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I bruchi che degradano la plastica non vivono a lungo se si nutrono solo di quella

(foto: César Hernández Regal)
(foto: César Hernández Regal) 

Un gruppo di ricerca sta studiando dei metodi di co-supplemetazione per garantirne la sopravvivenza. I risultati verranno presentati al congresso annuale della Society for Experimental Biology

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La plastica, ormai lo sappiamo, se abbandonata nell’ambiente impiega decenni per essere degradata. La sua invenzione ha segnato un enorme punto di svolta per la nostra quotidianità, ma ha anche introdotto un importante dilemma ambientale: come sbarazzarsi dei rifiuti di plastica in un modo che sia efficiente ed ecosostenibile? Diversi gruppi di ricerca stanno studiando la capacità di batteri, funghi e insetti di degradarla, e, nel 2017, i cosiddetti bruchi della cera (ossia lo stadio larvale della specie Galleria mellonella) erano saliti alla ribalta per la rapidità con cui riescono a “digerire” il polietilene, un tipo di plastica ampiamente utilizzato nel packaging. Nuovi studi attualmente in corso stanno però mettendo in luce gli effetti che il consumo di plastica sembra avere su questi animali, e la necessità di mettere a punto dei metodi che ne garantiscano la sopravvivenza per poterli eventualmente utilizzare su larga scala.

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I bruchi mangia-plastica

Come anticipato, la straordinaria rapidità con cui i bruchi della cera degradano il polietilene era emersa dai risultati di uno studio pubblicato nel 2017 su Current Biology. Gli autori e le autrici avevano osservato che un centinaio di bruchi della cera lasciati a contatto con un comune sacchetto di polietilene per 12 ore sono in grado di ridurne la massa di circa 90 milligrammi. Se consideriamo una sacchetto di 2 grammi, significa il 4-5% della massa totale.

A cose normali, questi animali si nutrono della cera prodotta dalle api, e l’ipotesi è che riescano a rompere i legami chimici che tengono insieme le lunghe catene del polietilene perché presentano delle caratteristiche simili ai legami presenti in alcuni composti contenuti nella cera.

Gli effetti sulla sopravvivenza dei bruchi

“Circa 2.000 bruchi della cera sono in grado di degradare un intero sacchetto di polietilene in sole 24 ore - spiega Bryan Cassone, docente presso il dipartimento di biologia della Brandon University (Canada) - Tuttavia, comprendere i meccanismi biologici e le conseguenze sulla salute [di questi animali, nda] associate alla biodegradazione della plastica è fondamentale per utilizzare i bruchi della cera su larga scala”.

Insieme al suo team di ricerca, Cassone sta infatti studiando i dettagli di questo processo. Sfruttando una serie di tecniche che spaziano dalla scienza dei materiali alla biologia molecolare, dalla fisiologia animale alla genomica, il gruppo ha osservato che i bruchi della cera sembrano riuscire a metabolizzare la plastica in lipidi, che immagazzinano poi sotto forma di grasso corporeo. Inoltre, dalla ricerca attualmente in corso sarebbe emerso che questi animali non vivono a lungo se si nutrono solo di polietilene: “Non sopravvivono più di qualche giorno con una dieta a base di sola plastica - prosegue il docente - Tuttavia, siamo ottimisti sulla possibilità di formulare una co-supplementazione che non solo ripristini la loro forma fisica ai livelli naturali, ma la superi”.

I risultati dello studio non sono ancora stati pubblicati e verranno presentati nel corso della conferenza annuale della Society for Experimental Biology, che avrà luogo in Belgio dall’8 all’11 luglio. Un altro aspetto che varrebbe la pena esplorare, conclude Cassone, è il tentativo di ingegnerizzare un processo di biodegradazione del polietilene simile a quello che i bruchi della cera mettono in atto, che non preveda però l’utilizzo degli animali.