Mentre in redazione preparavamo il numero di oggi, 27 dicembre mi chiedevo come uniformare la rubrica alla filosofia di questo Venerdì speciale: come trovare cioè un luogo che potesse simboleggiare quello che di buono, nonostante tutto, hanno prodotto gli ultimi 25 anni, e infondere una goccia di speranza per i prossimi 25. Di inferni in Terra in questo primo quarto di secolo ne abbiamo visti tanti: Ground Zero, Guantanamo, Kabul, Baghdad, L'Aquila, Aleppo, Mariupol, il Nova Festival, Gaza... Ma le buone notizie (poche, e non solo per le immutabili leggi del giornalismo) da dove sono venute?
Alla fine il meglio che mi è venuto in mente è quest'angolo di Stoccolma, la piazza davanti al Riksdag, il parlamento svedese. È qui che dall'agosto 2018 una ragazza di 15 anni (ma ne dimostrava un po' di meno) di nome Greta Thunberg stazionò tutti i giorni per tre settimane per attirare l'attenzione dei passanti (e dei politici) sui cambiamenti climatici. Il suo Sciopero per il clima prese poi cadenza settimanale – lei smise di andare a scuola tutti i venerdì – fino a ottenere una fama strepitosa e innescare un movimento globale – Fridays for Future – che ha coinvolto e continua a coinvolgere in tutto il mondo milioni di ragazzi della generazione Z e non solo.
Ora, naturalmente è lecito avere dubbi sulla figura di Greta, sul movimento nato dalla sua protesta, sui suoi obiettivi e sulla sua efficacia (emissioni e temperature globali continuano a salire, e dagli Usa di Trump all'Italia di Meloni, politici, elettori e consumatori sembrano se possibile ancora più indifferenti al tema). Ma con tutte le sue e le nostre contraddizioni, quel poco di consapevolezza ambientale che abbiamo la dobbiamo anche, forse soprattutto, alla ragazzina che scioperava davanti al parlamento svedese. Quanto a Greta come persona (qui la sua intervista a Riccardo Staglianò sul Venerdì di due anni fa), il fatto che non sia rimasta completamente schiacciata dalla fama, dalla responsabilità e dai tantissimi insulti ricevuti da tanti adulti grossi e potenti, e che contemporaneamente non sia diventata un’influencer da serate di gala e contenuti pubblicitari, è sicuramente una delle buone notizie di questo quarto di secolo. Tanti auguri di buon anno a lei, e a tutti noi.
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