Un funzionario di Hamas risponde duramente al piano di Trump, mentre il capo dell’Idf frena sull’occupazione di Gaza e gli accademici internazionali denunciano il “genocidio a Gaza”. "Il nemico israeliano si è spalancato le porte dell'inferno uccidendo il primo ministro e i ministri a Sana’a". È la minaccia lanciata dal capo di stato maggiore degli Houthi, Mohammed al Ghamari.
Trump: “La guerra a Gaza sta danneggiando Israele agli occhi dell’opinione pubblica”
Israele "potrebbe anche vincere la guerra, ma non sta conquistando il mondo delle pubbliche relazioni". Lo afferma il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un'intervista al Daily Caller ripresa da The Times of Israel. "Dovranno farla finita con questa guerra... Sta danneggiando Israele", ha aggiunto. Nell'intervista, a Trump viene chiesto se sia preoccupato per il calo del sostegno a Israele negli Stati Uniti, anche tra i repubblicani: "Ne sono consapevole", risponde. Trump osserva che Israele aveva "la lobby più forte al Congresso" 15 o 20 anni fa, ma ora non è più così. "C'è stato un tempo in cui... se volevi fare il politico, non potevi parlare male [di Israele]", dice. "Israele era la lobby più forte che abbia mai visto... Avevano il controllo totale sul Congresso", aggiunge Trump. Israele "è stato danneggiato, soprattutto al Congresso". "La gente si è dimenticata del 7 ottobre"
Wafa: “Coloni israeliani incendiano decine ettari a nord Hebron”
Numerosi coloni israeliani hanno assaltato l'area di Sair, a nordest di Hebron in Cisgiordania, "dando alle fiamme decine di ettari di terra coltivata". Lo scrive la palestinese Wafa affermando che il "raid è ancora in corso"
Netanyahu: “Grazie agli Usa per negare i visti a chi glorifica il terrorismo”
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha espresso gratitudine agli Stati Uniti dopo che Washington ha negato i visti al presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas e ad altri funzionari palestinesi in vista dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite prevista per fine mese. "A nome dello Stato di Israele, ringrazio il presidente Trump e il segretario Rubio per la loro chiarezza morale - ha scritto Netanyahu in un post su X - Negare i visti a chi glorifica il terrorismo non è una punizione, è giustizia. Non ci sono premi per il terrorismo e nessuna ricompensa per la barbarie"
Media: “Capo dell’Idf al governo, dove eravate il 7 ottobre?”
Secondo indiscrezioni trapelate nelle ultime ore, il capo dell'Idf Eyal Zamir ha attaccato duramente il governo sul 7 ottobre ieri sera durante la riunione di gabinetto, come riporta Channel 13. "Buongiorno", avrebbe detto sarcasticamente, "siete il governo del 7 ottobre. Ora ricordatevi di parlare della sconfitta di Hamas. Dov'eravate il 7? L'8? Il 9 ottobre 2023? Ora ricordate, dopo due anni?", ha chiesto. "Quando ho assunto questa posizione, Gaza non era ancora sconfitta", ha continuato Zamir, secondo il report. "Oggi, il 70% di Gaza è sconfitto". Zamir e altri responsabili della sicurezza si oppongono ai piani per conquistare militarmente la città di Gaza, sostenendo invece un accordo di rilascio degli ostaggi e un cessate il fuoco
Capo dell’Idf avverte Netanyahu e ministri: “Gaza richiederà un governo militare”
Il capo di Stato Maggiore israeliano, Eyal Zamir, ha avvertito che il piano per conquistare Gaza City porterà a un'amministrazione militare israeliana nel territorio, come riportato dal sito ynet. "State andando verso un governo militare. Il vostro piano ci conduce lì. Capite le implicazioni", avrebbe detto Zamir al premier Benjamin Netanyahu e i suoi ministri durante una riunione del Gabinetto di Sicurezza israeliano di ieri sera, secondo la ricostruzione di ynet. Zamir ha sottolineato che la leadership politica israeliana non sta preparando alternative per il periodo post-bellico. Un ritorno a un'amministrazione militare rappresenterebbe un passo indietro rispetto alla speranza di una soluzione a due Stati, considerando che Gaza era stata sotto controllo militare israeliano dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967 e che Hamas ha preso il potere nel 2007. Il capo militare ha inoltre esortato a un accordo con Hamas per il rilascio degli ostaggi, ricordando che ci sono ancora 48 ostaggi nella Striscia di Gaza, di cui 20 ritenuti vivi dal governo israeliano, e ha avvertito che prendere il controllo di Gaza City potrebbe mettere in pericolo le loro vite
Abbas: “L’unico ostacolo per il ritorno dell’Anp a Gaza è Netanyahu”
"L'Autorità Palestinese governava Gaza prima del 2007, ed era completamente calma. Non c'è alcun ostacolo al ritorno dell'Anp a Gaza, eccetto l'opposizione di Netanyahu". Lo ha dichiarato il presidente dell'Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, in un'intervista al canale saudita Al Arabiya. Abbas ha sottolineato che il premier israeliano Benjamin Netanyahu si oppone al ritorno dell'Anp a governare Gaza dopo la guerra, nonostante l'idea sia sostenuta da molti Paesi occidentali. Netanyahu ha affermato che a governare la Striscia in futuro sarà un organismo ancora da determinare, non Israele. Riguardo al crescente riconoscimento internazionale di uno Stato palestinese, Abbas ha aggiunto: "Molti capi di Stato mi hanno detto che intendono riconoscere uno Stato palestinese. Noi abbiamo riconosciuto Israele nel 1988, e negli Accordi di Oslo abbiamo firmato su questo. Se molti Paesi riconosceranno la Palestina, ci rivolgeremo all'Onu per chiedere la piena adesione"
