AMSTERDAM - Peter-Frans Pauwels, olandese classe 1965, cofondatore di TomTom e attuale chief technical officer, è un brillante mastro di cerimonie. Ma non è solo per questo che all'evento TomTom del 29 aprile ad Amsterdam sia toccato a lui introdurre la grande novità, la action camera Bandit. Tra breve si capirà quanto coltivare il fattore umano conti ancora, anche in un manager di primo livello.
Bandit è un prodotto di grandi potenzialità commerciali. Può l'action diventare il business principale di TomTom?
"Credo che con questo prodotto abbiamo risolto alcuni fondamentali, abbiamo autentiche opportunità di crescere. Allo stesso tempo, i tradizionali navigatori TomTom rappresentano per noi ancora un business di grande portata. Se tante persone pensano che per navigare può bastare lo smartphone, allo stesso modo centinaia di milioni di persone usano i nostri prodotti. Continuerà ad essere così almeno per un altro paio di anni. Poi abbiamo concentrato i nostri sforzi nel business degli sport watch. Mi piace questa espansione, misurarsi in diverse categorie piuttosto che in una. E di certo abbiamo un'opportunità di crescere con TomTom Bandit e sulla action camera continueremo a investire".
TomTom è sinonimo di navigatore. Crede che Bandit possa determinare un cambio di identità nel brand?
"Le assicuro che 'TomTom uguale navigatore' non è solo una voce del dizionario italiano. Sicuramente TomTom Bandit ha quella possibilità. Crediamo che il pubblico ne resterà colpito ed entusiasta. Soprattutto quanti già usano le action camera, perché riconoscono quale è il problema (il montaggio dei filmati, ndr) e possono vedere come lo abbiamo risolto. Riconosceranno che è un prodotto superiore. E' vero, anche se già facevamo altro, gli sport watch, la gente non pensa a TomTom come 'navigatori e orologi', ma solo alle scatolette nere per l'auto. Con grande sforzo stiamo cercando di modificare questa percezione, attraverso marketing e campagne pubblicitarie. Ma questo prodotto ha in sé realmente la possibilità di aiutarci a cambiare quella percezione".
Cosa c'è dietro TomTom Bandit in termini di investimenti e ricerca?
"In questo momento non posso fornirle dati finanziari, ma posso dirle che, dal momento in cui abbiamo detto 'ok, facciamolo', è il risultato di due anni di ricerca e sviluppo. Ma molto precedente è l'individuazione del 'problema' e il ragionamento su come risolverlo. In termini di ingegneria, studio dell'interazione con l'utilizzatore, struttura, c'è il lavoro di 70 persone, tra ingegneri software e hardware, designer".
Questo per quanto riguarda lo sviluppo. Ma è possibile attribuire a una persona l'intuizione che la chiave era permettere già con la camera il montaggio di un filmato da condividere immediatamente?
"Credo di potermi attribuire quella paternità. Uso l'action camera da 10 anni, posso dire di essere uno dei primi innamorati di Go-Pro. Ma ho capito un giorno che avrei dovuto diventare necessariamente anche un buon montatore video. Io non volevo passare il mio tempo editando filmati al computer, ma allo stesso tempo mi piaceva condividere quelle scene. E i miei amici dicevano: oh, andremo in vacanza con Peter e lui farà un film! Vero, ero sempre io. L'intuizione è nata quindi dall'esperienza personale, ma a TomTom tante persone hanno messo la loro esperienza e il loro sapere tecnologico per realizzare Bandit, è stato un grande collettivo al lavoro per la risoluzione dei problemi man mano che si presentavano".
TomTom ha presentato anche MyDrive, il concetto di cloud applicato al navigatore. Da minaccia, smartphone e internet sono diventati un'opportunità.
"MyDrive non nasce per battere Google Maps. A tanta gente oggi va bene navigare con lo smarphone e non vuole spendere un euro extra per il navigatore. Ma c'è tutto un mercato di persone che vogliono il navigatore e non scendono a compromessi. MyDrive per me vuol dire portare il tuo personale mondo digitale nella tua auto, per farne un'auto più intelligente. E' solo il primo passo verso la connessione dell'auto in internet. Dal trasferimento di destinazione alla consultazione di immagini satellitari in tempo reale, quanto abbiamo mostrato oggi è solo la base di quanto si può fare avendo alle spalle la tecnologia della sincronizzazione in un cloud. Ma questo porterà molto altro e a quel concetto di auto intelligente stanno lavorando anche i costruttori. Per me questo non è difendere uno spazio nel mercato del Pnd, ma è un lavoro molto più a lungo termine, per portare la tua vita digitale nella tua auto. Certo, l'effetto collaterale può essere anche l'aiuto alle vendite delle nostre scatolette nere, ma MyDrive funzionerà anche con le nostre app di navigazione per Android e iPhone".
