Green&Blue

Inquinamento

I dati di Clean Alp 2023: sulle montagne mezzo chilo di rifiuti a chilometro

I dati di Clean Alp 2023: sulle montagne mezzo chilo di rifiuti a chilometro
I risultati del secondo anno del progetto per conoscere la situazione generale al di fuori dei campi base. Abbandonati soprattutto contenitori per alimenti, fazzolettini e cicche. La campagna per raccogliere dati e promuovere azioni virtuose
5 minuti di lettura

Col Longet, 2650 metri, al confine tra Italia e Francia, in Val Varaita, provincia di Cuneo. Dal Colle si apre, in territorio francese, un altipiano costellato di 5 laghetti. Bellezza mozzafiato. A pochi metri dal sentiero, proprio lì nascosto tra le rocce, troviamo e raccogliamo un paio di boxer a righe arcobaleno. Ilarità inevitabile, tra la decina di partecipanti a questa escursione del progetto CleanAlp. Passano le settimane e di colle in colle, di prateria in prateria, di vetta in vetta abbiamo trovato una decina di altre mutande sparse sulle vette alpine. Buffo, ma la cosa diventa meno divertente.

 

Abbiamo trovato anche un cotton fioc sulla riva del lago Goletta, a 2700 metri e a pochi metri da un ghiacciaio, in Valle d'Aosta. E poi assorbenti femminili, scarpe, medicine, puntine da disegno, sacchetti con le feci dei cani (sì, raccolte e poi abbandonate in un sacchetto in piena natura...), nastri con fiocco colorato per pacchi regalo... Centinaia di ritrovamenti anche assurdi come questi: molti oggetti risalenti a più di 40 anni fa. Oggetti buttati senza criterio o per mancanza di consapevolezza, ma molti, anzi la maggior parte quasi certamente persi, smarriti ripartendo dopo un pernottamento o caduti dallo zaino o dalle tasche. Tutto questo mi ha confermato che il lavoro fatto e che continueremo a fare nei prossimi mesi con CleanAlp è necessario e prezioso.

 

Quasi mezzo chilo di rifiuti a chilometro, 0,4286 kg per la precisione, in gran parte in plastica, ritrovati e raccolti sui sentieri delle Alpi è un risultato per certi versi sconcertante ma anche pieno di potenzialità positive, di soluzioni insite proprio nella mole di dati raccolti - su quantità e tipologia - nel corso di due anni (2022 e 2023) di CleanAlp, la prima ricerca scientifica al mondo a documentare l'inquinamento da plastica - non micro - in montagna.

 

Risultato sconcertante, ma non sorprendente, dopo avere raccolto rifiuti e censito plastiche e microplastiche in diversi ambienti del nostro Pianeta, in pieno Artico, nel Mediterraneo, su spiagge e fiumi. Per questo, con European Research Insitute abbiamo deciso ormai quattro anni fa di approfondire la conoscenza di questo inquinamento anche sulle montagne. Conosciamo, dai racconti e dalle denunce di questi ultimi anni, le disastrose condizioni dei campi base delle grandi scalate, ma non abbiamo dati su quale sia la situazione in generale sulle montagne. Insomma, quale sia la cifra dell'inquinamento e non semplicemente della mancata gestione dei rifiuti in luoghi fortemente pressati dalla presenza umana come, appunto, stazioni sciistiche o campi base.

 

L'inquinamento da plastica è normalmente associato al mare e alle aree urbane, poco si è indagato invece sulle aree montane e quel poco limitatamente alle microplastiche. Generalmente si ritiene, lo pensano gli stessi escursionisti assidui, che le Terre Alte ne siano esenti o quasi. Sbagliando.

 

 

Per questo, grazie al supporto di The North Face Explore Fund attraverso EOCA-European Outdoor Conservation Association, abbiamo avviato nel 2022 CleanAlp. Obiettivo: percorrere il maggior numero di chilometri possibile su un'area vasta e varia, quindi rilevante dal punto di vista statistico, raccogliendo tutti i rifiuti presenti sul percorso e censendoli a uno a uno, per individuarne e documentarne tipologia, materiale e - quando possibile - epoca e marca.

 

Abbiamo quindi percorso quasi 600 chilometri in 57 escursioni, ma per l'attendibilità del dato scientifico abbiamo escluso alcune escursioni dalla ricerca vera e propria: quando sotto la pioggia o la neve non siamo stati puntuali ed efficaci nella raccolta; quando abbiamo lavorato su luoghi troppo vicini a una stazione sciistica o a una strada.

 

Il dato scientificamente consolidato riguarda quindi 46 escursioni in 26 valli delle Alpi nord-occidentali italiane, per un totale di 475,43 chilometri, su un dislivello complessivo di 26931 metri con 203,815 kg di rifiuti raccolti, 11357 oggetti censiti (23,2 a chilometro). I fazzolettini di carta sono stati i singoli oggetti più numerosi: 1832 (3,75 a km). Battono i mozziconi di sigaretta: 1307, 2,67 a km. Ma in generale, la tipologia più frequente è quella delle confezioni per gli alimenti, ovvero bottiglie, contenitori per i succhi, per i cioccolatini, le caramelle, i panini e tutto quanto gli escursionisti si portano dietro per pranzi e spuntini: 5,55 a km.