Comincia domani l'arruolamento di 60mila riservisti dell'Idf
Parte domani il graduale arruolamento di 60.000 riservisti dell'Idf mentre un numero maggiore di truppe vengono inviate nella Striscia in vista dell'operazione decisa dal governo per conquistare Gaza City. La maggior parte, tra 40 e 50mila, riceverà l'ordine di presentarsi in servizio domani stesso, come aveva dichiarato l'esercito in agosto. Un'altra ondata è prevista tra novembre e dicembre, e una terza tra febbraio e marzo 2026. Il numero di riservisti richiamati si aggiunge alle decine di migliaia che attualmente prestano già servizio. L'Idf ha fatto sapere di voler estendere di altri 30-40 giorni il servizio di riserva per circa 20.000 militari attualmente in servizio. Il che porterebbe il numero totale di riservisti nell'offensiva a circa 130.000
Tajani: “Contrari alla nuova offensiva dell’Idf su Gaza”
"Siamo contrari alla nuova offensiva su Gaza" dell'Idf mirata a occupare Gaza City e l'enclave palestinese. Lo ha detto il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani al termine dei colloqui con il capo della diplomazia dell'Anp Varsen Aghabekian a Roma
Soldato dell'Idf si suicida in una base nel nord di Israele
Un soldato in servizio regolare è stato trovato morto oggi in una base militare nel nord di Israele, vicino alla città di Tiberiade. La polizia militare ha aperto un'indagine e i risultati saranno inviati alla procura militare. Dall'inizio dell'anno 18 soldati si sono tolti la vita. Due settimane fa un ufficiale di riserva, Yosef Haim Ashraf, 28 anni di Tiberiade (città della Galilea settentrionale), si è suicidato in un bosco vicino a Ramat Poriah, sul lago di Galilea. Alla luce dell'aumento dei suicidi tra le fila dell'Idf, alla fine di luglio il capo della direzione delle risorse umane Dado Bar Kalifa ha annunciato la creazione di una commissione per esaminare soluzioni e fornire un sostegno migliore ai militari
Tajani: “Gli attivisti della Global Sumud Flotilla non sono terroristi”
"Non credo che siano dei terroristi". Così il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani si è espresso rispetto agli attivisti della Global Sumud Flotilla, accusati dal ministro della Difesa israeliano Itamar Ben Gvir di essere, appunto, terroristi. "Si può dire di non essere d'accordo, che si tratta di iniziative inopportune, ma bisogna usare un linguaggio proporzionato", ha aggiunto Tajani.
Ministra Palestina: “Bene gli aiuti, ma serve una via politica”
"In Palestina è in corso una crisi umanitaria. Grazie per il vostro sostegno, è per noi molto importante. Nel corso della nostra riunione abbiamo discusso della situazione di Gaza e della Cisgiordania. Abbiamo confermato la soluzione dei due stati e il ruolo dell'autorità palestinese a Gaza". Lo ha detto la ministra degli Affari Esteri dell'Autorità Nazionale Palestinese, Varsen Aghabekian al termine della visita ai bambini palestinesi in cura presso il policlinico Agostino Gemelli di Roma.
"L'assistenza umanitaria è molto importante - ha aggiunto - ma è importante anche la via politica, perché solo misure sul terreno possono portare ai due stati. Ora noi guardiamo alla conferenza di New York, auspicando che i Paesi del mondo supportino la Palestina. Non è simbolico il riconoscimento della Palestina, perché la soluzione dei due Stati è l'unica soluzione per la pace e la sicurezza, anche per Israele".
Tajani: “No a una nuova offensiva a Gaza, sanzioni dure ai coloni”
"Ho ribadito alla ministra palestinese l'impegno dell'Italia per un immediato cessate il fuoco, così come per la liberazione ostaggi. Siamo contrari alla nuova offensiva su Gaza così come ho ribadito la nostra condanna agli attacchi contro i villaggi in Cisgiordania. Consideriamo gravi gli attacchi ai villaggi cristiani, questo perché i cristiani rappresentano un elemento di stabilità, pace e dialogo in Cisgiordania, Gaza ed in tutto il Medio Oriente". Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani al termine della visita al policlinico Gemelli di Roma ai bambini palestinesi ricoverati.
"Siamo impegnati a tutto campo per il cessate il fuoco a Gaza, con la fine degli attacchi israeliani. Siamo contrari a qualsiasi insediamento in Cisgiordania. Abbiamo detto a Copenaghen che siamo pronti a sostenere sanzioni più dure nei confronti dei coloni violenti. È una scelta politica. Questi coloni puntano a disarticolare la costruzione di uno stato palestinese che noi riconosciamo, ma finché non c'è uno stato è difficile fare un riconoscimento. Noi riconosciamo l'Anp".
Tajani: “L’Anp è l’unico interlocutore per l'Italia”
Per il governo italiano "l'unica soluzione a Gaza è quella dei due popoli e due Stati, con l'Autorità Nazionale Palestinese come unico interlocutore".
Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani durante un punto stampa all'ospedale Gemelli di Roma dopo la visita con l'omologa palestinese Varsen Aghabekian.
Tajani ha ribadito che il futuro della Palestina "deve essere senza Hamas", e al contempo il governo italiano "auspica un immediato cessate il fuoco" e ribadisce "la propria contrarietà alla nuova offensiva a Gaza" così come "agli attacchi dei coloni in Cisgiordania".
