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L’annuncio

La sovranità digitale come arma competitiva: il cloud Scaleway sbarca in Italia

Damien Lucas, CEO di Scaleway
Damien Lucas, CEO di Scaleway 

Il provider europeo di cloud e IA del Gruppo iliad ha aperto una region a Milano, con tre data center. Per ogni 100 euro spesi su Scaleway 68 restano nell’economia dell’UE contro il 20% stimato per gli hyperscaler americani” dice il Ceo Damien Lucas

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C'è un momento in cui la geopolitica diventa business. E per Scaleway, il provider europeo di cloud e intelligenza artificiale del Gruppo iliad, quel momento è adesso. Mentre il dibattito sulla dipendenza tecnologica dell'Europa dagli hyperscaler americani si trasforma da tema da convegno a urgenza concreta — alimentato da tensioni commerciali, dal ritorno del protezionismo e da una nuova consapevolezza sui rischi della dipendenza digitale — l'azienda ha scelto di aprire una cloud region a Milano. È la sua quarta in Europa, dopo Francia, Polonia e Paesi Bassi, e punta esattamente su quella crepa nel mercato: le aziende europee che cercano un'alternativa credibile ai giganti americani.

"Purtroppo penso che ciò che è successo negli ultimi mesi ha cambiato drasticamente la maniera in cui le persone hanno cominciato a pensare", ha detto Damien Lucas, ceo di Scaleway in occasione del lancio italiano. "Per un po' la situazione geopolitica era tale che gli europei pensavano di poter essere amici con tutti. Ma la maggior parte delle aziende europee con cui stiamo parlando in questo momento stanno spiegando che vogliono essere meno dipendenti dall'esterno, e questa è un'opportunità".

Un'opportunità che Scaleway intende cogliere in modo strutturato. L'Italia è uno dei mercati europei dove l'adozione del cloud è in forte accelerazione, e le aziende stanno compiendo proprio ora scelte che definiranno la loro infrastruttura digitale per i prossimi anni. Essere presenti in questo momento, con un'offerta locale e un messaggio chiaro sulla sovranità dei dati, è esattamente la finestra che il management di Scaleway ha identificato.

Cloud region a Milano

La nuova region milanese partirà con una prima “availability zone” già operativa a Settimo Milanese, a cui se ne aggiungeranno altre due — a Basiglio e a Milano città — nei prossimi mesi, per un totale di tre data center fisici nella regione. È l'architettura standard dell'azienda: tre zone di disponibilità per garantire ridondanza nativa e alta disponibilità sui carichi di lavoro mission-critical. Nel 2026 arriveranno anche le region di Stoccolma e Francoforte, proseguendo un'espansione europea che non accenna a rallentare.

La scelta di Milano come unico hub italiano non è casuale: "Se guardiamo la topologia della rete italiana – spiega Lucas - il posto migliore dove essere è Milano, perché tutti gli operatori italiani sono connessi da lì. È il luogo perfetto per raggiungere tutte le città italiane in millisecondi — molte anche sotto il millisecondo".

Una logica che rende superflua una presenza fisica in altre città: quello che conta non è dove si trova il data center, ma come viaggiano i dati. E da Milano, viaggiano bene ovunque in Italia. Scaleway ha aperto una filiale italiana per presidiare il mercato localmente, con un team dedicato alle vendite e al supporto tecnico. L'obiettivo è costruire relazioni di prossimità con clienti e partner, una delle caratteristiche che l'azienda indica come distintive rispetto agli hyperscaler americani. L'azienda punta anche alla certificazione Acn (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale) di livello 1, requisito indispensabile per lavorare con la pubblica amministrazione italiana.

Europei per davvero

La proposta di valore di Scaleway ruota attorno a tre concetti: infrastruttura sul suolo italiano, immunità alla legislazione extraterritoriale — in primis il Cloud Act americano — e indipendenza tecnologica.

