CANCELLARE la fame in Africa, insieme a desiderare la pace nel mondo, è il sogno nel cassetto di soubrette e testimonial messi in imbarazzo dalla domanda bruciapelo del conduttore. Diventata anche materiale per imitatori e comici, la risposta automatica fa capire però quanta consapevolezza ci sia del problema. Insieme all’impegno di organizzazioni non governative e allo sviluppo tecnologico, potrebbe essere un frigorifero a ridurre il tasso di mortalità dovuto alla malnutrizione. La nuova cella frigo si chiama FreshBox e si alimenta grazie all’energia solare. È in grado di allungare la vita dei prodotti agricoli da due a 21 giorni conservandoli ad una temperatura a scelta tra gli zero e i 15 gradi. Permetterà ad agricoltori e stoccatori di conservare gli alimentari facilmente deperibili. La fase di sperimentazione dello strumento coinvolgerà dieci esercizi commerciali di Nairobi, in Kenya, durerà cinque mesi e costerà 70 scellini keniani al giorno, circa 0,68 dollari. “La richiesta sta aumentando perché le nostre celle frigo funzionano – ha spiegato a Quartz John Mbindyo, cofondatore di FreshBox, 28enne laureato alla Jomo Kenyatta University of Agriculture and Technology e “contadino orgoglioso” –, il nostro obiettivo è diffonderle su larga scala”. Decine di agricoltori sarebbero infatti pronti a testare di persona la nuova invenzione. In Africa il cibo è un problema anche quando c’è. La metà viene buttata prima della vendita. In Tanzania, ad esempio, il 40% dei cereali non raggiunge i consumatori, per un danno che si aggira intorno ai 332 milioni di dollari. In Sudafrica, la prima economia del continente, 13 milioni di persone vanno a dormire affamate. A livello, mondiale, secondo un rapporto della Rockefeller Foundation, sono un terzo gli alimenti del pianeta che marciscono prima di arrivare nei mercati e nelle grandi catene di distribuzione. Una quantità che sarebbe in grado di sfamare 789 milioni di persone, un nono della popolazione mondiale che soffre per la carenza di una corretta alimentazione.Sistemi alternativi. La popolazione locale, in attesa che le nuove tecnologie si diffondano in tutto il continente, si è ingegnata per dar vita a soluzioni alternative. Nel 2001 Mohammed Bah Abba, nigeriano, ha messo a punto un sistema di vasi di terracotta riempiti con sabbia bagnata che permette di conservare il cibo per settimane e che ha venduto 12mila pezzi. Go Energyless, un’azienda marocchina, ha sviluppato un sistema di raffreddamento in argilla che permette agli alimenti di mantenersi fino a tredici giorni.