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Biodiversità

Un’estate di avvistamenti: la foca monaca è tornata nei nostri mari

(foto: P. Dendrinos:MOm)
(foto: P. Dendrinos:MOm) 

Da Ischia al Cilento, una lunga serie di osservazioni nel Tirreno conferma una possibile ripresa di una specie che da decenni è considerata a rischio estinzione. Ora, Ispra chiede una mano ai cittadini. Come? Evitando di spaventarla e contribuendo a monitorarla. Perché la strada non è in discesa

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Nicola era a pesca con il figlio Valerio nel mare di Castel Volturno: saraghi e orate, soprattutto. Poco prima del tramonto, qualcosa – emergendo dall’acqua - li ha sorpresi. Difficile comprendere cosa. Poco dopo, rieccola, stavolta più vicina. “Sì, era una foca monaca, andava a caccia di cefali inseguendo i branchi lungo la costa”, racconta l’uomo, ancora emozionato. Ma l’osservazione, che risale al 22 agosto, è solo una delle tante che si sono succedute nel Tirreno a partire dal 25 aprile: da Punta Campanella, propaggine della penisola sorrentina, a Capri, spesso a ridosso delle falesie e delle grotte dell’isola, da Ischia – dove un video documenta un esemplare a caccia di murene – al Cilento, con un avvistamento sorprendente ad Acciaroli a inizio agosto, la foca monaca è diventata una presenza sempre più familiare lungo le coste della Campania.“Sì, abbiamo registrato una serie significativa di avvistamenti registrati dai cittadini, spesso ripresi attraverso gli smartphone, e da noi validati, suggeriscono che si tratti di due esemplari distinti”, conferma Giulia Mo, ricercatrice Ispra, tra i principali esperti di foca monaca in Italia.

Capri, riecco la foca monaca: fa scorpacciata di pesci lungo la costa

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Fino al 2023 la specie era classificata dall’Iucn (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) nella categoria di minaccia endangered, mentre oggi è classificata nella categoria vulnerable, che configura un rischio minore ma pur sempre una chiara minaccia. “Gli esemplari maturi, considerate tutte le tre sottopopolazioni distribuite da Madeira ed il Sahara atlantico fino al Mediterraneo orientale, ammontano a meno di 1000 e la popolazione complessiva è ancora troppo piccola ed è dunque considerata specie ancora a rischio di estinzione”, spiega Mo.

I motivi di una possibile rinascita

Gli avvistamenti in successione non sono, naturalmente, una conferma scientifica della ripresa della specie, ma hanno senz’altro riattivato l’interesse per una specie che a queste latitudini non si vedeva da tempo. “I nostri nonni raccontavano che erano presenze fisse, di buon mattino, sulle spiagge di Sant’Angelo”, racconta un pescatore di Ischia. “Del resto, è molto verosimile che la minaccia principale che ha portato alla riduzione della specie nel corso degli ultimi duemila anni, l’uccisione volontaria, abbia portato ad una seppur lenta ma comunque positiva ripresa della specie a scala mediterranea ed è quindi verosimile che alcuni esemplari in dispersione dalle colonie riproduttive principali più vicine, in particolare in Grecia, frequentino i mari italiani in maggior numero rispetto a prima, e rimangano quindi per più tempo frequentando più aree lungo le nostre coste”, spiega Mo. “Sebbene molte altre problematiche rimangono invariate rispetto al passato - il rischio di disturbo dei siti costieri usati per il riposo e la riproduzione, la cattura accidentale negli attrezzi da pesca - se non forse aumentate - la presenza di contaminanti, la riduzione dell'abbondanza e la ricchezza di specie ittiche, l'alterazione della catena trofica anche a seguito di cambiamenti climatici e introduzione di specie aliene - è verosimile che il numero di esemplari che giunge, permane e sopravvive lungo le nostre coste sia maggiore perché è fortunatamente cresciuta la sensibilità diffusa”.

Un fotogramma dell'avvistamento a Ischia
Un fotogramma dell'avvistamento a Ischia 

Del resto cenni di aumento dell’areale di distribuzione, anche in termini di numero di avvistamenti, erano già noti per la sottopopolazione mediterranea, distribuita lungo le coste del Mediterraneo orientale, in particolare in Grecia e in Turchia. “Negli ultimi dieci anni si è assistito a un processo di espansione e ricolonizzazione delle coste dell’isola di Cipro, dove la specie era scomparsa negli anni 70 e dove invece è ora presente con un piccolo nucleo riproduttivo che mostra cenni positivi di recupero. – annota Giulia Mo – Oggi la stima approssimativa riproduttiva è di circa 100 cuccioli all’anno, numeri che ci lascerebbero immaginare una popolazione totale di 400-500 esemplari nel Mediterraneo orientale, dove nel corso degli ultimi 15 anni si è verificato un fenomeno di espansione geografica delle aree interessate da ripetuti avvistamenti della specie, in aree dell’areale storico lungo le coste di paesi dove la specie era considerata estinta o dove non si registravano segnalazioni da diverse decadi, dall’Albania, al Montenegro e Croazia, fino alla nostra Italia”.

