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Il libro

Chiara Rimazzi: “Amanti delle piante grasse”, dalla community alla guida pratica

Chiara Rimazzi
Chiara Rimazzi 

Un profilo Facebook con 600mila iscritti per appassionati delle piante più resistenti con consigli pratici, ora anche da sfogliare

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I fiori possono spuntare dopo anni, aprirsi di notte e appassire il giorno dopo. Si difendono dai predatori con le spine, possono crescere quanto un albero o rimanere all’altezza di un tappo di sughero. Non sono una famiglia tradizionale ma una comunità di specie e generi molto diversi e senza rapporti di parentela. Le piante succulente, per adattarsi agli ambienti più ostili del pianeta come i deserti, si sono evolute seguendo un’estetica di sopravvivenza, con esigenze primitive e una certa creatività biologica.

Si coltivavano già nei giardini babilonesi e, ancora oggi, sono tra le star indiscusse di balconi, giardini e orti botanici. I puristi delle tropicali le snobbano ma sono una minoranza. Tanto che la più grande community italiana di Facebook, che si chiama Amanti delle piante grasse, conta più di 600mila iscritti, quasi il doppio degli abitanti di Firenze. Ora la sindaca di questa città virtuale, Chiara Rimazzi, ha raccolto in un volume pubblicato da Rizzoli anni di discussioni e richieste (Amanti delle piante grasse, Rizzoli, 2026). Una guida molto documentata che offre consigli e informazioni pratiche sia al principiante che all’entusiasta.

È vero che le succulente hanno successo perché sono facili da coltivare?

“Niente di più falso, concimazione, irrigazione, esposizione alla luce, solo per citare alcuni parametri, variano in base alla specie o alla varietà e sono condizionati dal clima in cui crescono“.

Come si comportano gli appassionati del Gruppo?

“Abbiamo un regolamento piuttosto accurato per evitare che le interazioni degenerino o siano fuori contesto. Nel Gruppo poi non si possono fare compravendite o scambi, post e commenti sono controllati ma, in un’ottica di crescita comune, gli iscritti possono proporre miglioramenti e suggerimenti“.

Quali sono gli argomenti più discussi che affronti nel libro?

“Insistiamo molto sulla scelta del terriccio. Per garantire una crescita vigorosa a queste piante è necessario un substrato con una parte minima di materiale organico, preferibilmente terra di campo, e una parte prevalente di inorganico. Solo così si riproducono le caratteristiche dei terreni di origine“.

A proposito perché le chiami piante grasse e non con il termine, più botanico, succulente?

“Così sono più riconoscibili. Il termine piante grasse deriva dal linguaggio comune, dall’osservazione spontanea di chi, secoli fa, notò che apparivano gonfie o paffute. Il libro non vuole sostituirsi ai manuali specialistici ma proporre strumenti di supporto in grado di aiutare il lettore a scoprire metodi e tecniche applicabili alle singole piante“.

Poca acqua, tanto sole: solo una leggenda?

“È una semplificazione. In generale bisogna evitare che acqua si accumuli nei sottovasi e proteggere da pioggia e umidità eccessiva ma la quantità di acqua necessaria dipende dal luogo dove si coltivano“.

Per esempio?

“Nell’Italia settentrionale si bagna una volta ogni due settimane circa, dalla primavera all’estate, mentre al Sud, in caso di ondate di calore, può essere necessario ripetere più spesso e per un periodo più lungo. Diverse piante grasse poi crescono anche su un balcone esposto a nord. I cosiddetti cactus di Natale e alcune crassule, per esempio, tollerano un ambiente dove la luce è indiretta o filtrata. Ci sono anche generi particolari come Lithops e Conophytum che seguono regole tutte loro e ai quali ho dedicato un capitolo a parte“.

Per avere piante grasse e felici, come scrivi nel libro, conta anche la scelta del vaso?

“Consigliamo sempre quelli in terracotta perché favoriscono la traspirazione del terreno e aiutano a capire quando è il momento di annaffiare. Se il colore del vaso è scuro non serve acqua ma se è chiaro significa che è ora di bagnare“.

Dal livello di approfondimento e di dettaglio offerto del libro si deduce che la gestione di questo Gruppo Facebook sia un lavoro a tempo pieno, è così?

“Per niente, è volontariato puro. Il gruppo nasce nel 2012 quando il mio compagno Gabriele decide di creare una piccola community per condividere consigli pratici sulle piante grasse. Nel 2020, raggiunti i 150mila utenti, mi sono unita anch’io per aiutarlo fino a quando non mi ha affidato la gestione completa“.

Sei rimasta sola quindi?

“Abbiamo nominato alcuni utenti esperti del gruppo, sono persone che nel tempo libero e impegni permettendo, offrono consigli. Ma non è un servizio, gli utenti si aiutano a vicenda in base all’esperienza e basandosi sulla zona in cui vivono“.