Christopher Nolan sa che prima o poi potrebbe cedere. È proprio per questo che da anni evita di comprare uno smartphone.
“Se ne possedessi uno, ne diventerei terribilmente dipendente”, ha raccontato il regista britannico-americano mentre presentava The Odyssey, la sua monumentale trasposizione del poema di Omero che debutta oggi nelle sale. La scelta è diventata più difficile da sostenere, ha ammesso, perché quasi ogni attività quotidiana richiede ormai un’applicazione o una connessione.
Nolan continua comunque a proteggere la propria attenzione con una disciplina che, nel mondo del cinema contemporaneo, appare eccentrica quanto uno dei suoi film.
Il regista ha spiegato che non usa personalmente l’e-mail, non frequenta i social network e lavora alle sceneggiature su un computer scollegato da internet.
Quando deve affidare un copione agli attori principali, preferisce consegnarlo in formato cartaceo. La riservatezza serve a impedire fughe di notizie, ma risponde anche a un’esigenza più profonda: creare uno spazio mentale nel quale un’idea possa crescere senza essere continuamente interrotta.
“Se avessi uno smartphone passerei tutto il mio tempo a cercare informazioni - ha detto ai giornalisti recentemente, come racconta il Telegraph -. Mi accorgo invece di riuscire a far progredire le mie idee sui progetti solo in quei ritagli di tempo in cui di solito tutti si attaccano al telefono: mentre aspetto un treno, in aeroporto o seduto al ristorante in attesa che qualcuno arrivi per cena. Sono proprio quelli i momenti in cui elaboro i passi successivi da compiere”.
La sua distanza dagli schermi nasce dal desiderio di conservare quella concentrazione prolungata che i suoi film chiedono anche agli spettatori.
In sala, per tre ore, il pubblico deve accettare di vivere dentro il tempo costruito dal regista, senza mettere in pausa la storia o controllare una notifica.
Un regista cresciuto tra pellicola e ossessioni
Nato a Londra nel 1970 da padre britannico e madre americana, Nolan ha cominciato a girare piccoli film con la cinepresa Super 8 del padre quando era ancora bambino. Ha studiato letteratura inglese all’University College London, perché disponeva di attrezzature cinematografiche che gli studenti potevano utilizzare.
Memento, il film che ha diretto uscito nel 2000, lo ha proiettato verso il successo e ha trasformato le sue ossessioni per il tempo frammentato e per ciò che vero rispetto a ciò che è apparentemente vero, in uno stile riconoscibile.
Da allora ha messo in fila un capolavoro dopo l’altro: ha ricostruito Batman come eroe tragico e politico, piegato lo spazio nei sogni di Inception, attraversato buchi neri in Interstellar, manipolato il tempo di una battaglia in Dunkirk e trasformato la storia della bomba atomica in un dramma sulla responsabilità scientifica con Oppenheimer.
La tecnologia deve conquistarsi il diritto di esistere
Definire Nolan un nostalgico sarebbe fuorviante. I suoi film dipendono da macchine avanzatissime, sistemi ottici sperimentali, effetti visivi sofisticati e collaborazioni con ingegneri e tecnici di altissimo livello.
Continua a preferire la pellicola alla ripresa digitale. Ha contribuito a trasformare le grandi cineprese IMAX, un tempo utilizzate soprattutto per documentari e spettacoli speciali, in strumenti adatti al cinema narrativo. Per The Odyssey è stata sviluppata una versione più silenziosa della cinepresa IMAX, così da poter registrare scene dialogate nel grande formato con maggiore libertà.
La stessa logica orienta il suo uso degli effetti speciali. Nolan ricorre alla grafica digitale, ma preferisce partire da elementi costruiti o fotografati realmente. In Inception fece realizzare un corridoio rotante nel quale gli attori potevano combattere mentre la gravità sembrava cambiare direzione. Per Dunkirk portò aerei, navi e comparse sulle location. In Oppenheimer cercò soluzioni fotografiche per rappresentare le reazioni atomiche senza affidare l’intera sequenza alla computer grafica.
