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IA e lavoro

Suleyman, capo di Microsoft AI: “Il lavoro dei colletti bianchi sarà automatizzato entro 18 mesi”

Suleyman, capo di Microsoft AI: “Il lavoro dei colletti bianchi sarà automatizzato entro 18 mesi”

Le parole dell’amministratore delegato di Microsoft AI, affidate al Financial Times, fanno discutere. La sua profezia non può essere ignorata: Suleyman è pur sempre il manager che guida la strategia IA di un colosso da 3.000 miliardi di dollari. Ma alcuni esperti, come il Nobel per l’economia Daron Acemoglu, sono più cauti: “Solo il 5% dei lavori può essere completamente svolto dall’IA”

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In una recente e discussa intervista rilasciata al Financial Times, Mustafa Suleyman, amministratore delegato di Microsoft AI, ha detto che i compiti svolti dai cosiddetti “colletti bianchi” [termine che identifica i lavoratori che operano prevalentemente in ufficio o davanti a un computer, come avvocati, contabili, project manager e specialisti di marketing] saranno quasi completamente automatizzati in breve tempo.

Un ultimatum per il lavoro intellettuale

“Il lavoro da colletti bianchi, quello svolto seduti davanti a un computer, vedrà la maggior parte di queste mansioni completamente automatizzate da un’intelligenza artificiale entro i prossimi 12-18 mesi”, ha detto Suleyman.

Questa accelerazione comprime una transizione che molti esperti ritenevano richiedesse decenni in una finestra temporale estremamente ridotta, ponendo - se la profezia di Suleyman si rivelasse fondata - governi e istituzioni di fronte a una complessa sfida di adattamento.

L’ascesa degli agenti autonomi

Il cuore di questa trasformazione risiede nel passaggio dai semplici assistenti digitali, come i chatbot che rispondono a domande o generano testi, ai cosiddetti “agenti IA”. Si tratta di sistemi software avanzati capaci di completare autonomamente flussi di lavoro complessi senza la necessità di una supervisione umana costante.

Un agente di questo tipo, per esempio, non si limita ad aiutare un avvocato nella stesura di una clausola, ma è in grado di gestire l'intera revisione di un contratto, confrontarlo con migliaia di precedenti legali e finalizzare il documento.

Suleyman ha spiegato che Microsoft sta investendo nello sviluppo di quella che definisce una “AGI di grado professionale”. L’AGI, o intelligenza artificiale generale, è un sistema teorico capace di eguagliare o superare l'intelletto umano in una vasta gamma di attività cognitive, e la sua applicazione pratica nel settore aziendale rappresenta uno degli obiettivi primari del colosso di Redmond.

“Creare un nuovo modello sarà come realizzare un podcast o scrivere un blog - ha detto il capo dell’IA di Microsoft -. Diventerà possibile progettare un’intelligenza artificiale su misura per le esigenze di ogni organizzazione istituzionale e di ogni individuo sul pianeta”.

La strategia dell'autosufficienza tecnologica

Dietro queste dichiarazioni si nasconde un importante cambio di rotta strategico per Microsoft.

L'azienda sta infatti puntando verso una “vera autosufficienza nell'intelligenza artificiale”, cercando di ridurre la storica dipendenza dai modelli sviluppati da OpenAI, l’azienda che ha creato ChatGpt in cui Microsoft ha investito finora oltre dieci miliardi di dollari.

Suleyman ha rivelato al Financial Times che nuovi modelli proprietari, progettati internamente per le esigenze specifiche delle imprese, potrebbero debuttare a livello globale già nel corso di quest’anno.

Questo strategia permetterebbe a Microsoft di integrare strumenti di automazione profonda direttamente nei software utilizzati ogni giorno da milioni di lavoratori, rendendo la transizione verso il lavoro automatizzato un processo fluido e, per certi versi, inevitabile per le aziende che puntano alla massima efficienza operativa e alla riduzione dei costi.

Un mercato del lavoro in cerca di equilibrio

Le ripercussioni di questa visione sono già visibili nelle recenti dinamiche del settore tecnologico. Grandi multinazionali come Amazon hanno già iniziato programmi di ristrutturazione che collegano parte dei recenti licenziamenti all'adozione di nuove tecnologie di automazione.

Suleyman cita l'esempio dell'ingegneria del software per illustrare il cambiamento in atto: oggi la maggior parte dei programmatori utilizza l'intelligenza artificiale per generare la quasi totalità del codice, spostando il proprio ruolo verso la supervisione strategica e il controllo della qualità.

Il passaggio dalla teoria alla pratica trova una delle sue espressioni più radicali in Anthropic, l’azienda di ricerca sull'intelligenza artificiale che ha sviluppato Claude.

Già nell'ottobre 2025, l’amministratore delegato Dario Amodei ha confermato che all'interno dei propri uffici circa il 90% del codice sorgente viene ormai generato direttamente dai modelli linguistici.

Secondo i dati interni dell'azienda, l'intervento umano si è ridotto del 33% nelle fasi operative, spostando il baricentro del lavoro dei programmatori verso la verifica del codice e la progettazione dei sistemi.

L’impatto dell’automazione sul codice

Il co-amministratore delegato di Spotify, Gustav Söderström, ha rivelato che i programmatori più esperti dell'azienda non scrivono più a mano una singola riga di codice da dicembre 2025.

Nell’azienda svedese l'ingegnere del software si è evoluto in quello di un supervisore strategico che definisce i requisiti e le architetture, lasciando alla macchina il compito di tradurre queste visioni in istruzioni digitali.

