Katy Perry si è presentata al Met Gala di New York con un look futuristico firmato Stella McCartney e un copricapo di Miodrag Guberinic che giocava con l’idea di identità, percezione e travestimento.
Ma dentro quell’impianto teatrale c’era anche un dettaglio che racconta molto dell’epoca che stiamo vivendo: un guanto bianco con un sesto dito, inserito come riferimento esplicito alle immagini create con l’intelligenza artificiale. Un richiamo ai deepfake di cui la cantante stessa è stata vittima in passato.
L’ironia sulle foto create con l’IA
Uno dei segnali più riconoscibili delle immagini generate dall’IA è la mano sbagliata: gli algortimi tendono a creare immagini di persone che hanno dita in più, oppure con proporzioni innaturali.
Perry ha preso quel difetto tecnico, diventato ormai quasi un meme culturale, e lo ha trasformato in accessorio da red carpet. In altre parole, ha portato al Met Gala la caricatura della sua versione falsa.
Met Gala, Katy Perry sorprende con un guanto a sei dita e il volto coperto
Le false foto di Katy Perry al Met Gala
Per capire fino in fondo quel guanto, però, si deve ricordare ciò che è successo negli scorsi anni.
Nel 2024 Katy Perry non partecipò al Met Gala, ma immagini generate con l’IA la mostrarono ugualmente sulle scale del Metropolitan Museum.
Quelle foto furono abbastanza convincenti da ingannare molti utenti online, e perfino sua madre, come raccontò la cantante su Instagram.
Nel 2025 la scena si è ripetuta quasi identica. Anche in quel caso Perry non era al Met Gala, perché impegnata con il suo Lifetimes Tour, ma nuove immagini artificiali la ritraevano come se fosse presente, alimentando confusione tra fan e commenti su un abito mai indossato veramente.
L’ironia come contro-narrazione
Insomma il look scelto da Katy Perry per il Met Gala di quest’anno è più sofisticato di quanto possa sembrare a prima vista.
Non è soltanto un outfit “strano” da mostrare a decine di fotografi, e non è nemmeno soltanto una “frecciatina” comprensibile da chi conosce i limiti delle immagini sintetiche.
La cantante ha messo in scena una forma di commento culturale su come l’IA stia cambiando il rapporto tra celebrità, autenticità e prova fotografica, ricordando che una foto falsa può circolare con la stessa velocità, e spesso con la stessa credibilità, di una vera. Soprattutto sui social, dove la soglia di attenzione e di permanenza su un contenuto è molto bassa.