Mamma di Gaza a Tajani: “Vogliamo restare qui”, il ministro: “Faremo di tutto per integrarli”
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani si è intrattenuto all'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma con la mamma di uno dei bambini di Gaza in cura presso la struttura. "Noi vi ringraziamo perché veramente avete accolto noi qui, eravamo tutti feriti. Voi avete fatto tanto con i nostri bambini e con il popolo palestinese - ha detto la donna - noi anche dopo le cure vorremmo rimanere qui, perché non sappiamo cosa succederà dopo". "Faremo di tutto per integrarli e per farli studiare nelle scuole italiane", ha assicurato il ministro.
La donna, che ha detto di avere ancora quattro figli a Gaza che "stanno per morire", ha espresso il desiderio di farli venire in Italia, e Tajani ha garantito che si farà "tutto il possibile" affinché questo avvenga.
Migliaia ai funerali di Idan Shtivi, “ucciso dai civili a Gaza”. Il padre: “Ho visto l'omicidio in un video, l’Idf non l'ha diffuso”
Migliaia di persone hanno accompagnato oggi al cimitero di Kfar Màas, una località agricola a est di Tel Aviv, Idan Shtivi, rapito il 7 ottobre dal festival Nova, assassinato a Gaza e riportato in Israele pochi giorni fa dall'Idf. Il padre ha ricostruito gli ultimi minuti prima che fosse ucciso dai terroristi: Idan è sceso dall'auto, ha fermato la jeep di Guy Illouz (rapito e assassinato durante la cattività a Gaza e vi ha trasferito alcuni dei feriti dal Nova Festival. Hanno percorso circa 50 metri finché i terroristi non hanno sparato di nuovo. Idan e Guy sono fuggiti verso gli alberi e i terroristi hanno ucciso i feriti dentro l'auto. Poi è arrivata una squadra di miliziani e ha cercato di catturare Idan. Lui ha lottato, non sono riusciti ad avvicinarsi perché lui li ha colpiti a sua volta: gli hanno sparato alla schiena e lo hanno ferito. Poi i civili a Gaza lo hanno assassinato. C'è un video che l'esercito non ha diffuso, solo io l'ho visto.
Vedere cosa stanno facendo a tuo figlio è la cosa peggiore per un padre. Per identificarlo, sono stati necessari degli esami identificativi, sul suo tatuaggio, le sue scarpe. Alla fine, è stato riconosciuto", ha detto.
Al funerale, la madre, Dalit, ha letto una lettera che il figlio le aveva scritto poco prima di essere rapito. "Idan è stato riportato in Israele nel giorno del mio compleanno, il 28 agosto. Ho un vuoto enorme nel cuore, un dolore che non mi lascia mai. Scusami amore mio, non sono riuscita a proteggerti, veglia su di noi dall'alto". Idan Shtivi aveva 28 anni, studiava all'università Reichman di Herzliya. Il suo corpo è stato riportato da Gaza lo scorso fine settimana insieme a quello di Ilan Weiss, in un'operazione dell'Idf e dello Shin Bet.
Gli accademici internazionali denunciano il “genocidio a Gaza”, Israele replica: “Vergogna”
L'Associazione Internazionale degli Studiosi del Genocidio (Iags) ha approvato una risoluzione affermando che "le politiche e le azioni di Israele a Gaza soddisfano la definizione legale di genocidio ai sensi dell'Articolo II della Convenzione Onu per la Prevenzione e la Punizione del Crimine di Genocidio (1948)". L'86% dei membri votanti, su 500 totali, ha sostenuto il documento, che chiede a Israele di "cessare immediatamente tutti gli atti che costituiscono genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità contro i palestinesi a Gaza", includendo attacchi contro civili, fame, privazione di aiuti umanitari, violenze sessuali e spostamenti forzati della popolazione.
La risoluzione riconosce anche che l'attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre 2023 costituisce crimini internazionali. Lo riporta Haaretz.
Dal canto suo, il ministero degli Esteri israeliano ha duramente criticato la risoluzione, definendola "un imbarazzo per la professione legale e per qualsiasi standard accademico" e accusando l'associazione di basare la decisione sulla "campagna di menzogne di Hamas e sul riciclaggio di quelle menzogne da parte di altri". Secondo il ministero, la risoluzione "accusa la stessa vittima del genocidio - nonostante il tentativo di genocidio di Hamas contro il popolo ebraico, con l'uccisione di 1.200 persone, lo stupro di donne, il rogo di famiglie e l'obiettivo dichiarato di uccidere ogni ebreo".
"Vergogna", conclude la nota.
Tajani vede Aghabekian, “Faremo di più, pronti a ospitare studenti palestinesi”
"L'Italia è tra i Paesi al mondo dove arriva il maggior numero di rifugiati provenienti da Gaza con gli Emirati, la Turchia, il Qatar e l'Egitto. Siamo pronti a fare di più. Siamo pronti anche a ospitare studenti". Lo ha dichiarato il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani intervenendo all'Università La Sapienza insieme al capo della diplomazia dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), Varsen Aghabekian. Tajani non ha nascosto che "non è facile" avviare programmi di accoglienza per gli studenti palestinesi "perché come sapete c'è bisogno di un accordo con le Idf, lo Shin Bet, con il governo israeliano, il Mossad e i palestinesi". Ma allo stesso tempo "siamo pronti" e "c'è un impegno forte e importante da parte del ministro Bernini". La ministra dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini era presente all'incontro.