Söderström ha descritto questo cambiamento come il passaggio dall'esecuzione al giudizio: gli esseri umani mantengono la responsabilità delle decisioni riguardanti il prodotto la qualità complessiva, mentre l’IA gestisce il volume di stringhe di codice necessario per mantenere e aggiornare la piattaforma.

Se da un lato questa evoluzione promette un aumento esponenziale della produttività e la nascita di nuovi modelli di business, dall’altro pone interrogativi sulla tenuta sociale e sulla scomparsa di percorsi di apprendimento per i profili junior, che storicamente rappresentano il vivaio dei futuri leader aziendali.

La sfida dei benchmark e il limite dell’affidabilità

La profezia di Suleyman si scontra con una realtà molto più complessa.

Studi recenti, tra cui quelli condotti attraverso APEX-Agents - un benchmark sviluppato dalla società Mercor per valutare fino a che punto gli agenti IA sono in grado di portare a termine compiti complessi e realistici tipici del lavoro professionale - indicano che i modelli di intelligenza artificiale più avanzati falliscono circa il 76% dei compiti professionali reali in ambiti come l’investment banking e il diritto societario al primo tentativo.

Queste prove non utilizzano problemi sintetici, ma flussi di lavoro complicati che richiedono la navigazione tra documenti, fogli di calcolo e comunicazioni istituzionali.

La critica principale rivolta a Suleyman, in seguito all’intervista rilasciata al Financial Times - riguarda proprio la natura “fragile” degli agenti IA: sebbene siano straordinariamente veloci e capaci, mancano della coerenza necessaria per operare senza una costante supervisione umana, trasformando quello che dovrebbe essere un risparmio di tempo in un nuovo onere di revisione e correzione per i professionisti.

Il Nobel Acemoglu e la resistenza del sapere tacito

Uno dei critici più autorevoli della visione di Suleyman è il premio Nobel per l'economia Daron Acemoglu.

L'economista del MIT sostiene che le crescenti profezie sull’automazione di massa sottovalutano il “sapere tacito”, ovvero quella conoscenza intuitiva e contestuale che i lavoratori acquisiscono con l'esperienza e che non può essere facilmente codificata in un algoritmo.

Secondo l'analisi di Acemoglu, solo circa il 5% delle attività lavorative globali è realmente automatizzabile nel prossimo decennio.

Per questo motivo il Nobel ha avvertito che puntare eccessivamente sul taglio dei costi tramite l'automazione potrebbe portare a una stagnazione della produttività, poiché le macchine non sono ancora in grado di replicare la flessibilità umana di fronte a scenari imprevisti o a sfumature relazionali critiche nei settori legali e gestionali.

Il passato da pioniere di Mustafa Suleyman

La carriera di Mustafa Suleyman è legata alla nascita della moderna intelligenza artificiale.

Nel 2010, insieme a Demis Hassabis e Shane Legg, Suleyman ha fondato a Londra DeepMind Technologies, un laboratorio di ricerca con l'ambizioso obiettivo di “risolvere l'intelligenza” per affrontare le sfide più complesse del pianeta.

Dopo l'acquisizione da parte di Google nel 2014 per circa 400 milioni di sterline, Suleyman ha ricoperto il ruolo di responsabile dell’IA applicata. Sotto la sua direzione, DeepMind ha dimostrato come l'integrazione tra algoritmi e infrastrutture fisiche potesse generare efficienze straordinarie, riducendo ad esempio del 40% il consumo energetico necessario per il raffreddamento dei data center di Google.

Questo successo ha consolidato la sua reputazione di leader capace di tradurre la ricerca accademica in risultati industriali tangibili.

A marzo 2024 Suleyman è stato scelto da Satya Nadella, CEO di Microsoft, per guidare la divisione IA di Microsoft nel marzo 2024.

Il monito del 2023

Nel maggio 2023, durante il Bridge Forum del GIC a San Francisco, Suleyman ha rilasciato dichiarazioni sul futuro del lavoro che hanno segnato una rottura con l’ottimismo spesso ostentato dalla Silicon Valley.

All’epoca Suleyman ha affermato esplicitamente che l'avanzata dell'intelligenza artificiale genererà “creerà un numero importante di disoccupati”.

“Tra cinque o dieci anni - ha detto Suleyman già due anni fa - è innegabile che la situazione dei colletti bianchi sarà estremamente diversa. Ci saranno molti disoccupati e molti di loro saranno infelici e molto agitati”.

Suleyman ha sottolineato che, a differenza delle precedenti rivoluzioni industriali che hanno sostituito la forza fisica, questa ondata colpisce direttamente le capacità cognitive, rendendo la transizione molto più rapida e difficile da gestire per la società.

L’onda in arrivo e la sfida del contenimento

La visione di Suleyman sulle sfide e i rischi legati all’IA è confluita nel suo saggio uscito nel 2023, intitolato L’onda che verrà (pubblicato in Italia da Mondadori).

Nel suo libro, pubblicato dunque prima che accettasse l’incarico in Microsoft, Suleyman descrive quello che definisce il “problema del contenimento”: la difficoltà di mantenere il controllo su tecnologie potenti che si diffondono a velocità esponenziale e a costi decrescenti.

Suleyman sostiene che la pressione dell'automazione potrebbe destabilizzare le fondamenta dello Stato-nazione, portando a una disuguaglianza economica senza precedenti.

Per contrastare questo scenario, ha esortato i governi a iniziare discussioni serie su misure di compensazione adeguate, tra cui il reddito di base universale - un sussidio economico erogato a tutti i cittadini indipendentemente dal reddito -, suggerendo che il sostegno ai lavoratori colpiti dalla tecnologia debba diventare una priorità politica per evitare collassi sociali.