Questo metodo comporta costi elevati e difficoltà logistiche. Produce però un’immagine che contiene variazioni e imperfezioni impossibili da pianificare. E soprattutto impossibili da replicare anche per l’IA più avanzata, che punta invece a produrre risultati perfetti.
The Odyssey contro il mondo sintetico
The Odyssey, interpretato da Matt Damon nel ruolo di Ulisse, è stato girato in numerose location del Mediterraneo con un budget riportato di circa 250 milioni di dollari. Nel cast figurano anche Anne Hathaway, Tom Holland, Zendaya e Robert Pattinson.
Il progetto arriva in un momento in cui le aziende di intelligenza artificiale promettono di generare ambienti e personaggi attraverso istruzioni testuali. La tentazione economica è evidente: una flotta digitale non ha bisogno di attraversare il mare, una tempesta sintetica può essere modificata in pochi secondi. E un attore virtuale lavora senza orari: è sempre disponibile e non fa capricci.
Nolan invece ha spostato centinaia di persone, macchine e materiali attraverso luoghi reali. Un viaggio produttivo impegnativo che riflette in un certo senso quello narrativo di Ulisse.
La rivolta contro l’AI slop
Durante la promozione di The Odyssey, Nolan ha sottolineato un fenomeno che considera insolito. L’intelligenza artificiale è stata accolta con enorme entusiasmo da investitori, aziende tecnologiche e mercati finanziari, mentre una parte consistente del pubblico manifesta diffidenza o aperto disprezzo.
“Non ho mai visto, in vita mia, un rifiuto così rapido e totale di quello che avrebbe dovuto rappresentare un salto tecnologico fondamentale”, ha detto ad AFP. “Sono state spese enormi energie per introdurre l'IA, ma se si osserva la reazione delle nuove generazioni, si nota un rifiuto categorico”.
“Il loro giudizio su questa robaccia generata dall'IA è stato immediato e severo - ha aggiunto - Capiscono subito di cosa si tratti davvero; inoltre, per loro è molto più facile individuarla, dato che è nata in un mondo online che conoscono alla perfezione. E sebbene ciò non significhi che ogni aspetto di questa tecnologia sia inutile o privo di valore, nel campo del cinema sta arrivando nel momento meno opportuno. Dopo anni trascorsi a puntare su ambienti fortemente virtuali, stiamo assistendo a un rinnovato interesse per forme di narrazione più tattili e autentiche”.
Secondo Nolan, l’IA potrà sviluppare strumenti utili per la creazione delle immagini. La previsione che possa sostituire completamente gli esseri umani e la creatività gli appare priva di senso.
L’ombra di Oppenheimer
Il rapporto di Nolan con l’intelligenza artificiale è legato anche alla figura di Robert Oppenheimer, il fisico che guidò il laboratorio di Los Alamos nella costruzione della prima bomba atomica.
Durante la promozione del film Oppenheimer, Nolan accostò la storia del fisico americano agli avvertimenti degli esperti di IA. Parlò di forti parallelismi tra i ricercatori contemporanei, preoccupati dalle conseguenze dei sistemi che avevano contribuito a sviluppare, e gli scienziati del Progetto Manhattan.
Con un problema in più.
“Pensare al controllo internazionale delle armi nucleari e ritenere che gli stessi principi possano applicarsi a qualcosa che non richiede processi industriali imponenti è un po’ complicato”, ha detto al Guardian nel 2023.
“La sorveglianza internazionale sulle armi nucleari è possibile perché queste sono molto difficili da costruire - ha aggiunto -. Oppenheimer spese due miliardi di dollari e impiegò migliaia di persone in tutti gli Stati Uniti per realizzare quelle prime bombe. È rassicurante constatare quanto sia difficile produrre armi nucleari; di conseguenza, è relativamente facile individuare quando un Paese si sta dedicando a tale attività. Non credo che nulla di tutto ciò sia applicabile all’intelligenza artificiale”.