotidiani, per non parlare di come hanno cambiato il mondo delle consegne. Una transizione che ha accompagnato il cambiamento delle abitudini urbane, l’attenzione alla sostenibilità e la ricerca di soluzioni concrete per evitare il traffico. L’offerta è cresciuta in modo esponenziale, con modelli sempre più accessibili e dotazioni sempre più simili a quelle di piccoli scooter elettrici.
La Engwe Engine Pro 2.0 si inserisce in questo scenario con una proposta solida e ben costruita, pensata per chi cerca una bici elettrica stabile, comoda e completa, con un prezzo di 1449 euro, sconto più sconto meno, che si posiziona poco sotto la fascia premium, ma ne incorpora molte caratteristiche. Il design è compatto e muscoloso: ruote fat da 20x4 pollici, telaio pieghevole in alluminio, doppia sospensione e portapacchi integrato. Perfetta anche per corporature più robuste.
In città si comporta bene e vi permetterà di affrontare anche buche, radici o marciapiedi bassi senza problemi, ma è adatta anche a tratti sterrati leggeri o percorsi misti. La posizione in sella è comoda e personalizzabile.
Motore e batteria
Il motore ha una potenza di 750W, con picchi fino a 1200W e coppia massima di 75Nm. La potenza viene modulata da un sensore di coppia, una soluzione più evoluta rispetto ai più comuni sensori di velocità che si trovano in questa fascia di prezzo. Vuol dire che l’assistenza elettrica si adatta in base all’intensità della pedalata, rendendo la guida più naturale e progressiva.
Nel traffico questo vi permette di modulare con efficienza lo sforzo se volete trovare il punto di equilibrio tra il fare un po’ di esercizio fisico senza per forza arrivare grondanti di sudore. Oppure volendo potete pedalare al minimo e lasciare che sia il motore elettrico a fare il grosso del lavoro.
Il sistema è alimentato da una batteria da 832Wh, 52V e 16Ah, estraibile e ricaricabile separatamente in circa sei ore con il caricabatterie fornito in dotazione. L’autonomia dichiarata raggiunge i 110 km in modalità eco, ma nell’uso urbano reale – con frequenti ripartenze, salite, stop and go e qualche tratto in modalità solo elettrica – ci si assesta in media tra i 60 e gli 80 km.
La differenza la fa anche la modalità di utilizzo: chi sceglie di sfruttare la bici alla massima potenza noterà ovviamente un calo più rapido della batteria. In un uso pendolare quotidiano per un tratto non troppo lungo è capitato di ricaricarla dopo circa una settimana.
È proprio in questo contesto che entra in gioco una delle questioni più delicate e attuali per il mondo delle e-bike: lo sblocco delle limitazioni software. Come molti altri modelli simili, anche la Engwe Engine Pro 2.0 può essere facilmente modificata per superare il limite di 25 km/h imposto dalla normativa europea.
Un blocco che stacca l’assistenza non appena si raggiunge tale velocità (che ovviamente potete superare se siete ciclisti allenati, ma solo pedalando). In modalità “full power”, si arriva intorno ai 45 km/h, con conseguenze dirette sia sull’autonomia (che cala sensibilmente) sia sulla legalità della circolazione: in teoria, una bici sbloccata non dovrebbe più essere considerata tale, ma un ciclomotore a tutti gli effetti.
Su strada
A livello di guida, la bici si dimostra sempre stabile e adatta anche ai principianti. Le sospensioni assorbono bene le irregolarità dell’asfalto, i freni idraulici rispondono con precisione e il display LCD centrale fornisce tutte le informazioni essenziali.
I comandi sono intuitivi, anche per chi non ha molta esperienza con le bici elettriche. Considerando lo stato in cui spesso si trovano le ciclabili, la Engine Pro 2.0 rappresenta un’ulteriore sicurezza di arrivare sani e salvi.
Il tasto per poterla far avanzare senza pedalare si rivela ottimo per le partenze in salita, il cambio a otto marce è perfetto per l’uso urbano ed è giusto ricordare che, se proprio si scarica la batteria, comunque avrete una normale bici per pedalare, anche se un po’ pesante.
Non mancano infatti alcuni limiti. Il peso della bici è importante – oltre 30 kg – e la piegatura, seppur semplice dal punto di vista tecnico, non risolve del tutto il problema dell’ingombro. Una volta piegata, la bici resta un oggetto decisamente complesso da maneggiare e sollevare, anche perché non esiste alcun meccanismo di blocco per tenerla in questa posizione e tende ad aprirsi. È più adatta a essere caricata in macchina o tenuta in garage, anziché portata su per le scale o sui mezzi pubblici. A meno che non abbiate un ascensore bello capiente e nessuna rampa di scale all’ingresso.
Anche il montaggio iniziale può rivelarsi macchinoso: le istruzioni non sono sempre chiare, anche se c’è un video che può chiarire qualche dubbio, alcune viti sono difficili da raggiungere e l’assemblaggio di componenti come il portapacchi o i fanali, soprattutto quello posteriore, richiede attenzione e pazienza.
L’aiuto di qualcuno potrebbe risolvere parte del problema, soprattutto per quei pezzi che devono essere posizionati nel mondo più corretto, tipo il parafango. In altri casi invece lo spazio di accesso è veramente poco, anche con gli strumenti forniti nella scatola.
Infine, resta un dettaglio fastidioso: per attivare la bici è necessaria una chiave fisica, che deve restare inserita durante l’uso. La serratura si trova sotto il telaio, tra i cavi, in una posizione scomoda e poco pratica per un utilizzo quotidiano.
Una soluzione che appare superata, soprattutto per un modello che sotto altri aspetti risulta moderno e ben equipaggiato. Certo, con un po’ di pratica si riesce facilmente a centrare la serratura, ma può capitare di trovarsi in situazioni dove lo spazio è poco, ad esempio nell’intrico di una rastrelliera pubblica, e si perdono minuti preziosi andando alla cieca. Altro dettaglio che forse non avremmo disdegnato è la possibilità di ricaricare parte della batteria pedalando.
Ci piace
- Motore potente e sensore di coppia: guida fluida e progressiva, anche in salita
- Telaio robusto e sospensioni efficaci: comfort elevato anche su percorsi misti
- Buona autonomia reale: perfetta per l’uso quotidiano, anche con una sola ricarica a settimana
Non ci piace
- Peso elevato: oltre 30 kg, non adatta a scale o trasporti frequenti
- Piegatura non ottimizzata: ingombro notevole e assenza di blocco in posizione chiusa
- Chiave fisica scomoda: posizione poco pratica e soluzione tecnologicamente superata
In fine
Nel complesso, la Engwe Engine Pro 2.0 è una bici solida, ben progettata e con ottime prestazioni, ideale per chi cerca un mezzo elettrico da usare ogni giorno senza rinunciare a comfort e potenza e lo è anche al netto dei difetti sopraelencati. Una volta in strada, si dimostra una compagna affidabile, preziosa e piacevole da guidare, anche per chi è alle prime armi. Uno di quei prodotti che ti fanno ripensare completamente la mobilità urbana una volta che hai modo di provarla a fondo. Con una bici così non esiste il traffico e in alcuni casi nemmeno il rischio di arrivare in ufficio completamente sudati. Anzi, è molto probabile che riusciate a muovermi con maggiore confort e meno stress di chi sceglie l’auto e persino il motorino. In un mercato sempre più affollato, riesce a distinguersi per equilibrio, qualità costruttiva e una potenza che non passa inosservata.