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Google introduce la memoria di Gemini in Italia. Prima di usarla, dovete sapere cosa comporta

Google introduce la memoria di Gemini in Italia. Prima di usarla, dovete sapere cosa comporta

Google potenzia le capacità di personalizzazione del proprio assistente virtuale nel mercato italiano. Le nuove funzioni permettono a Gemini di ricordare informazioni e preferenze che l’utente ha espresso nelle conversazioni passate. L’IA diventa più efficiente, ma attenzione ai dati che vengono condivisi: possono essere utilizzati per addestrare i futuri modelli

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Debutta anche in Italia la funzione “Memoria” di Gemini, che consente all’intelligenza artificiale di Google di ricordare le conversazioni che ha già avuto con un utente.

Quando questa opzione è attiva, il sistema registra dettagli e preferenze condivisi nel tempo, in modo da rendere il dialogo più fluido e naturale, come se si stesse parlando con un collaboratore che già conosce il contesto.

Questa impostazione risulta attiva come configurazione predefinita per gli utenti. Spetta dunque all’utente disattivarla o eliminare specifiche porzioni di dati memorizzate dal chatbot. Un’operazione che si può fare raggiungendo le impostazioni sul sito gemini.google.com e poi cliccando su “informazioni salvate”.

Il vero prezzo di un assistente più efficace

La memoria di Google Gemini è disponibile gratuitamente per tutti gli utenti, inclusi quelli che non hanno un abbonamento a pagamento (come AI Pro o Ultra).

Offre un vantaggio evidente in termini di personalizzazione, perché riduce la necessità di ripetere contesto e richieste. Tuttavia anche questa funzione contribuisce al più ampio flusso di dati che Google può utilizzare per migliorare i propri modelli di intelligenza artificiale.

In pratica, i contenuti salvati contribuiscono all’addestramento degli algoritmi, anche se vengono trattati con procedure di anonimizzazione e aggregazione che separano le informazioni dall’identità diretta degli utenti.

I dati usati da Google per la sua IA: la funzione “attività”

Lo stesso accade quando è attiva, sempre su Gemini, la funzione “attività”, che rappresenta lo storico completo delle interazioni con il chatbot e può includere dati collegati ad altri servizi Google.

L’attività impostata su “On” [si può verificare anche questo stato dalle impostazioni] è essenziale per l’utente perché consente di recuperare conversazioni passate e integrare l’esperienza con ecosistemi come Gmail o Drive: è difficile rinunciarvi proprio per la comodità operativa che offre.

Ma anche questi dati possono essere utilizzati per addestrare i modelli, contribuendo a migliorare la loro comprensione delle informazioni e accuratezza.

Google dichiara che, prima dell’uso a fini di training, le informazioni vengono sottoposte a processi di filtraggio, anonimizzazione e talvolta revisione umana, con l’obiettivo di eliminare riferimenti personali diretti e ridurre i rischi per la privacy, pur mantenendo il valore statistico necessario allo sviluppo dell’IA.

Come interagiscono “memoria” e “attività” di Gemini, e come incidono sulla privacy

Il punto critico è che la memoria si alimenta proprio dai dati raccolti nell’attività. In pratica, una funzione dipende dall’altra per funzionare in modo completo.

Quando un utente scrive qualcosa, quella informazione può finire sia nello storico conservato dalle attività sia, in forma sintetizzata, nella memoria.

Disattivare “attività” impedisce la registrazione futura delle chat, ma non cancella automaticamente i “ricordi” già salvati. Allo stesso modo, eliminare un ricordo dalla Memoria non elimina necessariamente la conversazione originale dall’Attività.

L’attività è consultabile come cronologia, quindi il suo funzionamento è più trasparente. La memoria invece lavora in modo più opaco: alcune informazioni vengono salvate automaticamente, altre su richiesta esplicita, e non sempre è evidente quando questo accade. Bisogna sempre controllare attraverso le impostazioni.