Kallas: “Il riconoscimento della Palestina non ferma i morti, ma aiuta la soluzione dei 2 Stati”
"Spetta agli Stati membri decidere" sul riconoscimento della Palestina. "E' una loro decisione, perchè l'Unione europea non riconosce nessuno". Lo ha dichiarato l'Alta rappresentante dell'Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, in un intervento al Forum strategico di Bled.
"Fermerà le uccisioni? Probabilmente no, ma manterrà viva la soluzione dei due Stati. Ripeto, l'Europa è la più forte sostenitrice, e tutti sono a bordo per la soluzione dei due Stati. Quindi, per avere due Stati, è necessario avere uno Stato palestinese che sia più forte e paritario per raggiungere questo livello", ha aggiunto.
Global Sumud Flotilla, a bordo anche l'eurodeputata Scuderi (Avs)
"Ho deciso di imbarcarmi sulla Global Sumud Flotilla e tra pochi giorni partirò dalla Sicilia. Lo dico dal Parlamento europeo, dove la complicità di governi e tantissimi politici con il genocidio e la pulizia etnica in corso a Gaza impedisce una risposta credibile da parte delle istituzioni". Lo afferma in un video pubblicato sui social l'europarlamentare di Alleanza verdi e sinistra Benedetta Scuderi. "Continuiamo a vedere un genocidio in diretta - prosegue - e ci sentiamo completamente impotenti. E' per questo che come parlamentare, come attivista, ma soprattutto come essere umano, sento il dovere di esserci con il mio corpo. Mettermi a disposizione per un gesto collettivo di coraggio è qualcosa che sento necessaria per contrastare l'inazione delle istituzioni di cui faccio parte. Sarà una delle più grandi missioni umanitarie di sempre, che proverà a rompere l'assedio di Israele e creare un corridoio umanitario via mare per dare respiro a una popolazione stremata dalle bombe, dalla fame e dalla sete".
"Riguarda tutte e tutti noi: è per questo che vi chiedo di condividere e amplificare il messaggio, rimanere informati, informare, donare e sostenere la Global Sumud Flotilla. Ogni gesto conta, e le straordinarie notizie da Genova lo hanno dimostrato. Non sentiamoci sopraffatti, quando la comunità si muove, i governi devono fare i conti con le proprie responsabilità e reagire", conclude.
Netanyahu cita Trump: “Nessun accordo parziale sui rapiti. Entrate con tutte le forze a Gaza e concludete”, ha riferito
"Dimenticate gli accordi parziali sugli ostaggi. Entrate con tutte le vostre forze a Gaza. Concludete": sono le parole di Donald Trump riferite dal premier israeliano Benjamin Netanyahu durante il gabinetto che si è tenuto tra ieri sera e le prime ore di oggi sugli sviluppi delle operazioni nella Striscia. Netanyahu ha sottolineato che raggiungere un accordo parziale con Hamas sulla liberazione di parte degli ostaggi non è all'ordine del giorno spiegando che "la finestra di legittimità di Israele presso la comunità internazionale è limitata e che una pausa per un accordo parziale danneggerebbe gli sforzi per distruggere Hamas".
Kallas: “Frustrazione sui progressi a Gaza; non abbastanza”
"La mia frustrazione deriva anche dal fatto che non abbiamo avuto abbastanza successo". Lo ha dichiarato l'Alta rappresentante dell'Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, intervenendo al Forum strategico di Bled e rispondendo a una domanda sui progressi umanitari a Gaza.
"Grazie all'accordo sugli aiuti umanitari, abbiamo raggiunto un punto in cui, rispetto a qualche mese fa, ci sono più camion che entrano. Ci sono più valichi di frontiera aperti rispetto a prima. Hanno preparato l'elettricità e le condutture dell'acqua. Non è abbastanza, ma abbiamo comunque ottenuto qualcosa", ha aggiunto. "Avremmo più successo se non parlassimo con loro? Consideriamo che il rapporto di Israele con l'amministrazione americana è totalmente diverso e che gli americani hanno più influenza di noi su ciò che Israele fa o non fa, quindi cerchiamo di aiutare sul piano umanitario", ha concluso.
Capo dell’Idf frena sull’occupazione di Gaza: “Porterà al governo militare”
Il piano per l'occupazione di Gaza City porterà all'occupazione dell'intera enclave palestinese con la conseguenza che in Israele si formerà "un governo militare". Lo ha dichiarato il capo di Stato maggiore delle Idf, il generale Eyal Zamir, durante la riunione del gabinetto di sicurezza di ieri sera, secondo quanto riferisce il sito di Ynet. "State andando verso un governo militare - ha detto Zamir -. Il vostro piano ci sta conducendo lì. Comprendetene le implicazioni". Durante una riunione che Ynet ha descritto come "accesa", Zamir ha detto ai ministri che "la vostra decisione di conquistare Gaza City, e che in seguito porterà alla conquista dei campi profughi nella Gaza centrale, ci porterà a un governo militare, perché non ci sarà nessun altro organismo che possa assumersi la responsabilità della popolazione". Il segretario di gabinetto Yossi Fuchs ha rispondo affermando che era già stata presa la decisione di non istituire un governo militare a Gaza. Il ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, ha quindi dichiarato: "Invece di un governo militare, incoraggiate l'emigrazione volontaria". E il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha tagliato corto: "Abbiamo preso una decisione".
