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Il caso

La Columbia Britannica prepara una causa contro OpenAI per la strage di Tumbler Ridge

La Columbia Britannica prepara una causa contro OpenAI per la strage di Tumbler Ridge

Il governo provinciale canadese ha incaricato due studi legali per trascinare in tribunale l'azienda di Sam Altman. L'accusa è di aver ignorato gli allarmi interni su un utente violento, che mesi dopo ha ucciso otto persone in una scuola

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ll 10 febbraio scorso, a Tumbler Ridge, una cittadina isolata della Columbia Britannica nord-orientale, vicino alle Montagne Rocciose canadesi, la diciottenne Jesse Van Rootselaar ha assassinato la madre e il fratellastro all’interno della loro abitazione, per poi dirigersi armata verso la Tumbler Ridge Secondary School.

Giunta nell’istituto, ha aperto il fuoco uccidendo un’educatrice e cinque studenti di età compresa tra gli 11 e i 13 anni, ferendo altre ventisette persone prima di togliersi la vita.

Dalle indagini effettuate dopo la strage, ChatGpt avrebbe avuto un ruolo nella fase precedente all’attacco: nelle conversazioni con il chatbot di OpenAI la giovane avrebbe esplicitato intenzioni violente, lasciando tracce che ora sono al centro di una battaglia legale senza precedenti.

Il governo della Columbia Britannica ha infatti annunciato un’azione giudiziaria contro OpenAI, la società guidata da Sam Altman.

L’accusa mossa dalla procuratrice generale Niki Sharma è di aver ignorato segnali d’allarme critici: otto mesi prima dell’attacco, i sistemi di sicurezza dell’azienda avevano intercettato i piani violenti della giovane, bloccando il suo account e omettendo tuttavia di allertare le forze dell’ordine.

L'allarme ignorato dai moderatori

La genesi della controversia legale risale al giugno del 2025, quando i sistemi di moderazione automatica di OpenAI segnalarono le conversazioni tossiche di Jesse Van Rootselaar con ChatGpt. L'utente aveva elaborato richieste esplicite per descrivere scenari di violenza armata.

I dipendenti dell'azienda californiana discussero con i dirigenti la possibilità di contattare la polizia canadese, ma alla fine l’azienda decise che sarebbe stato sufficiente sospendere il profilo della giovane.

La Royal Canadian Mounted Police è stata informata da OpenAI dei contenuti violenti delle sue conversazioni soltanto il 10 febbraio scorso, a strage ormai avvenuta e con l'identità della responsabile già resa pubblica. Il silenzio dell'azienda ha sollevato un dibattito acceso sull'assenza di un quadro normativo in grado di obbligare i colossi tecnologici a denunciare comportamenti pericolosi, un dovere già previsto per le istituzioni finanziarie e per i professionisti della salute.

L'azione del governo provinciale

Le istituzioni della Columbia Britannica hanno così deciso di esplorare ogni strada giudiziaria per ritenere OpenAI e i suoi dirigenti responsabili del mancato avviso.

La procuratrice generale Niki Sharma ha dichiarato l'assoluta prevalenza della sicurezza pubblica sulle policy aziendali interne e ha ora come obiettivo ottenere un risarcimento danni per coprire i costi materiali e sociali della tragedia, inclusa la costruzione di un nuovo edificio scolastico per la comunità di Tumbler Ridge.

Due battaglie legali parallele

L'iniziativa pubblica si affianca a un'ulteriore causa avviata dalle famiglie delle vittime.

Ad aprile scorso i parenti di cinque persone uccise e di due feriti hanno depositato un'istanza presso una corte di San Francisco contro OpenAI e il suo amministratore delegato, Sam Altman.

Entrambe le procedure legali avanzeranno su binari separati, puntando al medesimo obiettivo di giustizia.

A seguito delle prime proteste, lo stesso Altman aveva pubblicato una lettera su un giornale locale scusandosi profondamente per la scelta di omettere la segnalazione alle autorità. Le sue parole si sono rivelate insufficienti a fermare l'indignazione di una comunità e di un intero Paese, ora determinati a stabilire un precedente giuridico capace di imporre nuove responsabilità di sicurezza pubblica ai creatori di intelligenza artificiale.