Economia

Yellen cauta: "Economia migliora, ma ripresa incompleta". Listini nervosi, giù l'indice Zew

Il Parlamento Ue ha dato la fiducia a Juncker come presidente della Commissione. Negli Usa, il numero uno della Fed spiega al Senato che ci sono ancora troppi disoccupati e che l'economia ha bisogno di supporto, ma se il lavoro migliorerà i tassi potranno salire prima del previsto. Nel Vecchio continente prevale la cautela, Milano soffre con le banche e il Portogallo. Cala ancora la fiducia delle imprese tedesche

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MILANO - I mercati chiudono in rosso nel giorno dell'elezione di Jean Claude Juncker al vertice della Commissione Europea e nel quale Janet Yellen, il presidente della Federal Reserve, riferisce alla Commissione bancaria del Senato degli Stati Uniti sulla consistenza della ripresa americana.

Prima del voto, il nuovo leader del Vecchio continente ha garantito ai deputati continentali che nel suo programma le priorità vanno a lavoro e crescita, con lo stanziamento di 300 miliardi di fondi dedicati nei prossimi tre anni. Parlando al Congresso, Yellen ha tenuto un atteggiamento cauto: da una parte ha spiegato che l'economia Usa ha ancora bisogno del sostegno Fed, visto che la ripresa è incompleta, mentre resta troppo elevato il numero dei disoccupati. Ha però preallertato i mercati quando non ha escluso che i tassi d'interesse possano tornare a salire prima del previsto, se il recupero del mercato del lavoro dovesse accelerare. Ciò decreterebbe la fine della liquidità a bassissimo costo con la quale molti investitori hanno potuto gonfiare i corsi azionari.

Nel Vecchio continente il dato statistico più atteso ha riguardato l'indice Zew: la fiducia delle imprese tedesche è calata a 27,1 dopo che, a giugno, si era registrata una flessione a 29,8 punti, rispetto ai 33,1 punti del precedente mese di maggio. In Europa si è guardato anche all'andamento dell'inflazione in Gran Bretagna, che è salita dello 0,2% mensile a giugno e dell'1,9% tendenziale, superando le apettative, mentre quella italiana ha mostrato un nuovo rallentamento ai minimi dal 2009. Negli Stati Uniti, dopo una giornata di calma piatta, è tornata ricca l'agenda. Le vendite al dettaglio Usa hanno segnato una crescita limitata al +0,2% mensile a giugno, facendo peggio delle attese. Hanno deluso anche i prezzi all'import di giugno, in crescita dello 0,1%; netto balzo invece per l'indice Empire State, che ha raggiunto il top da quattro anni a quota 25,6 punti. Grande attenzione anche alle trimestrali: dopo Wells Fargo e Citigroup, è stata la volta di JP Morgan e Goldman Sachs che hanno superato le attese, mentre dopo la chiusura di Wall Street si fanno largo i tecnologici con Intel e Yahoo!.

In Asia le contrattazioni sono state caratterizzate dal segno positivo, mentre in Europa i listini - e Piazza Affari in particolare - hanno preso la via della debolezza sull'onda lunga dei timori sul Portogallo, dove la Banca Espirito Santo tratta ai minimi storici accusando un ribasso di venti punti percentuali. Non si dissolvono le preoccupazioni per un possibile default tecnico dell'Argentina che potrebbe non rimborsare i Tango Bond in scadenza a fine luglio. Milano chiude vicino ai minimi di giornata in ribasso dell'1,33% con il Ftse Mib appesantito dal comparto delle utility e da alcuni titoli del credito, che soffrono appunto i rinnovati timori sulla situazione portoghese. Anche le altre Piazze europee archiviano una seduta debole: Francoforte cede lo 0,65%, Londra arretra dello 0,53% e Parigi perde l'1,03%. Wall Street risente dell'ipotesi di un innalzamento dei tassi e chiude contrastata: il Dow Jones sale dello 0,04% mentre il Nasdaq perde lo 0,54% e lo S&P 500 cede lo 0,2%.

A Piazza Affari, dopo il nervosismo delle ultime sedute alternate tra la parte alta e quella bassa del listino, sono arrivate buone notizie per gli azionisti del Banco Popolare: gli analisti di Morgan Stanley hanno emesso un upgrade sull'azione alzando il loro rating a 'equal weight' (in linea con il mercato) dal precedente 'underweight' (peggio del mercato). Salto ancora maggiore per Bpm, passata da 'under' a 'overweight'. Gli stessi analisti sono intervenuti sul giudizio per Mediobanca, che è stato abbassato ad 'underweight', stesso livello dal quale è stata avviata la copertura di Mps. Netta sforbiciata, questa volta da parte di Barclays, al target price su Tod's: scende da 94 a 87 euro.

L'euro chiude in calo a 1,3567 dollari in seguito all'audizione del presidente della Fed: la prospettiva di una stretta monetaria in Usa favorisce quindi il biglietto verde, che avanza anche sullo yen a quota 101,67. La divisa nipponica è in rialzo, invece, sull'euro, a quota 137,91. Da sottolineare il balzo della sterlina, che sale a 1,7192 dollari, massimo da sei anni, per via dell'inattesa crescita dell'inflazione in Gran Bretagna. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi segna livelli simili alla chiusura di ieri: il differenziale di rendimento si attesta a quota 163 punti base, con i titoli decennali italiani che rendono il 2,84% sul mercato secondario.

In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso nuovamente in rialzo grazie alla seduta positiva di Wall Street e dall'indebolimento dello yen sui mercati valutari: l'indice Nikkei ha archiviato gli scambi a quota 15.395,16, con un guadagno dello 0,6% rispetto alla seduta precedente. Limitato l'impatto delle decisioni, largamente attese, annunciate dalla Bank of Japan in materia di politica monetaria, con la conferma degli stimoli monetari in corso e dell'obiettivo di portare l'inflazione giapponese al 2% nel medio periodo. Non si è fatto sentire neppure il fatto che la BoJ abbia tagliato leggermente le sue prospettive di crescita per il 2014, che accreditano ora una crescita del Pil dell'1% a fronte del precedente +1,1%. Restano invariate, rispettivamente a +1,5 e a +1,3%, le previsioni di crescita per il 2015 e il 2016.

Sul versante delle materie prime, il petrolio al Nymex scende sotto quota 100 dollari al barile per la prima volta dal 12 maggio scorso. Il contratto ad agosto dell'oro mette a segno un +0,25% a 1.309 dollari all'oncia.