ROMA - "Viviamo su una Penisola-catalogo di grandi rischi naturali". Le caratteristiche morfologiche e geofisiche del nostro Paese ci rendono "tra i Paesi più franosi del mondo: 486.000 delle 700.000 frane in tutta l'Ue sono italiane" e "2.940 richiedono un livello di attenzione molto elevato". Sono le parole di Erasmo D'Angelis, coordinatore della struttura di missione presso la presidenza del Consiglio contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, durante l'audizione in Commissione Ambiente della Camera dei Deputati. Ad aggravare la situazione, le modifiche nelle precipitazioni che "stanno provocando alterazioni anche nei sistemi idrologici". "Siamo e saremo sempre più tra i Paesi al mondo più colpiti dagli effetti dei cambiamenti climatici che hanno cambiato anche il regime delle precipitazioni, oggi a carattere 'esplosivo'", ha aggiunto D'Angelis. "Dai 100 eventi l'anno con danni registrati fino al 2006 - ha ricordato ai deputati - siamo passati dal picco di 351 del 2013 e ai 110 nei soli primi venti giorni del 2014. Da ottobre 2013 all'inizio di Aprile 2014 sono stati chiesti dalle Regioni 20 Stati di emergenza per un totale di circa 3.7 miliardi di euro". A fronte di queste necessità, gli stanziamenti concessi "sono stati 170 milioni, appena il 6% del totale".