Green&Blue

Politiche green
La Diga del Camastra, in Basilicata  (Photo by Paolo Manzo/NurPhoto via Getty Images)
La Diga del Camastra, in Basilicata (Photo by Paolo Manzo/NurPhoto via Getty Images) 

Così la siccità ci mette tutti a rischio

Dall’Africa all’Europa, dagli Stati Uniti fino all’Asia il fenomeno della scarsità di acqua negli ultimi 20 anni è aumentato sia per durata che per intensità. Si stima che entro il 2050 il 75% dell’umanità, a partire dai Paesi meno sviluppati, soffrirà a causa della mancanza dell’oro blu

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Parliamo spesso di politiche green, di Terra verde, ma in realtà il principale colore da tenere d’occhio nel globo è il blu: se manca quello il futuro dell’umanità è realmente a rischio. Una mancanza che sul nostro Pianeta blu, ricoperto al 71% dagli oceani, negli ultimi decenni sta avvenendo ad alta velocità. Il bene più prezioso che abbiamo infatti – l’acqua – sta costantemente calando, dando vita a un killer silenzioso che può modificare le nostre esistenze: la siccità è infatti responsabile di crisi alimentari, idriche, energetiche e di tragedie umane. Diversi studi, condensati nel World Drought Atlas, atlante che ci aiuta a capire l’avanzata della carenza d’acqua, ci raccontano come la quota di siccità nel mondo sia infatti raddoppiata negli ultimi 120 anni. Attualmente la metà della superficie terrestre globale ha subito almeno un mese di siccità estrema e in futuro si stima che entro il 2050 ben 3 persone su 4 sul Pianeta saranno direttamente o indirettamente colpite dalla siccità.

Il Lago della Trinità, a Castelvetrano, in Sicilia, dove la siccità ha messo in ginocchio gli agricoltori (8 agosto 2025, AFP/Getty Images)
Il Lago della Trinità, a Castelvetrano, in Sicilia, dove la siccità ha messo in ginocchio gli agricoltori (8 agosto 2025, AFP/Getty Images) 

Tre tipi di siccità

Non esiste un’unica siccità. Quello che viene definito come "un periodo che è caratterizzato da un significativo squilibrio idrologico nelle fonti o nei bacini idrici" e che è solitamente legato a condizioni meteorologiche "più secche del normale", ricorda l’UNCCD, la Convenzione mondiale contro la desertificazione, può avere varie forme. Esiste una siccità meteorologica, ovvero dovuta a scarse precipitazioni; una agricola, la condizione in cui l’umidità del suolo non è sufficiente per le colture e i raccolti e una idrologica, quella che avviene quando quando i livelli delle acque superficiali o sotterranee scendono al di sotto della media per diverso tempo. Tutti questi diversi tipi di siccità sono esacerbati dalla crisi del clima e vengono intensificati anche da altri fattori. Per esempio se osserviamo quella meteorologica è necessario tener conto anche di vento, temperature e altre condizioni che possono favorire l’evaporazione dell’acqua. Se ci concentriamo sull’agricola bisogna invece calcolare l’impatto delle attività umane – dall’uso di suolo a quello dell’acqua – fattore che vale anche per quella idrologica se pensiamo allo sfruttamento delle falde. In tutti e tre i casi, comunque, si parla di un deficit idrico temporaneo e di valori di acqua o piogge inferiori alla media, mentre in caso di caratteristiche climatiche più costanti con forti condizioni evaporative, come quelle dei deserti, solitamente si tratta di aridità, oppure di desertificazione se ci si riferisce al processo di degrado del suolo nelle regioni aride dovuto sia dalla siccità sia dalle azioni antropiche.

