Dovremmo andare a lezione dalla Francia? In tema di caldo e scuole, c’è proprio da chiederselo. Il 18 giugno in Italia oltre 500mila studenti inizieranno la prova di maturità. Proprio quando partiranno le sessioni d’esame, a metà settimana, sono previste temperature decisamente elevate: in molte province, e soprattutto al Nord, si toccheranno e forse supereranno i 36 gradi. Si tratta dunque di un'ulteriore pressione sugli studenti - in scuole dove spesso manca l’aria condizionata e le aule risultano bollenti - durante i temuti esami. Questa condizione, che tra crisi del clima e aumento delle temperature negli ultimi anni si verifica sempre più spesso, è simile anche in altri paesi europei tanto che in Francia il ministero dell’istruzione ha appena preso una decisione interessante: "Basta esami dopo le 12" ha annunciato. La stessa Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) di recente ha lanciato proprio un appello per evitare l’impatto delle temperature sugli alunni chiedendo un generale ripensamento del calendario scolastico.
Inoltre da noi anche vari sindacati e il Cnddu (Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani) hanno lanciato una specifica richiesta al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara affinché vengano monitorate, proprio in vista dell’esame di stato, le temperature nelle aule chiedendo anche il celere sviluppo di un Piano Nazionale per la Sicurezza Climatica durante la maturità.
Come detto a riguardo in Francia il ministro dell’istruzione nazionale, Édouard Geffray, ha già fatto un primo passo, vietando - soprattutto dopo che a maggio il Paese è stato colpito da un'ondata di calore con punte che hanno sfiorato i 40 gradi - lo “svolgimento di esami pomeridiani”. ll motivo della nuova indicazione è proprio da ricercarsi nell’impatto delle ondate di calore sul possibile svolgimento delle prove per i giovani francesi, alunni che a maggio - in centinaia di scuole - avevano dovuto saltare le lezioni dato che gli istituti furono chiusi per il caldo estremo. "Non possiamo più permetterci di fare esami oggi, a maggio o giugno, che si svolgano dalle 14 alle 18, è semplicemente impossibile", ha dichiarato il ministro che ha suggerito di concentrare le sessioni fra “le 8 e mezzogiorno: se si arieggiano le stanze e si lavora per mantenerle al fresco si può fare tutto in mattinata”.
Anche in Francia sono appena iniziati gli esami della maturità francese, il Baccalauréat, ed esattamente come per l’Italia in questo periodo si prevedono temperature oltre i 30 gradi in città come Montpellier o Perpignan. Per questo è stato deciso che in Francia, quest’anno, gli esami si svolgeranno esclusivamente al mattino, lo stesso vale per le scuole medie. Una decisione che, anche oltralpe, è arrivata a seguito di polemiche e spinte da parte di genitori e sindacati che avevano chiesto, soprattutto dopo le eccezionali temperature di maggio, dei precisi provvedimenti: abbassare le persiane e bere acqua, indicazioni fornite dalle scuole, non erano infatti sufficienti tanto che la Federazione dei Consigli dei Genitori (FCPE) ha a chiesto "immediate misure preventive" davanti alle ondate di calore.
Già l’anno scorso nel Regno Unito il CCC-Climate Change Committee aveva proposto di spostare alcuni esami, come quelli A Level, in mesi più freschi rispetto a maggio e giugno ricordando come il caldo avrebbe potuto impattare sul rendimento. In Europa c’è quindi una nuova attenzione e un tentativo di modifica di orari e calendari per provare, davanti alle nuove sfide della crisi climatica, a trovare soluzioni di adattamento efficaci. Misure che però andrebbero pensate, ricordano gli esperti, per l’intero anno e non soltanto davanti ai momenti di emergenza.
Nel frattempo, da calendario, in Italia diversi esami di maturità continueranno ancora a svolgersi nelle ore più calde: a seconda degli indirizzi scolastici alcuni scritti prevedono infatti esami che iniziano intorno alle 8.30 ma possono durare sei ore (oltre le 14 dunque), mentre le sessioni orali in molti casi sono previste proprio al pomeriggio. Viene dunque da chiederselo nuovamente: davanti alle possibili ondate di calore, dovremmo imparare dalla scelta francese di limitare gli esami entro le 12?