Siamo ormai preoccupati, e da molto tempo, delle grandi problematiche che il clima e di conseguenza il meteo terrestre stanno portando sul nostro pianeta. Anche se molto meno visibile, tranne con le spettacolari aurore boreali, c’è anche una meteorologia spaziale che da alcune settimane è piuttosto turbolenta. E non è legata a nessun cambiamento sul Sole, ma al suo normale ciclo di attività, che quando raggiunge la fase massima si agita e provoca quelle che sono note come “tempeste solari”, anche se il termine corretto è “tempesta geomagnetica solare”, perché legate a un disturbo del campo magnetico della Terra causato dall’attività del Sole.
Da alcune settimane se ne sono verificate alcune, registrate dai potenti strumenti a terra, e la prossima è prevista per il 5 febbraio, segnalata dal Centro NOAA, statunitense in collaborazione con le missioni di satelliti e sonde spaziali che studiano le interazioni Terra-Sole. Ma è in corso un dibattito da parte degli esperti sull’intensità di quella di domani. Sarà più o meno intensa delle precedenti?
Evento moderato? Per molti esperti no
La tempesta geomagnetica del 5 febbraio è legata a una potente eruzione solare avvenuta nelle prime ore del 2 febbraio. Un brillamento solare (che è una liberazione di energia sotto forma di radiazione energetica) di classe X 8.1 registrato alle 01:57 del 2 febbraio 2026 (ora italiana) ha scagliato nello spazio un’espulsione di massa coronale (CME) verso la Terra. Al momento, le previsioni ufficiali parlano di un evento moderato, classificato come G1. Eppure, per molti esperti potrebbe essere più intenso.
L’esplosione è forte perché associata a una CME, una gigantesca nube di plasma e campi magnetici scagliata nello spazio. Il tutto è causato da una macchia solare enorme (AR4366) e magneticamente instabile, che ha prodotto una raffica di eruzioni, comprese diverse di classe M e almeno due di classe X. La macchia solare si sta muovendo verso la zona centrale del disco solare, situazione che, secondo alcuni astrofisici, potrebbe far sì che i brillamenti potrebbero inviare le CME direttamente contro la Terra.
Secondo le previsioni attuali, il nostro pianeta verrà colpito solo di striscio. Ma per molti astrofisici, quando una CME non impatta frontalmente la magnetosfera terrestre, stimarne gli effetti diventa molto più complesso. Piccole variazioni nella velocità, nella densità o nell’orientamento del campo magnetico possono cambiare radicalmente l’intensità della tempesta geomagnetica.
I rischi per satelliti e telecomunicazioni
“È difficile fare previsioni certe su ciò che avverrà, e i dati possono cambiare nelle prossime ore - ci conferma Walter Ferreri, Astrofisico dell’INAF Osservatorio di Torino - una CME che deriva da un evento così potente non dà garanzie assolute di bassa intensità. Comunque al momento non vi sono particolari allarmismi, è un evento G1, mentre la scala va da 1 a 5”.
Infatti, quella dello scorso 20 gennaio era di scala G4, e non ha dato problemi di alcun tipo alla popolazione terrestre. Le vittime, di solito, sono altre, e sono tecnologiche.
Come sempre, di fronte a queste tempeste di forte intensità, vi sono disturbi ai satelliti, possibili fluttuazioni nei sistemi di navigazione GPS e telecomunicazioni e un aumento del rischio per alcune operazioni spaziali. Nulla che possa essere percepito direttamente dalla popolazione. Il caso più clamoroso di sempre fu l’improvvisa uscita dalla sua orbita della stazione Skylab della NASA, cento tonnellate che caddero dallo spazio in modo incontrollato mettendo in allarme le protezioni civili di mezzo mondo. Gli astronauti in orbita potrebbero registrare tramite i loro dosimetri un aumento della radiazione, ma nei limiti di sicurezza. Un altro problema può riguardare quelle rotte aeree che sorvolano ad alta quota zone del pianeta (verso i poli) maggiormente esposte, e quindi bloccare i sistemi elettronici dei velivoli. Ma non vi è alcun impatto diretto per la salute di chi sta a terra. In Italia la speranza è di assistere allo spettacolo delle aurore boreali. Eventi solari intensi, in passato recente, hanno regalato spettacoli visibili anche a latitudini insolite. In questo caso, però, gli esperti informano che non ci sono le condizioni per osservare l’aurora boreale dai cieli italiani. Servirebbe una tempesta di livello superiore, come quella del 20 gennaio, e un impatto molto più diretto della CME. Ma siccome le previsioni sono ancora, anche se minimamente incerte, tutto può accadere.