Idf: “Intercettato un drone lanciato dagli Houthi dallo Yemen”
L'Idf rende noto di avere intercettato un drone lanciato dagli Houthi dal territorio dello Yemen prima che raggiungesse il territorio israeliano e nel Paese non sono state attivate le sirene. Il velivolo senza pilota abbattuto è il primo lanciato dal gruppo, sostenuto dall'Iran e che controlla buona parte dello Yemen, che a quanto si apprende intende continuare con numerosi lanci per vendetta dopo l'attacco dell'Idf di giovedì scorso a Sanaa in cui sono rimasti uccisi il premier e diversi ministri e alti funzionari.
Idf nega le sparizioni ai centri di distribuzione degli aiuti
Le forze israeliane hanno respinto le accuse di "sparizioni forzate" di palestinesi nei centri di distribuzione degli aiuti della Gaza Humanitarian Foundation. Lo riferisce il Times of Israel.
"L'accusa di sparizione forzata di residenti di Gaza nei complessi di aiuti è del tutto priva di fondamento", si legge in una dichiarazione rilasciata pochi giorni dopo che esperti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani avevano lanciato l'allarme.
In una nota, sette esperti dell'Onu avevano riferito di aver ricevuto segnalazioni secondo cui si erano perse le tracce di diverse persone, tra cui un bambino, che erano state nei siti della Ghf e che l'Idf sarebbe stata "direttamente coinvolta nelle sparizioni".
Medioriente, leader Sco: “Profonda preoccupazione per l’escalation del conflitto”
Gli Stati membri del vertice dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco) hanno ribadito "la loro profonda preoccupazione per la continua escalation del conflitto israelo-palestinese e hanno condannato fermamente le azioni che hanno provocato numerose vittime civili e un disastro umanitario nella Striscia di Gaza". Lo afferma la nota finale del vertice che si è tenuto a Tianjin, in Cina, come riporta l'agenzia Xinhua. "Gli Stati membri hanno sottolineato la necessità di raggiungere quanto prima un cessate il fuoco completo e duraturo, di garantire l'ingresso degli aiuti umanitari a Gaza e di intensificare gli sforzi per garantire la pace, la stabilità e la sicurezza dei residenti nella regione", prosegue la nota, "gli Stati membri hanno sottolineato che l'unico modo per garantire la pace e la stabilità in Medio Oriente è una soluzione globale e giusta alla questione palestinese".
Medioriente, Sumar: “Netanyahu lasci passare la Flotilla”
"Chiediamo a Netanyahu di lasciar passare" la Global Sumud Flotilla, le mandiamo "tutto il nostro sostegno e solidarietà". Lo ha detto in conferenza stampa il portavoce di Sumar e ministro della Cultura Ernest Urtasun. "Chiediamo inoltre che la Palestina possa partecipare all'Assemblea delle Nazioni Unite a New York e ribadiamo che non vogliamo essere complici del genocidio a Gaza: questo mese di settembre deve essere approvato l'embargo sulle armi in sospeso al Congresso dei deputati", ha aggiunto il portavoce.
Houthi stanno lanciano droni contro Israele, difesa pronta. Fonti militari: “Ritorsione dopo l'attacco dell'Idf a Sanaa”
Gli Houthi stanno lanciando droni contro Israele per ritorsione dopo l'attacco dell'Idf di giovedì scorso a Sanaa in cui è rimasto ucciso il premier del gruppo sostenuto dall'Iran, diversi ministri e alti funzionari. Lo riferiscono fonti militari israeliane, spiegando che il primo è già stato sparato. L'aeronautica militare sta monitorando e si sta preparando per intercettare i velivoli senza pilota carichi di esplosivo. Il tempo di arrivo dei droni dallo Yemen a Israele è di diverse ore. Ieri sera il capo di stato maggiore degli Houthi Mohammed al Ghamari, ha dichiarato che “Israele si è aperto le porte dell'inferno”.
Presidente Slovenia: “Amnesia collettiva sullo stop al genocidio”
"Sono passati solo 80 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale. Solo 80 anni e sembra che abbiamo già dimenticato quanto siano vitali i diritti umani e la dignità per la civiltà e il progresso sociale. Questa amnesia collettiva è così profonda che persino la prevenzione del genocidio, il crimine più abominevole contro l'umanità, non ha più l'urgenza che aveva un tempo". Lo ha dichiarato la presidente della Slovenia, Natasa Pirc Musar, intervenendo al Forum strategico di Bled.
"Non sono qui per paragonare la disumanizzazione di milioni di persone sotto il nazismo e il fascismo, che ha portato all'Olocausto e ad altri crimini contro l'umanità. Tutt'altro. Ma devo dire questo: il mondo ha condannato il genocidio di Srebrenica e ha assicurato i suoi autori alla giustizia. Perché allora, solo tre decenni dopo, alcuni politici tollerano, e addirittura difendono, la politica genocida di Israele nei confronti dei palestinesi a Gaza? La comunità internazionale ha condannato con forza l'attacco terroristico di Hamas nell'ottobre 2023. Come mai non c'è lo stesso consenso quando si tratta delle persone che vivono a Gaza? Com'è possibile che ci siano ancora politici, anche negli Stati membri dell'Unione europea, che tollerano che la maggior parte della popolazione di Gaza sia stata sfollata più volte? Che oltre il 90% delle case sia danneggiato o distrutto?", ha aggiunto.
