Oltre 24mila ettari di natura protetta, più di 100 aree tutelate dalle Alpi alle coste della Sicilia, oltre 4 mila tutelate grazie a un grande progetto nazionale di citizen science che ha coinvolto più di 5mila volontari ed esperti. Sono i numeri che raccontano la storia delle Oasi Wwf, uno dei più diffusi e strutturati sistemi di aree naturali gestiti da un’organizzazione ambientalista in Europa. Oggi le Oasi sono anche laboratori a cielo aperto per la ricerca scientifica, la didattica e il coinvolgimento delle comunità locali. Sono gestite grazie al lavoro di oltre 150 collaboratori e più di 500 volontari. Un patrimonio naturale che genera benefici concreti anche per le persone, attraverso servizi ecosistemici essenziali: dalla produzione di ossigeno ad acqua pulita, dall’assorbimento di anidride carbonica alla difesa da eventi estremi.
Fino al 2 giugno oltre 100 eventi in tutta Italia
In questo contesto si inserisce la Primavera delle Oasi Wwf, il grande appuntamento annuale che fino al 2 giugno animerà le oltre 100 aree protette dell’Associazione, da nord a sud dell’Italia. Un calendario diffuso di iniziative che coinvolge famiglie, studenti, appassionati di natura, turisti e curiosi. L’edizione 2026 assume un valore speciale perché cade nell’anno del 60° anniversario del Wwf Italia – fondata da Fulco Pratesi nel 1966 – ed è accompagnata dal messaggio Liberati in Natura!, un invito a riscoprire la bellezza e il benessere che si possono vivere nelle aree chiave per la biodiversità salvate in sei decenni di impegno spesso controcorrente. Il programma propone visite guidate, laboratori per famiglie, attività dedicate al benessere, esperienze outdoor e incontri con biologi e volontari, offrendo l’occasione di conoscere habitat unici e specie simbolo della biodiversità italiana. Una vera e propria festa lunga oltre un mese, pensata per vivere e comprendere il valore della natura protetta.
Una storia lunga 60 anni
Le Oasi Wwf sono molto più di una rete di aree protette: sono il risultato di un sogno collettivo nato 60 anni fa dall’intuizione e dall’impegno di centinaia di persone che, spesso controcorrente rispetto al consumo del territorio e altre spinte distruttive della natura, hanno scelto di difendere alcuni degli angoli più preziosi della natura italiana, una delle più ricche d’Europa e situata nel cuore dell’hotspot di biodiversità mediterraneo. Molte oasi, nate inizialmente come aree curate da volontari, sono diventate nel tempo Riserve Regionali o Nazionali, Aree Marine Protette e siti di importanza internazionale. Basti pensare che 13 delle 65 aree Ramsar italiane dedicate alla tutela delle zone umide di importanza internazionale sono o sono state Oasi Wwf. In sei decenni di attività, queste aree hanno affrontato e contrastato minacce storiche come abusivismo edilizio, deforestazione, sfruttamento incontrollato delle risorse naturali e bracconaggio, a cui oggi si aggiungono le sfide del cambiamento climatico, degli eventi estremi e delle specie aliene invasive.
Zone umide, l’Italia quarta in Europa
Gli ambasciatori del Wwf
Le Oasi Wwf sono spesso raccontate attraverso “specie simbolo”, veri e propri ambasciatori degli ecosistemi tutelati. Negli ambienti umidi, specie come ilfenicottero rosa,lanitticora e l’airone cenerino rappresentano in modo immediato le zone palustri e lagunari. Nei boschi di pianura, il picchio rossomaggiore è indicatore della qualità degli habitat forestali, mentre nelle aree montane il cervo sardo e l’aquila reale incarnano la ricchezza dei grandi ecosistemi naturali. Lungo le coste, la tartaruga marinaCaretta caretta, simbolo dell’Oasi WWF di Policoro, è al centro di importanti attività di recupero, cura e liberazione in natura. In altre oasi, come le Gole del Sagittario, le campagne di conservazione sull’orso bruno marsicano proseguono