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Energia

Le batterie che accumulano e rilasciano il calore quando serve

La batteria basata su idrati di sale
La batteria basata su idrati di sale 

Che farne del calore in eccesso generato dalle pompe di calore? Si può stivare e riutilizzare. Il segreto è in una miscela a base di idrati di sale. Ci stanno lavorando la norvegese Sintef e la svizzera Cowa Thermal Solutions

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La diffusione delle pompe di calore in Europa, e quindi anche in Italia, ha acceso i riflettori sul tema dell’accumulo termico intelligente: come non sprecare il calore in eccesso generato e valorizzare ulteriormente questa architettura? La risposta è in un nuovo sistema sperimentale sviluppato dai ricercatori della Fondazione per la ricerca industriale e tecnica (Sintef) norvegese e l’azienda svizzera Cowa Thermal Solutions. In pratica hanno messo a punto una batteria termica “che immagazzina il calore della pompa di calore e può essere utilizzato in seguito”, come spiega la biotecnologa Galina Simonsen. Qualcosa di davvero innovativo rispetto alle soluzioni esistenti.

Una pompa di calore, com’è risaputo, è una macchina termica capace di estrarre energia termica da fonti esterne, come l'aria, l'acqua o il terreno, e trasferirla all'interno delle abitazioni per il riscaldamento, il raffrescamento e la produzione di acqua calda sanitaria. La sua capacità si deve a un ciclo termodinamico continuo: grazie alla variazione dello stato fisico (da liquido a gas e viceversa) di uno specifico fluido refrigerante all’interno di un circuito chiuso attua uno “spostamento” del calore. Il problema è che senza una gestione intelligente e flessibile si rischiano sprechi; non meno importante il fatto che spesso a basse temperature è necessario attivare resistenze elettriche supplementari - soprattutto con impianti aria-aria e aria-acqua. Ecco quindi l’idea di accumulare l’energia termica per rispondere meglio alla domanda fluttuante della giornata. E la soluzione è negli idrati di sale. Sintef e Cowa hanno sviluppato un sistema capace di assorbire il calore in eccesso quando la pompa di calore è in funzione e rilasciarlo in un secondo momento, quando la casa ne ha più bisogno. "Le batterie hanno un'elevata efficienza e si caricano e rilasciano calore rapidamente, facilitando la risposta alle esigenze. Ad esempio, quando più persone fanno la doccia una dopo l'altra, o quando si ha bisogno di acqua calda nelle prime ore del mattino", sottolinea Simonsen.

Idrati di sale e nuove strutture metalliche

Gli idrati di sale sono composti chimici che combinano sali e molecole di acqua: la loro stabilità fa sì che reagiscano con un modello di comportamento unico rispetto all’esposizione al calore. Infatti se vengono riscaldati a una certa temperatura cambiano fase: da solido a liquido. Durante questo processo “assorbono e immagazzinano una quantità sorprendentemente elevata di energia termica senza aumentare la loro temperatura”, ricorda Sintef. Quando invece si raffreddano avviene il passaggio inverso e l’energia viene rilasciata. Lo sviluppo si è concentrato sull’impiego di triidato di acetato di sodio e la prospettiva è di trasformare ciò che già funziona in laboratorio in un prodotto per il mercato. L’impresa svizzera si sta concentrando sullo sviluppo di nuovi additivi e supporti strutturali “che garantiscono affidabilità e prestazioni per migliaia di cicli di riscaldamento e raffreddamento”.

Il team di ricerca norvegese invece si sta concentrando sull’efficienza delle batterie termiche, progettando e testando un nuovo tipo di dissipatori in alluminio riciclato con un sottile strato ceramico. Gli idrati di sale infatti sono altamente corrosivi soprattutto se nell’alluminio sono presenti impurità – prevedibili quando si ha a che fare con materiale riciclato. "Questo rivestimento è simile a quello utilizzato sulle padelle antiaderenti e fornisce una barriera molto durevole e resistente alla corrosione". Parallelamente attraverso il progetto europeo Sure2Coat si sta sperimentando l’impiego di strutture metalliche ultrasottili che potrebbero velocizzare i processi di caricamento e scaricamento delle future batterie. “Migliorando il trasferimento di energia, questi progressi potrebbero trasformare l'accumulo termico, rendendolo più veloce, efficiente e pratico per l'uso quotidiano in edifici residenziali e commerciali”, assicura Sintef.

Dispositivi da mettere in cantina

L’obiettivo di questo impegno di sviluppo è di ottenere un’unità di accumulo termico compatta posizionabile in un armadio in cantina. Per altro in proporzione occuperebbe fino a quattro volte in meno rispetto a un comune serbatoio di acqua calda, assicurando il rispetto di analoghi standard di sicurezza: gli idrati di sale non sono tossici e non sono infiammabili. E infine, nel caso vi fosse bisogno, potrebbe essere anche caricata nei momenti in cui l’elettricità costa meno. "Una pompa di calore in funzione continua è costosa, consuma molta energia e può portare al sovraccarico della rete elettrica. Con le nuove batterie, le pompe di calore combinano l'accumulo e la distribuzione intelligente del calore ", conclude Simonsen.