"Come possono accettare la grave carenza di cibo, acqua, carburante, medicine e alloggi? O le notizie secondo cui Israele sta negoziando con il Sud Sudan per trasferire persone da una terra devastata dalla guerra e a rischio di carestia a un'altra? O il fatto che gli stessi operatori umanitari e medici stiano morendo di fame mentre cercano di aiutare chi ne ha bisogno? Come possono non commuoversi dopo che la notizia ha fatto il giro del mondo che la città di Gaza e le zone circostanti sono ora, signore e signori, ufficialmente in condizioni di carestia? Queste non sono domande retoriche. Come esseri umani, dobbiamo garantire che la Striscia di Gaza e la Cisgiordania non scompaiano mai dai riflettori politici", ha concluso.
Costa: “A Gaza catastrofe che sconvolge la coscienza del mondo”
"In Medio Oriente, stiamo assistendo a una catastrofe umanitaria a Gaza che sconvolge la coscienza del mondo. L'entità delle sofferenze dei civili, soprattutto tra i bambini, è spaventosa e inaccettabile. Come affermato nella risoluzione presentata dalla Slovenia al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: l'uso della fame come arma di guerra è proibito dal diritto umanitario internazionale. Purtroppo, sebbene sostenuta da 14 membri del Consiglio su 15, questa risoluzione è stata bloccata dagli Stati Uniti". Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, nel suo intervento al Forum strategico di Bled.
"L'Ue ha costantemente condannato gli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre e continua a chiedere il rilascio incondizionato di tutti gli ostaggi. Allo stesso tempo, il diritto all'autodifesa non giustifica la distruzione indiscriminata delle infrastrutture civili, né la punizione collettiva di un'intera popolazione.
Dobbiamo essere inequivocabili: il diritto internazionale umanitario si applica a tutte le parti. Siamo profondamente preoccupati per le azioni che minacciano la realtà di un futuro Stato palestinese, in particolare l'espansione degli insediamenti in Cisgiordania e gli sfollamenti in corso a Gaza.
Questi sviluppi rischiano di minare la pace e destabilizzare la regione nel suo complesso", ha evidenziato.
Chiediamo pertanto: un cessate il fuoco immediato e duraturo; accesso umanitario senza ostacoli; la cessazione delle attività di insediamento illegale e un rinnovato impegno internazionale per una soluzione a due Stati", ha aggiunto.
Hamas: "Gaza non è in vendita"
Gaza "non è in vendita". Lo ha detto un funzionario di Hamas dopo che il Washington Post ha riferito di un piano postbellico degli Stati Uniti per spostare la popolazione e porre il territorio palestinese sotto il controllo degli Stati Uniti.
Il piano di 38 pagine, visionato dal quotidiano americano, prevede lo spostamento "volontario" dei due milioni di abitanti di Gaza in altri Paesi o in aree sicure all'interno del territorio devastato da quasi due anni di guerra, mentre viene ricostruito per trasformarlo in un centro turistico e tecnologico. Il territorio palestinese - secondo quanto si legge nel piano riportato dal giornale americano - sarebbe posto sotto l'amministrazione di un'entità chiamata Gaza Reconstitution, Economic Acceleration and Transformation Trust, o GREAT Trust, che poi lascerà il posto a una "entità palestinese riformata e deradicalizzata". Coloro che accettano di partire riceverebbero 5.000 dollari in contanti e assistenza per quattro anni di affitto e un anno di cibo. "Gaza non è in vendita", ha affermato sui social media il membro dell'ufficio politico di Hamas, Bassem Naim, affermando che il territorio è "parte integrante della grande patria palestinese".
"Hamas rifiuta tutti questi piani che sfollano il nostro popolo e mantengono l'occupante sulle nostre terre", ha detto un altro funzionario di Hamas in condizione di anonimato.
Netanyahu: “No a un accordo parziale con Hamas. Trump contrario”
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è tornato a respingere l'idea di un accordo parziale con Hamas su ostaggi e cessate il fuoco. Durante una burrascosa riunione del gabinetto di sicurezza, iniziata nel pomeriggio di ieri e andata avanti fino alle prime ore di lunedì mattina, il governo si è spaccato sull'idea di votare sull'intesa. Ma il premier ha tagliato corto rivelando che il presidente americano Donald Trump è nettamente contrario.
A porre il tema è stato il capo di Stato maggiore delle forze armate, Eyal Zamir. Il generale non ha mai fatto mistero di essere contrario al piano di conquista della città di Gaza City, ha insistito per discutere dell'accordo anche se non era all'ordine del giorno. La bozza, che Hamas ha dichiarato di aver accettato il 18 agosto, prevede il rilascio di 10 ostaggi vivi e la restituzione dei resti di 18 ostaggi morti, in cambio della liberazione di centinaia di prigionieri palestinesi e circa 1.000 detenuti di Gaza, oltre a un cessate il fuoco di 60 giorni, durante il quale si svolgerebbero negoziati per il rilascio dei restanti 20 ostaggi, di cui si ritiene che 10-12 siano ancora vivi, e per una fine permanente della guerra.
"C'è una piattaforma sul tavolo, dobbiamo prenderla", ha esortato Zamir a quanto riporta Canale 12. Con il generale si sono schierati i ministri degli Esteri, Gideon Sàar, e dell'Intelligence, Gila Gamliel. I falchi Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich, nettamente contrari, hanno chiesto che la proposta fosse messa ai voti così da bocciarla una volta per tutte.
Ma Netanyahu ha tagliato corto: non si vota perché l'accordo accettato da Hamas "non è sul tavolo" e comunque "un'intesa parziale non è rilevante". Una linea che Trump avrebbe dettato.
"Mi ha detto: 'Dimenticate gli accordi parziali. Entrate con tutta la forza e chiudete la questione'", ha riferito.
