In occasione della Giornata Globale dell'Accessibilità, prevista per giovedì 21 maggio, Apple ha mostrato in anteprima nuove funzioni basate su Apple Intelligence che aiuteranno gli utenti con disabilità a interagire con i propri dispositivi in modo più naturale e autonomo. Le novità, che arriveranno su iPhone, iPad, Mac, Apple TV e Apple Vision Pro nel corso dell'anno, toccano alcune delle aree più sensibili dell'esperienza d'uso quotidiana di utenti con problemi di vista, udito, o mobilità.
Le novità principali
VoiceOver, il lettore dello schermo di iPhone e iPad per gli utenti non vedenti o ipovedenti, potrà ora “narrare” in modo molto più dettagliato le immagini sul display, descrivere fotografie, scansionare e leggere bollette o ricevuto: il tutto grazie a un’integrazione più profonda con Apple Intelligence. Premendo il tasto Azione su iPhone sarà possibile fare domande in linguaggio naturale su ciò che la fotocamera inquadra e ricevere risposte in formato audio o testuale. Anche Lente di Ingrandimento, funzionalità pensata per gli ipovedenti, guadagna le stesse capacità descrittive con l’aggiunta di un’interfaccia ad alto contrasto per facilitare la lettura delle risposte.
Controllo Vocale diventa più flessibile: invece di dover memorizzare indicazioni o comandi esatti e sempre uguali, gli utenti potranno descrivere a voce ciò che vedono sullo schermo, dicendo ad esempio "tocca la cartella viola" oppure "apri la guida sui migliori ristoranti", senza specificare il nome esatto del file. Anche in questo caso il merito è dell’IA generativa, che riesce a interpretare il comando e a tradurlo nella corretta istruzione per l’interfaccia.
Accessibility Reader, la modalità di lettura per chi soffre di dislessia o ha problemi di vista, supporterà in futuro articoli scientifici con layout complessi, come colonne multiple, tabelle e immagini. Potrà inoltre generare riassunti e offrirà la traduzione del testo mantenendo la formattazione preferita dall'utente.
Arrivano anche i sottotitoli automatici per qualsiasi video: per i filmati privi di didascalie, compresi quelli ricevuti da amici e familiari o registrati direttamente su iPhone, il riconoscimento vocale produrrà trascrizioni in tempo reale su tutti i dispositivi Apple. Purtroppo, almeno in una fase iniziale, questa funzione sarà disponibile soltanto per l’inglese, e solamente negli Stati Uniti e in Canada. Il tutto, come abbiamo potuto accertare, verrà elaborato da un foundation model locale. Altre funzioni fanno invece uso di un mix tra i modelli installati su iPhone e iPad e i server sicuri di Private Cloud Compute.
Infine, Apple Vision Pro potrà essere usato per pilotare sedie a rotelle motorizzate compatibili, sfruttando il sistema di eye-tracking del visore. Al lancio saranno supportati i sistemi di guida alternativa Tolt e LUCI, con connessione sia Bluetooth che cablata. Apple ha inserito questa novità nella lista, anche se in realtà non ha direttamente a che fare con Apple Intelligence, per quanto vi siano elementi di AI nel sistema di riconoscimento oculare di Vision Pro. L’azienda ha inoltre specificato che sta lavorando all’ampliamento della compatibilità con altri sistemi di sedie a rotelle.
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L’IA per usi concreti
Le funzioni per l’accessibilità presentate da Apple sono una boccata d’aria nella miasmatica narrativa imperante che vorrebbe l’IA applicata a qualsiasi cosa, spesso senza riscontri di utilità reale. Mentre molti concorrenti sembrano impegnati a trovare nevroticamente qualsiasi uso per l'intelligenza artificiale generativa, Apple sceglie di evidenziare applicazioni meno eclatanti forse, ma che grazie all’IA possono migliorare davvero l’esperienza d’uso dei prodotti della Mela per milioni di persone con disabilità.
Non è un approccio nuovo e già Steve Jobs lo aveva distillato in una delle sue massime: "bisogna partire dall'esperienza e lavorare a ritroso verso la tecnologia". Una considerazione che può sembrare ovvia, eppure rarissima da vedere applicata oggi nell'industria tech.
In un momento in cui tutti sembrano ossessionati dall'urgenza di trovare uno scopo a una tecnologia, l’IA, che il grande pubblico fatica ancora ad adottare con convinzione, rincuora che almeno uno dei giganti del tech parta invece da problemi concreti e applichi gli strumenti tecnologici più adatti a risolverli.
Apple Intelligence in questo caso è proprio uno di quegli strumenti.
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Apple Intelligence: ripartire dall’esperienza d’uso
Questo riallineamento verso posizioni "storiche" nella filosofia dell'innovazione arriva per Apple dopo uno scivolone colossale come il lancio di Apple Intelligence nel 2024. È di pochi giorni fa la notizia di un accordo da 250 milioni di dollari proposto per chiudere una class action negli Stati Uniti. L’accusa sostiene che Apple ha pubblicizzato funzionalità avanzate di Siri, come la memoria contestuale e i promemoria intelligenti, che non erano ancora disponibili al momento del lancio di iPhone 16. Quell'errore è sembrato nascere dalla scelta di non seguire l'approccio di cui sopra: con la prima fase di Apple Intelligence, Apple ha provato a portare sul mercato una tecnologia in cerca d'utilizzatore, perché timorosa di rimanere indietro sull’IA, senza partire prima dall'analisi delle reali necessità degli utenti. Il risultato è il passo falso che abbiamo tutti potuto constatare.
L’algoritmo sessista
Le funzioni di accessibilità presentate oggi sono un buon modo per reimpostare la bussola dell’IA a Cupertino. Uno smartphone capace di vedere e descrivere ciò che sta attorno a una persona con problemi alla vista o di leggere una bolletta magari non merita i titoloni, come gli annunci di un’imminente apocalisse professionale tutta da dimostrare causata da Claude o ChatGPT. Di sicuro può cambiare il mondo più di un milione di stupide immagini generative che dimentichiamo nel giro di un minuto.