TomTom sviluppa anche soluzioni di fleet management per i professionisti del trasporto. Certamente starete analizzando in chiave business la novità Uber.
"Vedo con chiarezza lo scenario e credo che quei ragazzi abbiano bisogno della nostra tecnologia. Non posso entrare nello specifico, ma abbiamo incontrato il loro staff e troveremo una strada per arrivare a loro. Perché nel momento in cui si inizia a ragionare di rotte, buone mappe e informazioni affidabili sul traffico, il finale è già scritto: parlare con noi, perché non sono in molti con cui puoi parlare".
Terremoto in Nepal. Cosa accade in TomTom dopo una catastrofe del genere? E quanto tempo ci vuole per fare o rifare la mappa di un Paese?
"Anche dopo un simile terremoto, le mappe stradali non cambiano necessariamente. In ogni caso, ci sono due aspetti della questione. Il primo è quello umanitario. In caso di disastri, noi forniamo sempre navigatori e materiale per la navigazione. Ai tempi dell'uragano Katrina in Louisiana, fornimmo TomTom a chiunque. Le strade erano totalmente sommerse, ma gli elicotteri che sorvolavano la zona sapevano grazie a TomTom che lì c'era una strada. Il secondo aspetto è puramente tecnologico. In caso di improvvisi mutamenti, il tempo per rifare la mappatura dipende da quanta gente in quel Paese guida un'auto, quanti hanno uno smatphone da cui prendere i dati, da quanti sono i navigatori in zona, dalla disponibilità di dati da parte del governo. In generale, il tempo per mappare un Paese dipende da quanto denaro si vuol spendere, con pochi soldi ci vogliono mesi. In concreto, investire nella mappatura stradale di un Paese dipende da quanti possono essere i suoi potenziali fruitori. Perché alla fine è sempre il business la forza trainante".
Bandit è un prodotto di grandi potenzialità commerciali. Può l'action diventare il business principale di TomTom?
"Credo che con questo prodotto abbiamo risolto alcuni fondamentali, abbiamo autentiche opportunità di crescere. Allo stesso tempo, i tradizionali navigatori TomTom rappresentano per noi ancora un business di grande portata. Se tante persone pensano che per navigare può bastare lo smartphone, allo stesso modo centinaia di milioni di persone usano i nostri prodotti. Continuerà ad essere così almeno per un altro paio di anni. Poi abbiamo concentrato i nostri sforzi nel business degli sport watch. Mi piace questa espansione, misurarsi in diverse categorie piuttosto che in una. E di certo abbiamo un'opportunità di crescere con TomTom Bandit e sulla action camera continueremo a investire".
TomTom è sinonimo di navigatore. Crede che Bandit possa determinare un cambio di identità nel brand?
"Le assicuro che 'TomTom uguale navigatore' non è solo una voce del dizionario italiano. Sicuramente TomTom Bandit ha quella possibilità. Crediamo che il pubblico ne resterà colpito ed entusiasta. Soprattutto quanti già usano le action camera, perché riconoscono quale è il problema (il montaggio dei filmati, ndr) e possono vedere come lo abbiamo risolto. Riconosceranno che è un prodotto superiore. E' vero, anche se già facevamo altro, gli sport watch, la gente non pensa a TomTom come 'navigatori e orologi', ma solo alle scatolette nere per l'auto. Con grande sforzo stiamo cercando di modificare questa percezione, attraverso marketing e campagne pubblicitarie. Ma questo prodotto ha in sé realmente la possibilità di aiutarci a cambiare quella percezione".
Cosa c'è dietro TomTom Bandit in termini di investimenti e ricerca?