Netanyahu chiede a capo Idf di non fare briefing con i media
Durante la riunione del gabinetto di sicurezza che si è tenuto tra ieri sera e questa mattina, il primo ministro Benyamin Netanyahu ha criticato il capo di stato maggiore Eyal Zamir chiedendogli di "smettere con i briefing dell'esercito ai media", affermando che "danneggiano la coesione e lo spirito combattivo e non sono legittimi in una democrazia". E ha aggiunto: "Si può discutere all'interno della stanza, ma all'esterno ci deve essere un pugno di ferro e un fronte unito". Zamir non ha risposto. Lo riferisce Ynet.
Media: 34 uccisi da Idf a Gaza, nove i morti di fame
I raid delle forze israeliane hanno provocato dall'alba la morte di 34 persone a Gaza, di cui 19 nella città capoluogo della Striscia e sette che erano in attesa di aiuti. Lo riferisce al Jazeera.
Il ministero della Salute di Gaza ha riportato poi 9 morti per fame e malnutrizione, tra cui 3 bambini, in 24 ore.
Documento interno dell’Idf: “L’operazione Carri di Gedeone è fallita”
L'operazione “Carri di Gedeone”, lanciata lo scorso maggio dall'esercito israeliano per sradicare Hamas da Gaza, è sostanzialmente fallita. Ad ammetterlo è un rapporto classificato dell'Idf rivelato da Canale 12, riferisce il Times of Israel. L'operazione, si legge nel memo, non è riuscita in nessuno dei suoi obiettivi: rovesciare Hamas e liberare gli ostaggi. Colpa di una strategia non abbastanza dura.
Il testo è stato distribuito la scorsa settimana dal Centro di informazione operativa delle forze di terra dell'Idf ed è già stato visto da diverse brigate, secondo la rete. Da più parti, è stata espressa preoccupazione che mentre le forze israeliane sono impegnate nella conquista della città di Gaza, nome in codice dell'operazione 'Carri di Gedeone II', ben poco si sia fatto tesoro della lezione della precedente offensiva.
Mentre il capo di Stato maggiore dell'Idf, Eyal Zamir, e altri alti ufficiali hanno pubblicamente elogiato l'operazione Carri di Gedeone, nella valutazione interna si afferma senza mezzi termini che "Israele ha commesso ogni possibile errore" nel condurre la campagna.
L'esercito ha agito in modo "contrario alla propria dottrina militare", ha fornito al nemico risorse attraverso aiuti umanitari, non è riuscito imporre la dovuta pressione, ha gestito male le risorse, esaurito le proprie forze, mentre allo stesso tempo il sostegno internazionale a Israele si è andato erodendo. L'Idf è stato troppo a lungo nella stessa area, si è mosso troppo lentamente per evitare un numero eccessivo di vittime, senza essere preparato ad affrontare le tattiche di guerriglia di Hamas.
Al contrario, Hamas è potuta sopravvivere e rivendicare il successo, compreso sulle risorse, e ha resistito con tattiche adeguate. Secondo il rapporto, Israele è stato guidato dalla "logica di deterrenza piuttosto che cercare una vittoria decisiva" e ha continuato a combattere con l'obiettivo di un accordo di cessate il fuoco e per rilascio degli ostaggi, a tutto vantaggio di Hamas.
Nel testo si punta il dito sulla "incompetenza" con cui sono stati distribuiti gli aiuti, che ha permesso al gruppo palestinese di organizzare con successo una campagna globale in cui Israele è accusato di affamare la popolazione di Gaza.
Media: “Netanyahu respinge richiesta di voto sull’accordo per gli ostaggi”
Nel corso della riunione del gabinetto di sicurezza israeliano, che si è conclusa nelle prime ore del mattino, le Idf hanno espresso sostegno a un accordo per il rilascio degli ostaggi, ma il primo ministro Benyamin Netanyahu ha chiarito che "non c'era alcun accordo all'ordine del giorno". Lo riferisce Channel 13. Secondo quanto riferito intanto da Ynet, la maggior parte dei ministri ha espresso opposizione a un accordo parziale. Il ministro Itamar Ben Gvir e altri ministri hanno chiesto un voto di principio contro un accordo parziale, ma Netanyahu ha affermato che non era necessario votare, perché non era all'ordine del giorno.
Missile Houthi contro petroliera di Israele nel Mar Rosso
Gli Houthi hanno rivendicato un attacco missilistico, fallito, contro una "petroliera israeliana" nel Mar Rosso. Secondo l'agenzia di sicurezza marittima britannica Ukmto, la nave non è stata colpita. "La nostra forza navale ha compiuto un'operazione militare contro la petroliera israeliana Scarlet Ray nel nord del Mar Rosso usando un missile balistico", ha detto il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree.
Secondo Ukmto, l'attacco è avvenuto a 40 miglia nautiche a sud-ovest di Yanbu, in Arabia Saudita. "Un comandante ha riferito all'Ukmto di aver osservato un impatto nelle immediate vicinanze della sua nave, causato da un proiettile sconosciuto, accompagnato da un forte botto", ha detto l'agenzia.
L'equipaggio è "sano e salvo" e che la nave aveva continuato il suo cammino. Secondo la società di sicurezza Ambrey, l'obbiettivo era una nave battente bandiera liberiana ma di proprietà israeliana
Al Jazeera: 17 uccisi negli attacchi israeliani a Gaza dall'alba
Almeno 17 palestinesi sono stati uccisi negli attacchi aerei israeliani in diverse zone di Gaza dall'alba di oggi. Lo scrive Al Jazeera citando fonti negli ospedali della Striscia.
