L’intreccio di tensioni geopolitiche e il conflitto in Medio Oriente del 2026 sta iniziando a produrre effetti concreti su uno dei pilastri più delicati dell’economia globale: i sistemi agroalimentari. Anche se le crisi sono geograficamente distanti, le conseguenze delle restrizioni commerciali stanno coinvolgendo l’intera filiera di approvvigionamento, minacciando la disponibilità, l'accessibilità e l'accessibilità economica del cibo. Ad affermarlo è il direttore generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (Fao), Qu Dongyu, in occasione della 38esima sessione della Conferenza regionale della Fao per il Vicino Oriente (NERC38) che si è tenuta a Roma.
La crisi geopolitica sta colpendo tutti i fattori di produzione agricoli, compresi i prodotti chimici e i macchinari oltre ai fertilizzanti al punto che il direttore della Fao ha affermato di aver informato della gravità della situazione il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres e che il suo impatto avrebbe avuto "conseguenze a lungo termine per l'agricoltura", anche se dovesse terminare oggi. Perché i conflitti, ha spiegato, stanno già avendo un grave impatto su agricoltori, produttori e attori della catena del valore, i cui mezzi di sussistenza sono sempre più a rischio.
Crisi geopolitiche e ambientali si rafforzano a vicenda
A complicare le cose ci sono anche gli effetti del cambiamento climatico a livello globale: eventi estremi e siccità stanno infatti riducendo la produttività agricola proprio mentre cresce la domanda globale di materie prime alimentari. Tutto questo crea un effetto moltiplicare confermando che le crisi geopolitiche e crisi ambientali si rafforzano a vicenda.
Il quadro resta dunque altamente incerto, con le tensioni in Medio Oriente e il rallentamento sui trasporti marittimi lungo le rotte che collegano l’Europa, Asia e Medio Oriente a causa dei rischi sulla sicurezza. Ritardi sulle spedizioni, aumenti dei costi di trasporti, volatilità dei prezzi del carburante, instabilità politica. Tutto questo sta cominciando ad impattare sull’arrivo di beni essenziali e di conseguenza sull’aumento generalizzato dei pressi alimentari a livello globale. E non è dunque un caso che la NERC38 sia stata presieduta dagli Emirati Arabi Uniti, rappresentati da Amna bint Abdullah Al Dahak Al Shamsi, ministro per i Cambiamenti Climatici e l'Ambiente. Arrivati a Roma anche ministri e responsabili politici di tutta la regione consapevoli, hanno spiegato, dei pericoli che incidono gravemente sui sistemi agroalimentari e sulla sicurezza alimentare.
“Le perturbazioni dal Medio Oriente aggravate dal prezzo dell’energia”
Si tratta dunque di mitigare i rischi nel Medio Oriente, salvaguardando la sicurezza alimentare, rafforzando la resilienza e proteggendo i mezzi di sussistenza rurali. Perché è reale il pericolo che ulteriori restrizioni commerciali potrebbero portare ad un peggioramento della situazione dell’agricoltura a livello globale. Chiare le parole del direttore generale della Fao che ha avvertito: “Le significative perturbazioni dei sistemi di produzione, commercio e distribuzione alimentare attualmente in atto in tutta la regione, ulteriormente aggravate da implicazioni globali, tra cui l'aumento dei prezzi dell'energia e le perturbazioni nei mercati dei fertilizzanti, stanno aumentando i costi di produzione e incidendo sulla produttività agricola sia all'interno della regione che al di fuori di essa. Alla Fao, il nostro lavoro si fonda saldamente sulla convinzione che il diritto all'alimentazione sia un diritto umano fondamentale e che la pace un prerequisito per la sicurezza alimentare. Sistemi agroalimentari efficienti, inclusivi, resilienti e sostenibili sono fondamentali per sostenere la ripresa, ridurre le vulnerabilità e contribuire alla stabilità e alla pace”.