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L’intervista

“Ecco perché sull’energia Confindustria non fa gli interessi delle imprese”

Combustibili fossili: il loro impatto sull'ambiente
Combustibili fossili: il loro impatto sull'ambiente 

Stefano Ciafani, presidente di Legambiente lancia il report “Il prezzo della dipendenza” e chiede agli imprenditori di fare pressione sull’esecutivo per uscire dai combustibili fossili. “L'Italia ha una politica energetica nazionale da anni Novanta, eppure esistono soluzioni tecnologiche molto più economiche”.

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"Confindustria non fa gli interessi delle imprese italiane”. Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, non usa giri di parole per criticare la principale associazione di categoria delle aziende. “Oggi Confindustria è in realtà è l'associazione di categoria prevalentemente della lobby del gas, così come negli anni Sessanta e Settanta rappresentava soprattutto l’industria automobilistica”. L’occasione per l’affondo è il lanciodel rapporto Il prezzo della dipendenza (sottinteso: dal gas) che la principale organizzazione ambientalista italiana diffonderà venerdì, proprio mentre a Santa Marta, in Colombia, circa cinquanta nazioni e molte ong discuteranno di come uscire dai combustibili fossili.

Presidente Ciafani, perché, secondo voi, l’Italia ha scelto di dipendere dal gas e quindi di essere vulnerabile alle sue oscillazioni di prezzo?

“Nel nostro Paese esiste un partito trasversale del gas. Solo così si spiega il fatto che a partire dall’invasione russa dell’Ucraina, a inizio 2022, i governi italiani abbiano adottato la politica energetica dello struzzo, mettendo la testa sotto terra senza vedere cosa accade tutto intorno. Quando si è rinunciato al gas russo, in sei mesi sono state autorizzate e attrezzate due navi rigassificatrici, a Piombino e Ravenna. Nello stesso Paese che ci mette sei anni per autorizzare un impianto eolico. E quando Usa e Israele decidono di bombardare l’Iran, l’attuale presidente del Consiglio va in Nordafrica o Azerbaijan per cercare altro gas. Insomma, l'Italia continua ad avere una politica energetica da anni Novanta, senza rendersi conto che esistono nuove soluzioni tecnologiche molto più economiche”.

Voi le dite queste cose al governo?

“Certo, ma non ci ascolta”.

Le associazioni ambientaliste non sono evidentemente l’interlocutore privilegiato dell’attuale esecutivo. Ma le imprese? Al netto della crisi climatica e del ruolo che hanno i combustibili fossili, non dovrebbero essere le aziende a chiedere una strategia energetica che faccia pagare loro bollette meno salate?

“Le imprese italiane a ‘microfoni spenti’ spesso ci dicono che si sentono più rappresentate dalle nostre politiche e dalle nostre richieste piuttosto che da quelle di Confindustria”.

Perché non lo dicono a microfoni aperti?

“Questo è in effetti inspiegabile. E poi c’è la questione del nucleare…”.

Che c’entra il nucleare?

“Il presidente degli industriali Emanuele Orsini sostiene che il futuro sono i piccoli reattori modulari. Ma io, che pure ne vedo tanti, non ho mai incontrato un imprenditore che mi abbia detto: appena saranno commercializzati gli small modular reactor ne metterò uno nel mio stabilimento per avere elettricità a buon mercato. Anzi, il contrario. Ci dicono: non ci penso nemmeno, non voglio che i territori insorgano contro la mia azienda. Per tutti questi motivi, sosteniamo che Confindustria, con le sue richieste al governo di riaprire la stagione nucleare, fermare l’Ets (il sistema previsto dalla Ue per il commercio delle emissioni di carbonio, ndr), trovare nuovi mercati del gas non fa assolutamente gli interessi di tutte le imprese italiane. Ma solo dei grandi gruppi del gas”.

Qual è la vostra proposta alternativa?

“Basta guardarsi intorno. In Spagna i governi degli ultimi dieci anni hanno fatto in modo di ridurre la dipendenza energetica del Paese dall’estero. E oggi Madrid arriva quasi a produrre il 60% della sua elettricità da rinnovabili, riducendo di 20 punti percentuali il contributo del gas alla produzione di elettricità e quindi alla formazione del prezzo”.

L’ostacolo da noi è la lobby del gas? Un governo-struzzo? O c’è altro?

“C’è anche una immaturità culturale dei territori che si oppongono alle rinnovabili. Anche quelli amministrati dal centrosinistra, basti pensare alla Sardegna. Non si capisce che sulla transizione ecologica si può costruire un pezzo del futuro del Paese. Un futuro che non auspicano solo gli ambientalisti, ma anche la gran parte delle imprese che chiedono di pagare meno la bolletta energetica. E lo si può fare solo liberandosi dal gas”.