Netanyahu: “Accordo parziale per la liberazione degli ostaggi non è all’ordine del giorno”
Il voto per un accordo parziale per il rilascio degli ostaggi non è all'ordine del giorno. Questa la posizione del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e della maggior parte dei ministri del governo israeliano dopo la riunione del gabinetto di sicurezza che si è conclusa nelle prime ore del mattino.
Il ministro per la Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir e altri ministri avevano chiesto un voto di principio contro un accordo parziale, ma il premier ha affermato che non era necessario votare, perché non era all'ordine del giorno.
Tajani: “In Italia 181 bambini portati in salvo da Gaza”
"Il dibattito sterile lo lasciamo agli altri. Noi per aiutare il popolo palestinese ci muoviamo con fatti concreti, e continueremo a farlo. Domani (oggi, ndr) lo dimostriamo". Lo afferma in un'intervista a Il Messaggero il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. "Siamo il quarto Paese al mondo - aggiunge -, dopo Qatar, Arabia Saudita ed Egitto, per minori portati in salvo da Gaza: ne abbiamo fatti uscire 181.
Più di tutti gli altri Paesi europei messi insieme". "Sono sbalordito - prosegue l'esponente dell'Esecutivo -, un'accusa frutto di un ragionamento totalmente sbagliato. Non voglio commentare la situazione politica ed economica in Francia, ma se l'Italia procede su un percorso economico positivo e mantiene una solidità politica rilevante questo non è perché pratica dumping fiscale e non cospira contro altri paesi europei. Ci sono altri, veri paradisi fiscali in Europa, ci sono altre profonde anomalie nell'Ue che andrebbero corrette, queste sono le anomalie da contestare". L'Italia, afferma ancora Tajani parlando della crisi a Gaza, "sta facendo tutto il possibile per alleviare le sofferenze dei civili, sulle quali anche Hamas ha molte responsabilità".
"La nostra linea, che ho condiviso in pieno col ministro degli Esteri tedesco Wadephul sabato a Copenaghen - afferma ancora -, è che bisogna sanzionare i coloni violenti che in Cisgiordania attaccano anche i cristiani. E questo è gravissimo, non perché le loro vite valgano di più, ma perché i cristiani rappresentano un elemento di dialogo: colpire le loro comunità e le loro chiese vuol dire ridurre la possibilità di arrivare alla pace. L'Anp è il nostro interlocutore in Palestina e lo sosteniamo: è da lì che bisogna partire per far nascere uno stato palestinese, il cui futuro dev'essere libero da Hamas.
Vogliamo farlo insieme ad Arabia Saudita, Egitto e agli altri paesi arabi alla guida di questo processo. L'Italia è pronta a inviare truppe italiane sotto l'ombrello di una missione Onu sul modello Unifil per riunificare Gaza e la Cisgiordania. Così come ribadisco che è un errore non concedere il visto al leader dell'Anp Abu Mazen per parlare alle Nazioni unite. Bisogna continuare ad avere un interlocutore nel mondo palestinese, e non può che essere la Anp".
Quanto alle armi, checché se ne dica, dal 7 ottobre Roma non ne ha più inviati". "Israele - aggiunge Tajani - ha già vinto la guerra contro Hamas. Tel Aviv ha il diritto di difendere la propria sicurezza, di pretendere la liberazione degli ostaggi. Ma non ha il diritto andare oltre la linea rossa di una reazione proporzionata".
Nyt: “Stretta Usa su palestinesi, sospesi quasi tutti visti”
L'amministrazione Trump ha emanato una sospensione radicale delle approvazioni di quasi tutti i tipi di visti per visitatori per i titolari di passaporto palestinese. Lo riporta il New York Times. Le misure, illustrate in un cablogramma del 18 agosto inviato dalla sede centrale del Dipartimento di Stato a tutte le ambasciate e i consolati statunitensi, impedirebbero anche a molti palestinesi della Cisgiordania e della diaspora palestinese di entrare in Usa con vari tipi di visti non-immigranti e riguardano i permessi per cure mediche, studi universitari, visite ad amici o parenti e viaggi d'affari, almeno temporaneamente.
Ben Gvir: “Attivisti Sumud saranno trattati come terroristi”
Il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir ha presentato al governo un piano volto a fermare la Global Sumud Flotilla in base al quale tutti gli attivisti arrestati saranno trattenuti in detenzione prolungata - a differenza della precedente prassi - nelle prigioni israeliane di Ketziot e Damon, utilizzate per detenere i terroristi in condizioni rigorose tipicamente riservate ai prigionieri di sicurezza. Agli attivisti saranno negati privilegi speciali come tv, radio e cibo specifico: "Non permetteremo a chi sostiene il terrorismo di vivere nell'agiatezza", ha dichiarato Ben-Gvir citato dal Jerusalem Post.
Houthi: “Il nemico israeliano si è aperto le porte dell'inferno”
"Il nemico israeliano si è spalancato le porte dell'inferno uccidendo il primo ministro e i ministri a Sana’a. La nostra risposta sarà dura e dolorosa, con opzioni strategiche efficaci e forti". È la minaccia lanciata questa sera dal capo di stato maggiore degli Houthi, Mohammed al Ghamari. In precedenza il gruppo che controlla la maggior parte dello Yemen ha fatto sapere che il ministro della Sanità, colpito giovedì scorso dall'attacco dell'Idf, è morto per le ferite riportate nel raid israeliano.