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Biodiversità

Le api stanno diminuendo ma stiamo imparando a contarle

Bombus terrestris su Euphorbia dendroides (foto: Marco Bonifacino)
Bombus terrestris su Euphorbia dendroides (foto: Marco Bonifacino) 

Validato per la prima volta – nel laboratorio naturale dell’isola di Giannutri - un metodo per contare gli impollinatori: qui alcune specie stanno calando dell’80%. La buona notizia? Sarà sempre più facile stimarle

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Contare l’incontabile. Aspettando l’intelligenza artificiale. La sfida parte da Giannutri, l'isola più meridionale dell'arcipelago toscano. L’obiettivo? Stimare il numero di api selvatiche per valutare il decremento degli insetti impollinatori, dal cui ruolo dipende la sopravvivenza degli stessi ecosistemi.E se non v’è dubbio che stiano diminuendo a livello globale, complici le attività umane e gli effetti del del climate change che ne deriva, l’esigenza di sviluppare metodi accurati per monitorarne densità e abbondanza rappresenta una sfida sempre più urgente. Di qui l’esigenza di un metodo, validato scientificamente, per contare animali piccoli e abbondanti, spesso rapidi e sfuggevoli.

Isola di Giannutri (foto: Claudia Bruschini)
Isola di Giannutri (foto: Claudia Bruschini) 

Già, proprio come le api. “Il nostro studio dimostra che è semplice farlo, con un metodo abbastanza semplice, la cui applicazione potrebbe però diventare cruciale per la conservazione degli impollinatori”, commenta Alessandro Cini, professore associato del dipartimento di Biologia dell’università di Pisa, tra gli autori di uno studio che ha coinvolto, con l’ateneo pisano, anche l’università di Firenze.

Ma come si contano le api? E soprattutto: come sono riusciti a farlo Alessandro e il suo team studiando, a Giannutri, le popolazioni di Anthophora dispar e Bombus terrestris, insieme alle api mellifere allevate (Apis mellifera). Semplice, in fondo: con un protocollo, mai validato per gli insetti, che consente di effettuare conteggia vista – dunque non invasivi - lungo percorsi prestabiliti, i cosiddetti transetti, valutando il numero di insetti visti e stimando la loro distanza. Un metodo non troppo dissimile da quello utilizzato per contare le popolazioni animali vertebrati terrestri e marini, in primis i cetacei: tecnicamente si chiama “distance sampling” e rappresenta una tecnica statistica, usata soprattutto in ecologia per stimare l’abbondanza o la densità di una popolazione tenendo conto, per l’appunto, di una variabile fondamentale: non tutti gli individui vengono osservati. In soldoni, più un individuo è lontano dall’osservatore, meno è probabile vederlo. Il distance sampling serve proprio a correggere questo bias, consentendo stime credibili. Anche delle api, come dimostrano i risultati appena pubblicati sulla rivista Insect Conservation and Diversity della Royal Entomological Society.

Anthophora dispar (foto:Marco Penco)
Anthophora dispar (foto:Marco Penco) 

Nel dettaglio, il team di ricerca ha osservato e contato i singoli insetti, a centinaia, percorrendo con attenzione (e sgranando gli occhi) i rispettivi transetti – 30 metri di lunghezza, 5 di larghezza - e, per approssimazione, ampliano il calcolo alle aree che non vedono: c’è un certo grado di approssimazione, certo, ma il metodo – come confermano le prove sulle popolazioni numericamente già censite in partenza delle api d’allevamento provenienti dalle 18 arnie presenti sull’isola – funziona, soprattutto in un territorio insulare così limitato. “Proprio così. - annuisce Claudia Bruschini, assegnista di ricerca presso il dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze - Il nostro punto di forza, in fondo, è stata la possibilità di validare il metodo sul campo. Conoscendo la reale consistenza numerica delle api da miele presenti sull'isola abbiamo dimostrato l'efficacia di questa tecnica che adesso possiamo usare anche per le specie selvatiche”.

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Si apre un nuovo fronte, più che promettente: con l’intelligenza artificiale e con l’integrazione potenziale di sistemi di video-trappolaggio, quanto accaduto a Giannutri potrebbe essere presto mutuato altrove. Consentendo di certificare con maggiore precisione il calo delle popolazioni degli insetti impollinatori. “Si parla da diversi anni del loro declino, ma fino ad oggi però mancavano metodi validati capaci di stimare l’abbondanza assoluta delle popolazioni di insetti che non prevedessero la cattura e la marcatura di un gran numero di individui. – conferma Leonardo Dapporto, professore associato del dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze e co-coordinatore dello studio - Queste modalità, non necessariamente prive di rischi per gli animali, spesso contrastano con le priorità della conservazione della biodiversità”. “Una piccola isola, tre specie di api, un metodo potente: “Sì, - conclude Cini – è un passo avanti significativo per il monitoraggio degli impollinatori con l’obiettivo di preservare la biodiversità.