 

I dati raccolti son estremamente importanti per avere piena consapevolezza delle dimensioni del problema e per mettere in atto azioni di prevenzione che, in montagna, sono relativamente più semplici rispetto ai territori più a valle o in mare: in montagna troviamo soltanto quello che qualcuno ha portato lì o al massimo a qualche decina di metri di distanza dal punto in cui l'abbiamo trovato; più a valle individuiamo accumuli che possono mischiare oggetti che arrivano anche da migliaia di chilometri di distanza.

 

La prevenzione sui monti è possibile attraverso azioni e modalità diverse. Per i fazzolettini, ad esempio, molto dipende dalla consapevolezza delle persone e per questo abbiamo realizzato una campagna apposita, con cartoline dedicate. In sostanza, le persone sono convinte che trattandosi di carta quel materiale si sciolga subito, ma quella è carta trattata per resistere e in un ambiente severo come quello alpino potrà durare diversi anni: basta portarsi un sacchettino e riporre quel fazzoletto con gli altri rifiuti, che riportiamo a casa e poi buttiamo nell'immondizia.

 

Il tema della consapevolezza riguarda anche molti altri oggetti, materiali e modalità: se la tasca è aperta posso perdere tutto quello che è all'interno. È banale, ma riporre al sicuro un oggetto evita la dispersione casuale e involontaria che pesa per percentuali notevolissime. Altre soluzioni importanti riguardano la collaborazione con chi lavora ad alta quota, pastori, gestori di rifugi ecc... Questi soggetti vanno aiutati con normative e organizzazione: a ridurre, prima di tutto, e a raccogliere nel modo migliore. La prevenzione tocca anche lo sviluppo della vendita di prodotti sfusi, alimenti soprattutto, che andrebbero a vantaggio del commercio nelle piccole comunità e dell'ambiente. Infine, una parte importante può venire giocata dalle aziende, progettando i prodotti in modo migliore e sostenibile.

 

Il progetto ha realizzato una vera e propria ricerca di citizen science (scienza partecipata) ovvero un'attività scientifica a cui hanno collaborato appassionati e volontari seguendo le istruzioni dei ricercatori e il protocollo stabilito. Queste attività però, non consistevano soltanto nell'individuare i rifiuti (il passo più difficile per i neofiti, perché tendiamo a non visualizzarli) e raccoglierli, ma anche nel comprendere la straordinaria quantità di biodiversità presente e il legame di questa 'ricchezza' con il nostro benessere, molto più a valle anche a centinaia di chilometri di distanza. Per questo abbiamo camminato e ammirato estasiati piante, animali, rocce, licheni... dal Parco Nazionale della Valgrande, al confine tra Piemonte, Lombardia e Svizzera, alla Val Tanaro, al confine tra Piemonte, Liguria e Francia, insieme con 810 i partecipanti-volontari entusiasti.

 

Perché le Alpi sono l'elemento chiave per sviluppo di tutta l'Europa centro meridionale. Da secoli forniscono acqua, materie prime, energia, cibo... Questo ha favorito lo sviluppo di tutte quelle aree di pianura e collina in cui, più a valle, si sono sviluppate agricoltura di grandissima qualità, industria, città. In Italia, Francia, Germania, Austria, Svizzera e Slovenia. Se questi territori sono tra i più ricchi al mondo, lo devono soprattutto alle Alpi. I mutamenti in corso e l'impatto che abbiamo sulle Alpi sono quindi importanti per tutti noi e dobbiamo assolutamente tenerne conto per tutelare noi stessi. Per questo CleanAlp è prezioso e le indicazioni che ne abbiamo tratto e ne trarremo sono fondamentali per correggere i nostri comportamenti e produrre sviluppo 'vero', ovvero duraturo nelle vallate alpine e montane in generale.

 

Il progetto ha realizzato una lunga serie di altre azioni sul territorio, oltre alla ricerca Attività educative, svolte con scuole elementari, medie e superiori, con interventi in classe abbinati a attività sul campo hanno coinvolto 676 studenti. Le attività di formazione, destinate ai professionisti della montagna (gestori dei rifugi alpini, guide, personale dei parchi, operatori turistici ecc...) hanno coinvolto 212 persone. Gli eventi pubblici (talk, spettacoli, mostre) hanno coinvolto 867 persone. Oltre 200mila le visualizzazioni dei post sui social (facebook e Instagram)

 

Il progetto continuerà nei prossimi mesi divulgando i risultati e aumentando la conoscenza del fenomeno sul territorio percorrendo nuovi sentieri e ripulendo are e aree naturalisticamente pregiate dai rifiuti, lasciate in passato e iniziato nel marzo del 2022. Alla realizzazione delle attività del progetto, hanno contribuito le Aree Protette delle Alpi Marittime-Parco Naturale Alpi Marittime, il Parco del Monviso, il Parco Naturale Mont Avic, l'AGRAP - Associazione Gestori Rifugi alpini, Escursionistici e Posti Tappa del Piemonte.

Franco Borgogno è scrittore, divulgatore e coordinatore del progetto Clean Alp attraverso l'European Research Institute