Non è solo marketing: l'azienda è interamente di proprietà europea, il 100% dei suoi oltre 700 dipendenti lavora in Europa, e il suo software è sviluppato internamente con proprietà intellettuale europea. L'hardware viene acquistato da più fornitori privilegiando tecnologie open source, e la strategia sui data center prevede sempre una preferenza per vendor europei.

I numeri raccontano una storia interessante anche sul piano economico: “Per ogni 100 euro spesi su Scaleway – sottolinea il ceo -, 68 restano nell'economia dell'Unione Europea — contro i 20 stimati per gli hyperscaler americani. L'infrastruttura è sul territorio italiano, europea, regolamentata. Nessuna possibilità di essere regolati da un governo straniero. Il nostro secondo pilastro è l’indipendenza tecnica. Nessun rischio di kill-switch”. Sul piano tecnico, l'indipendenza si traduce in software sviluppato interamente in-house, acquisto di hardware da fornitori multipli per evitare dipendenze singole. Il risultato è un'architettura che, secondo l'azienda, non è soggetta a interruzioni imposte dall'esterno — il cosiddetto kill-switch — né a richieste di accesso ai dati da parte di autorità non europee.

Il confronto con i giganti

Rispetto ai competitor — che Lucas identifica esplicitamente in Aws, Google Cloud e Microsoft Azure — Scaleway ammette candidamente i propri limiti.

C'è un gap di prodotto stimato intorno al 10% dei casi d'uso: l'azienda copre il 90% con i suoi oltre 100 prodotti IaaS, PaaS e AI, e sta lavorando per colmare il restante. C'è poi una differenza di scala inevitabile: Scaleway non pubblica i propri dati finanziari, ma è chiaro che siamo su ordini di grandezza diversi rispetto ad Aws o Azure. Ma è proprio su questi limiti che il posizionamento si costruisce in modo interessante. La scala ridotta diventa sinonimo di agilità, prossimità e prezzi trasparenti. “Essere un'azienda più piccola significa, in questo contesto, essere più disposti ad ascoltare le esigenze specifiche dei clienti locali — italiani inclusi”, chiosa Lucas. La roadmap di prodotto punta a colmare progressivamente il gap con i grandi player, e la crescita rapida dell'azienda — sostenuta dagli investimenti del Gruppo iliad — dovrebbe accelerare questo processo nei prossimi anni.

Il nodo iliad

In Italia il marchio iliad ha una brand awareness fortissima sul mercato della telefonia consumer, ma costruita su un terreno molto diverso da quello del cloud enterprise. Lucas glissa sulla questione dei prezzi, ma chiarisce con precisione la distinzione tra le due anime del gruppo: "Iliad è principalmente B2C, almeno oggi. Noi siamo principalmente B2B, specialmente per le grandi aziende. Quindi operiamo su un mercato diverso e molti dei nostri clienti non sono nemmeno consapevoli di far parte del Gruppo iliad”.

Il legame col gruppo, però, vale moltissimo sul piano finanziario e strategico. Il Gruppo iliad — quinto operatore telecom in Europa per dimensioni, con 10 miliardi di euro di fatturato e oltre 18.000 dipendenti — ha annunciato un piano di investimenti da 3 miliardi di euro in infrastrutture cloud e AI in Europa. Per Scaleway questo si traduce in accesso a capitali significativi, capacità di investimento a lungo termine e una rete di relazioni istituzionali e commerciali costruita in anni di presenza nei mercati europei, dall'Italia alla Polonia, dalla Francia all'Irlanda.

Per le startup, il programma Scaleway dedicato ha già accelerato 688 realtà in tutta Europa, con oltre 12 milioni di euro in crediti cloud erogati nel 2025 e 20 milioni previsti per il 2026. In Italia sono in corso discussioni con investitori e incubatori locali per costruire un ecosistema di partner che supporti la crescita sul mercato nazionale — un elemento che Lucas considera essenziale quanto l'infrastruttura stessa.