I cuccioli di squalo grigio del reef, una delle specie più comuni nelle acque indopacifiche, sono abituati a vivere nelle condizioni estreme tipiche dei loro habitat. Ora questi “vivai” (la parola per noi è positiva, per gli scienziati no) stanno per affrontare un futuro incerto. Nel senso che l'ambiente può peggiorare al punto di trasformarsi da culla in trappola. La previsione viene da uno studio di Ian Bouyoucos, dottorando presso l'ARC Center of Excellence for Coral Reef Studies della James Cook University, in Australia. “Gli habitat in acque poco profonde forniscono cibo e riparo in abbondanza, così i piccoli squali possono difendersi dai predatori più grossi, come altri grandi squali" afferma Bouyoucos. “Però, a causa dei repentini cambi di temperatura e dei livelli di ossigeno, non siamo in un bel posto, in termini di condizioni ambientali. Il repentino mutare dello status può rendere la respirazione dei pesci oltremodo difficoltosa”. Il lato positivo è che "il tasso di crescita e il metabolismo dei piccoli squali sono resistenti alle variazioni di temperatura che attualmente affrontano in questi habitat poco profondi", rivela ancora Bouyoucos. Gli squali grigi del reef dalla pinna nera (altri ce l'hanno bianca) hanno comunque una vita durissima. Le madri, di solito, partoriscono sì vicino alla costa, ma quattro cuccioli per volta, dei quali uno solo riesce a sopravvivere. "In sostanza – spiega Jodie Rummer, coautore dello studio – dal giorno in cui nascono questi piccoli squali devono saper adattare i loro organismi alle dure condizioni dell'habitat che li accolgono”. Ma cosa li aspetta fuori? Due grandi minacce: la pesca eccessiva e i cambiamenti climatici. La prima si può combattere in tempi relativamente rapidi. I secondi no. I piccoli di squalo grigio del reef godono di un periodo di apprendimento – una vera e propria scuola – durante il quale devono crescere, imparare a procacciarsi il cibo. Se i loro ecosistemi vengono distrutti dal clima impazzito, i pesci saranno costretti a scegliere habitat sì meno duri da vivere, ma anche meno protettivi, dove potrebbero non trovare nemmeno cibo. D'altro canto, restare negli habitat più sicuri delle acque poco profonde li espone agli effetti del surriscaldamento e della riduzione dei livelli di ossigeno. Una trappola davvero. Che purtroppo è già scattata.