"In questo momento non posso fornirle dati finanziari, ma posso dirle che, dal momento in cui abbiamo detto 'ok, facciamolo', è il risultato di due anni di ricerca e sviluppo. Ma molto precedente è l'individuazione del 'problema' e il ragionamento su come risolverlo. In termini di ingegneria, studio dell'interazione con l'utilizzatore, struttura, c'è il lavoro di 70 persone, tra ingegneri software e hardware, designer".
Questo per quanto riguarda lo sviluppo. Ma è possibile attribuire a una persona l'intuizione che la chiave era permettere già con la camera il montaggio di un filmato da condividere immediatamente?
"Credo di potermi attribuire quella paternità. Uso l'action camera da 10 anni, posso dire di essere uno dei primi innamorati di Go-Pro. Ma ho capito un giorno che avrei dovuto diventare necessariamente anche un buon montatore video. Io non volevo passare il mio tempo editando filmati al computer, ma allo stesso tempo mi piaceva condividere quelle scene. E i miei amici dicevano: oh, andremo in vacanza con Peter e lui farà un film! Vero, ero sempre io. L'intuizione è nata quindi dall'esperienza personale, ma a TomTom tante persone hanno messo la loro esperienza e il loro sapere tecnologico per realizzare Bandit, è stato un grande collettivo al lavoro per la risoluzione dei problemi man mano che si presentavano".
TomTom ha presentato anche MyDrive, il concetto di cloud applicato al navigatore. Da minaccia, smartphone e internet sono diventati un'opportunità.
"MyDrive non nasce per battere Google Maps. A tanta gente oggi va bene navigare con lo smarphone e non vuole spendere un euro extra per il navigatore. Ma c'è tutto un mercato di persone che vogliono il navigatore e non scendono a compromessi. MyDrive per me vuol dire portare il tuo personale mondo digitale nella tua auto, per farne un'auto più intelligente. E' solo il primo passo verso la connessione dell'auto in internet. Dal trasferimento di destinazione alla consultazione di immagini satellitari in tempo reale, quanto abbiamo mostrato oggi è solo la base di quanto si può fare avendo alle spalle la tecnologia della sincronizzazione in un cloud. Ma questo porterà molto altro e a quel concetto di auto intelligente stanno lavorando anche i costruttori. Per me questo non è difendere uno spazio nel mercato del Pnd, ma è un lavoro molto più a lungo termine, per portare la tua vita digitale nella tua auto. Certo, l'effetto collaterale può essere anche l'aiuto alle vendite delle nostre scatolette nere, ma MyDrive funzionerà anche con le nostre app di navigazione per Android e iPhone".
TomTom sviluppa anche soluzioni di fleet management per i professionisti del trasporto. Certamente starete analizzando in chiave business la novità Uber.
"Vedo con chiarezza lo scenario e credo che quei ragazzi abbiano bisogno della nostra tecnologia. Non posso entrare nello specifico, ma abbiamo incontrato il loro staff e troveremo una strada per arrivare a loro. Perché nel momento in cui si inizia a ragionare di rotte, buone mappe e informazioni affidabili sul traffico, il finale è già scritto: parlare con noi, perché non sono in molti con cui puoi parlare".
Terremoto in Nepal. Cosa accade in TomTom dopo una catastrofe del genere? E quanto tempo ci vuole per fare o rifare la mappa di un Paese?
"Anche dopo un simile terremoto, le mappe stradali non cambiano necessariamente. In ogni caso, ci sono due aspetti della questione. Il primo è quello umanitario. In caso di disastri, noi forniamo sempre navigatori e materiale per la navigazione. Ai tempi dell'uragano Katrina in Louisiana, fornimmo TomTom a chiunque. Le strade erano totalmente sommerse, ma gli elicotteri che sorvolavano la zona sapevano grazie a TomTom che lì c'era una strada. Il secondo aspetto è puramente tecnologico. In caso di improvvisi mutamenti, il tempo per rifare la mappatura dipende da quanta gente in quel Paese guida un'auto, quanti hanno uno smatphone da cui prendere i dati, da quanti sono i navigatori in zona, dalla disponibilità di dati da parte del governo. In generale, il tempo per mappare un Paese dipende da quanto denaro si vuol spendere, con pochi soldi ci vogliono mesi. In concreto, investire nella mappatura stradale di un Paese dipende da quanti possono essere i suoi potenziali fruitori. Perché alla fine è sempre il business la forza trainante".