Le violente piogge convogliano grandi quantità di microplastiche nei fiumi, alimentando così l’inquinamento degli oceani. A lanciare l'allarme è oggi un nuovo studio pubblicato su Science da un team di ricerca internazionale, guidato dall'Università di Pechino, secondo cui appunto durante gli eventi di precipitazioni intense i fiumi giocherebbero un ruolo molto più cruciale di quanto si pensasse in precedenza, diventando una sorta di “scivolo” per la plastica diretto verso il mare. Non solo: ad essere più interessati da questo fenomeno sarebbero i Paesi del Sud globale, caratterizzati da un elevato consumo di plastica e da una gestione dei rifiuti non adeguata, e che per questo rappresentano la quasi totalità del problema.
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Il ruolo cruciale dei fiumi
Le microplastiche, ricordiamo brevemente, sono ormai diffuse praticamente ovunque nell'ambiente e rappresentano una minaccia per gli ecosistemi, per la qualità dell'acqua e, potenzialmente, anche per la salute. Ogni anno, decine di milioni di tonnellate di microplastiche entrano nell'ambiente e gran parte di questo materiale raggiunge infine gli oceani. Sebbene sappiamo che i fiumi rappresentino una via di trasporto fondamentale per queste particelle dalle regioni interne alle acque costiere, le stime dell'inquinamento globale da microplastiche nei fiumi variano notevolmente a causa di metodi di campionamento non uniformi e della poca comprensione di come le precipitazioni ne influenzino il trasporto. Per quantificare con maggior precisione la dimensione del fenomeno, i ricercatori hanno messo a punto un nuovo modello che si serve dell'apprendimento automatico e che ha permesso loro di produrre stime più precise delle concentrazioni di microplastiche nei fiumi e del loro trasporto verso gli oceani.
Gli eventi estremi
Gli autori hanno così potuto stimare che nel 2022 i fiumi del mondo avrebbero trasportato circa 263 mila tonnellate di microplastiche verso gli oceani. Dallo studio, inoltre, è emerso che il 96% del flusso globale sarebbe riconducibile al Sud globale, con il Sud-est e l'Est asiatico responsabili da soli di oltre la metà di questo totale. Ma non finisce qui: i ricercatori si sono accorti che le precipitazioni intense possono provocare vere e proprie “ondate” di microplastiche che convogliano nei fiumi, con un improvviso aumento di trasporto di plastica. In altre parole, quindi, i risultati mettono in evidenza come eventi estremi di pioggia possano aumentare sostanzialmente il trasporto di microplastiche nei fiumi, in particolare nelle regioni con un elevato utilizzo di plastica e una cattiva gestione dei rifiuti.
Oltre al clima, l'azione dell’uomo
Un fenomeno, quindi, che è sensibile ai cambiamenti climatici e che potrebbe intensificarsi con la crescente frequenza e intensità degli eventi estremi, come appunto le forti piogge, creando potenzialmente picchi di inquinamento di breve durata ma altamente concentrati nei fiumi e negli ambienti marini. Il problema, ribadiscono gli autori, non riguarda solamente il clima: i risultati, infatti, mettono in evidenza come eventi estremi di pioggia possano aumentare sostanzialmente il trasporto di microplastiche nei fiumi, ma che a pesare maggiormente sulle differenze geografiche sono soprattutto le attività antropiche, come l'elevato uso della plastica e la cattiva gestione dei rifiuti.