La Diga del Camastra, in Basilicata  (22 novembre 2024, Photo by Paolo Manzo/NurPhoto via Getty Images)
La Diga del Camastra, in Basilicata (22 novembre 2024, Photo by Paolo Manzo/NurPhoto via Getty Images) 

In generale però, anche se è complesso collegare il riscaldamento globale a singoli periodi di siccità, per gli esperti la crisi del clima sta portando a siccità più lunghe e intense, soprattutto perché, come noto, si stanno modificando i modelli delle precipitazioni. Modifiche che possono rendere alcuni territori più umidi e altri più secchi. Le stesse ondate di calore sperimentate anche di recente dagli Usa all’Europa, e che sono collegate alla crisi del clima, aumentano per esempio l’evaporazione del suolo. Quando si verifica l’insieme di questi vari fenomeni si possono sperimentare siccità drammatiche come quella che ha vissuto (e che permane) l’Africa orientale tra il 2020 e il 2022: mesi senza pioggia e con una forte evaporazione in cui è stata sperimentata la peggiore siccità degli ultimi 40 anni. In quel caso, ad esempio, secondo World Weather Attribution, il cambiamento climatico ha reso la siccità 100 volte più probabile. Stesso discorso può valere per la foresta amazzonica che nella seconda parte del 2023 ha vissuto la peggior siccità della sua storia da quando esistono le rilevazioni.

Visitatori a piedi sull'Isola di San Biagio, nel Lago di Garda prosciugato dalla siccità (28 aprile 2023, Manuel Romano/NurPhoto)
Visitatori a piedi sull'Isola di San Biagio, nel Lago di Garda prosciugato dalla siccità (28 aprile 2023, Manuel Romano/NurPhoto) 


Un mondo più secco dall’Africa all’Europa

Per capire dove oggi la siccità sta impattando maggiormente possiamo osservare una recente mappa realizzata dall’Unccd. Nella fascia centrale del Pianeta sono centinaia i Paesi colpiti, con impatti differenti. Nell’Africa del Sud e quella orientale, dall’Angola sino allo Zambia o la Somalia, la siccità sta letteralmente uccidendo: manca l’acqua da bere, per coltivare e allevare e si hanno ripercussioni dirette anche sulla rete elettrica. In Brasile e nella foresta dell’Amazzonia, così come a Panama, impatta sui trasporti fluviali e sul commercio e le condizioni siccitose favoriscono gli incendi. In Europa, come in Spagna o in Italia (per esempio in Sicilia), sono state necessarie restrizioni all’uso dell’acqua potabile e molti fiumi stanno risentendo del fenomeno con ripercussioni dirette non solo sull’agricoltura, ma anche sull’economia. Basti pensare al Reno – fra i corsi di acqua più lunghi del Vecchio Continente – dove la navigazione interna per le navi commerciali è diventata critica proprio a causa della riduzione della portata del fiume. Nel Sud-Est asiatico inoltre, dall’Indonesia al Vietnam, la siccità sta facendo danni anche culturali, impattando sulle coltivazioni tradizionali come i campi di riso. L’acqua da bere, a causa della siccità, è poi mancata anche in Messico, negli Stati Uniti (soprattutto in Texas) e in diversi territori che si affacciano sul bacino del Mediterraneo, in particolare “fra il 2023 e il 2025” ricordano gli autori del rapporto.

Una vista aerea del fiume Colorado, in Messico (4 aprile 2025, AFP/Getty Images)
Una vista aerea del fiume Colorado, in Messico (4 aprile 2025, AFP/Getty Images) 

Alcuni dati, drammatici, restituiscono poi una fotografia degli impatti. In Messico e Usa la siccità in corso ormai da quasi 20 anni è, secondo alcuni studi, la peggiore da 1200 anni: in zone come la California i danni economici direttamente collegabili alla siccità sono di 1,1 miliardi di dollari solo per l’agricoltura. Nel Corno d’Africa la siccità ha portato alla fame 23 milioni di persone, molte delle quali sono morte o hanno dovuto abbandonare la propria terra. Più in generale, le siccità globali hanno rappresentato “solo” il 6% di tutti i disastri naturali verificatisi tra il 1970 e il 2019 ma hanno causato il 34% di tutti i decessi correlati a questi disastri, soprattutto per via delle carestie in Africa. Nel rapporto delle Nazioni Unite viene evidenziato come soltanto negli ultimi due anni si siano verificate alcune delle siccità più devastanti della storia aggravate dalla crisi del clima e dal fenomeno naturale di El Niño, ormai concluso da diversi mesi, e uno studio della Global Commission on the Economics of Water aggiunge come la crisi idrica globale potrebbe mettere a rischio metà della produzione alimentare mondiale nei prossimi 25 anni. “Si tratta di una catastrofe globale che si sta evolvendo lentamente, la peggiore che abbiamo mai visto” ha raccontato uno dei coautori del report, Mark Svoboda, direttore fondatore del National Drought Mitigation Center degli Stati Uniti.

