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Gazzoli, Conti e un castello: lo spot per Sanremo Giovani creato con l’IA fa discutere

Gazzoli, Conti e un castello: lo spot per Sanremo Giovani creato con l’IA fa discutere

Un castello finto e due volti digitali: lo spot IA della Rai per Sanremo Giovani amplifica il dibattito su creatività e trasparenza nell’era dell’intelligenza artificiale

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“C’era una volta un castello reale… un po’ artificiale”.

Così si apre lo spot Rai per Sanremo Giovani, un piccolo racconto in chiave fantasy che ha come protagonisti il conduttore Gianluca Gazzoli e il direttore artistico del Festival, Carlo Conti, nei panni di re e cavaliere.

Peccato che, in realtà, nessuno dei due abbia girato davvero le scene della pubblicità. Entrambi sono repliche digitali, ricreate grazie all’intelligenza artificiale: volti e (forse anche) voci generati a partire da fotografie e campioni vocali degli originali.

Il risultato, per chi osserva con attenzione, include le tipiche incertezze degli algoritmi. I lineamenti dei protagonisti sono leggermente alterati, le loro voci un po’ slegate dal labiale.

Il promo, appena trenta secondi, mostra anche i difetti tipici dei video generati da strumenti come Sora 2 di OpenAI o Veo 3 di Google: piccole incongruenze nei movimenti, persone sullo sfondo che appaiono e poi scompaiono improvvisamente. In una scena Conti regge una spada con la mano sinistra sopra la destra. In quella successiva l’ordine delle mani è cambiato. Sono segni in realtà minimi, ma inequivocabili, della mano algoritmica.

Su X (ex Twitter) lo spot è diventato virale nel giro di poco. Gli utenti si sono divisi tra ironia e indignazione: c’è chi ride per l’effetto “low budget” e chi accusa la Rai di “sprecare” il canone per un prodotto che poteva essere realizzato dal vero.

Le critiche più feroci parlano di “AI slop”, espressione ormai comune per descrivere quella massa di contenuti digitali generati in fretta e senz’anima che popolano i social, come una nuova forma di spam visivo.

La Rai, dal canto suo, non ha negato l’uso dell’intelligenza artificiale. Anzi, lo ha ammesso con ironia nel voice-over iniziale. Ma nessuna etichetta visiva accompagna il video per segnalare la natura artificiale delle immagini, nonostante la nuova legge italiana sull’IA, approvata di recente, preveda proprio l’obbligo di trasparenza in casi come questo.