“Aiutateci a osservarle e proteggerla”

Qui le osservazioni di questa lunga estate hanno riempito le bacheche dei social, un video dopo l’altro, in una sorta di caccia alla foca monaca che ha coinvolto barcaioli, diportisti, guide turistiche. E per arginare il rischio di un impatto negativo, gli enti gestori delle aree marine protette e dei parchi a mare che insistono nelle aree interessate a si sono messe rete: così Regno di Nettuno, Punta Campanella, Costa degli Infreschi e della Masseta, già partner del progetto **LIFE **Sea.Net, coordinato da Legambiente, hanno raccolto le informazioni e, con Ispra, messo in campo azioni di divulgazione ambientale per sensibilizzare i cittadini sul corretto comportamento da assumere in caso di avvistamento di un esemplare di foca monaca.

Cilento, spunta la foca monaca: piroetta davanti alla fotocamera

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“Un esperimento riuscito, sulla scia di modelli di convivenza virtuosi che stiamo già sperimentando per le Caretta caretta, che nidificano sempre più sulle nostre coste, e per i cetacei”, sottolinea Antonino Miccio, direttore del Regno di Nettuno, l’area marina protetta che abbraccia le isole di Ischia e Procida. Anche in questo caso, come per il whale watching, il tema caldo è quello dell’overtourism. “Le coste campane, come tante altre aree costiere italiane continentali ed insulari, sono meta ambita di molti turisti e sono altamente frequentate”, spiega Giulia Mo. “Ma una volta condivise le linee guida di comportamento – è importante favorire il ritorno delle foche monache riducendo l’impatto sui singoli individui con una serie di buone pratiche, in particolare evitando di avvicinarci mentre dorme o mangia – va da sé che il contributo dei cittadini può essere determinanti per fotografare le dinamiche delle popolazione: i turisti sono i principali indiziati a osservare una foca monaca mentre nuota, caccia e riposa, in aree costiere durante il periodo estivo. Riportare le segnalazioni (per esempio attraverso la mail focamonaca@isprambiente.it o la pagina Facebook Foca monaca Ispra, e permettere di centralizzarle, comprendendo il fenomeno, può aiutarci a definire azioni di monitoraggio e conservazione ad ampio spettro”.

A caccia di DNA ambientale

Ma non finisce qui. L’ultima tecnica investigativa, sperimentata in queste settimane lungo le coste campane, punta sulla raccolta di evidenze molecolari della presenza della specie tramite tracce del suo corredo genetico nell'ambiente marino, il DNA ambientale.

“L'analisi del DNA ambientale in mare permette infatti di identificare le tracce di materiale genetico disperso tramite l'acqua del mare degli organismi marini che vi sono passati, anche quando non è possibile osservarli direttamente. – conferma Sabina de Innocentiis, ricercatrice Ispra, genetista - Nel caso della foca monaca il monitoraggio periodico del DNA ambientale ci aiuta a capire in quali macroaree è verosimile che un animale sia passato”.

E dunque nei prossimi mesi la presenza puntiforme della foca monaca nel Tirreno sarà meno indecifrabile, grazie anche alla scienza. “Ma se i segnali ci appaiono positivi perché le segnalazioni sono aumentate e ci indicano la frequentazione di aree italiane dell'areale storico di distribuzione, dove la specie era considerata scomparsa da decenni, questo non significa che la strada per la ripresa della specie sia ora in discesa. - ammonisce la ricercatrice Ispra - Le sfide che insistono in ambito marino sono molteplici anche perché i trend demografici della nostra società e dei suoi usi del territorio nell'ultimo secolo e nelle ultime decadi sono tutte in crescita: numero della popolazione umana, numero di chilometri di costa antropizzata, attività marino costiere ricreative, traffico marino, richiesta di pescato ai fini ristorativi, strutture commerciali ristorative ed alberghiere. Insomma, noi siamo sempre di più ovunque ed il nostro impatto cumulativo sull'ambiente marino non diminuisce, semmai aumenta”. Anche per questo, il ritorno della foca monaca nei nostri mari è, oggi più che mai, una vera e propria sfida.