I più vulnerabili e il dramma delle spose bambine

Come spesso accade per i fenomeni intensificati dalla crisi del clima, la siccità non colpisce in maniera omogenea, ma diventa letale soprattutto per i più vulnerabili e aumenta le disuguaglianze sociali. Vale per interi Paesi, come quelli meno sviluppati del Corno d’Africa, vale per fauna e flora degli ecosistemi più fragili e, in generale, soprattutto per donne, anziani e bambini. In Africa orientale la siccità è perfino responsabile dell’aumento di matrimoni forzati con minori: sono raddoppiati nelle quattro regioni di quest’area dato che le famiglie, per sopravvivere, spingono soprattutto le figlie minori a sposarsi in cambio di una dote necessaria per contribuire al fabbisogno delle famiglie stremate dalla sete e dall’impossibilità di coltivare. "La siccità non è solo un evento meteorologico ma può rappresentare un’emergenza sociale, economica e ambientale” ricorda Kelly Helm Smith, fra le autrici dell’Atlante globale sulla siccità rammentando che “la questione non è se ciò accadrà di nuovo, ma se saremo più preparati la prossima volta”.

l quartier generale di Alibaba a Hangzhou, nella provincia di Zhejiang Province, China durante i lavori (14 giugno 2023)
l quartier generale di Alibaba a Hangzhou, nella provincia di Zhejiang Province, China durante i lavori (14 giugno 2023) 

Per il futuro occhio ai ghiacciai e data center

In un mondo globalizzato dove le attuali politiche economiche non stanno ancora realmente prendendo di petto le azioni di mitigazione necessarie per affrontare la crisi del clima, anche i futuri scenari relativi alla siccità appaiono drammatici e con ripercussioni a catena ovunque. Meno ridurremo le emissioni, più andremo infatti in direzione di un Pianeta bollente: secondo l’IPCC, gruppo intergovernativo di sul cambiamento climatico, in uno scenario di riscaldamento di +4°C la frequenza e l’intensità medie della siccità potrebbero aumentare addirittura fino a sette volte. Significa milioni di morti ed economie al collasso. Per questo viene raccomandato uno sforzo globale nel preservare il bene più prezioso, l’acqua dolce, che oggi oltre alle minacce già note si trova anche di fronte a una nuova sfida: l’uso di grandi quantità d’acqua necessarie per soddisfare i data center dell’intelligenza artificiale.

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Stime dell’Università della California prevedono infatti che il consumo d’acqua destinato ai data center per l’IA sia destinato ad arrivare sino 6,6 miliardi di metri cubi nel 2027, una cifra pari a oltre la metà del consumo idrico annuo del Regno Unito, per dare un’idea. Con minacce del genere, diventa dunque ancor più importante preservare chi ancora custodisce il 70% delle riserve d’acqua dolce della Terra, ovvero i ghiacciai, le nostre banche d’acqua che aiutano i territori nei periodi di siccità. Il loro scioglimento, un tempo molto più lento e graduale, finora ha contribuito ad attenuare il calo dei fiumi e delle falde, come ben visibile ad esempio nelle Ande. Negli ultimi vent’anni però il tasso di scioglimento dei ghiacciai è raddoppiato: significa che stiamo perdendo le risorse delle nostre banche blu che garantiscono disponibilità idrica a tutte le nostre attività. E questa accelerazione, scrivono da Fondazione Cima Research, è oggi aggravata dalla siccità nevosa, ovvero accumuli di neve estremamente bassi: chi altera le variabili su formazione e persistenza del manto, è sempre la crisi del clima, quella per cui dobbiamo unire gli sforzi di contrasto. Questo perché, dice Ibrahim Thiaw, segretario dell’UNCCD, con il riscaldamento globale “la siccità aumenta, si insinua e prosciuga le risorse. Non è più una minaccia lontana e richiede una urgente cooperazione globale, perché quando energia, cibo e acqua finiscono tutti insieme, le società iniziano a disgregarsi”.