La salamoia del tofu potrebbe essere la chiave di volta di un nuovo tipo di batteria acquosa ecologica, che un giorno potrebbe sostituire le soluzioni tradizionali a base di Ioni di Litio impiegate ad esempio negli smartphone. Un gruppo di ricercatori della City University di Hong Kong e della Southern University of Science and Technology di Shenzhen ha sviluppato una tecnologia che si pone come decisa alternativa agli accumulatori che sfruttano sostanze chimiche inquinanti. Non a caso uno scorretto smaltimento può generare gravi problemi ambientali sia ai terreni che alle falde acquifere, senza contare flora, fauna e ovviamente l’uomo.
In un articolo pubblicato su Nature Communications, i ricercatori spiegano come sia stata impiegata una soluzione alternativa per creare l’elettrolita: hanno sostituito acidi e basi tradizionali con sali neutri di magnesio e calcio. In pratica gli stessi minerali che emergono dalle analisi della salamoia nella produzione del tofu. Tecnicamente il mantenimento di un pH neutro (7,0) consente di azzerare i rischi di azioni corrosive interne alla batteria e conseguenze sull’ambiente in fase di smaltimento. Da ricordare che questo l’elettrolita è la sostanza che permette il passaggio di ioni tra l’anodo e catodo, garantendo il flusso di energia.
Dopodiché un altro dettaglio importante è che l'elettrodo negativo di questa batteria sperimentale, invece che usare i classici materiali metallici, si affida a uno speciale materiale ingegnerizzato basato su polimeri organici covalenti (COP). Una specie di materiale plastico, ribattezzato Hex TADD COP, molto conduttivo. Per l’elettrodo positivo (catodo) è stato scelto analog blu di Prussia, un materiale normalmente usato come pigmento blu nelle vernici. Tutti i test di laboratorio hanno confermato poi grandi risultati, soprattutto paragonando le performance delle comuni batterie che – com’è risaputo - guastano dopo poche centinaia o migliaia di ricariche esauriscono le loro capacità oppure si guastano del tutto. La nuova batteria sperimentale invece ha retto 120.000 cicli di carica, che equivalgono grosso modo a 300 anni di longevità su uno smartphone caricato una volta al giorno.
"Rispetto agli attuali sistemi di batterie acquose, il nuovo sistema offre un'eccezionale stabilità di ciclo a lungo termine e rispetto per l'ambiente in condizioni neutre", sostengono i ricercatori, sottolineando che la capacità è di circa 112,8 mAh/g e quindi superiore a quelle di molti smartphone. Tutti i ricercatori coinvolti concordano sul fatto che sia i liquidi che i materiali impiegati sarebbero ideali per l’ambiente, considerata la loro non-tossicità. Inoltre rispettano gli standard di sicurezza internazionali e quindi anche il loro smaltimento sarebbe agevole. L’unica criticità di questo progetto è che ci vorrà ancora del tempo per un primo prodotto commerciale, soprattutto perché bisogna capire come aumentare la quantità di energia nel poco spazio a disposizione e come incrementare la produzione di polimeri organici.