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Ddl caccia, doppiette anche nelle aree protette e sulla spiaggia: i rischi per la biodiversità

Ddl caccia, doppiette anche nelle aree protette e sulla spiaggia: i rischi per la biodiversità

Più specie cacciabili anche con visori notturni. Il provvedimento approda il Senato tra le polemiche degli ambientalisti. Papa Leone XIV risponde all’appello della Lipu: “Una questione di rilevanza morale”

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Calendari più aperti per l’attività venatoria, meno specie protette, uso dei visori notturni e via libera alle doppiette su alcune spiagge, foreste e zone umide. E i cacciatori? Se la nuova legge che regolerà la caccia verrà approvata saranno considerati “bioregolatori”, un ruolo che gli dà la possibilità di operare in luoghi dove prima era proibito. Con queste premesse il Ddl 1552 che punta a riformare la legge 157 (quella che nel 1992 ha recepito la direttiva Habitat della Ue e norma la caccia in Italia) approda all’esame del Senato dopo essere passato al vaglio per cinque mesi delle commissioni. Analizzati oltre 2 mila emendamenti.

L’appello a Papa Leone XIV

E che si tratti di un passaggio importante che va oltre la modifica delle regole venatorie, lo dimostra la decisione di papa Leone XIV di rispondere alla Lipu, l’associazione impegnata nella protezione degli uccelli che da Assisi aveva rivolto un appello al Pontefice. Papa Leone ha definito il tema “una questionedigranderilevanza morale“ e pur ribadendo la terziarità della Santa Sede rispetto alle “tematiche legislative degli Stati” ha espresso “apprezzamento per la sensibilità e l’opera” svolta nei riguardi della natura. Il Papa ha inoltre assicurato che la Santa Sede non mancherà di promuovere “il rispetto e latuteladelcreato”.

“Le parole del Pontefice, sagge e motivanti, siano di ispirazioneanche per le forze responsabili della maggioranza parlamentare”, è stato l’auspicio la Lipu-BirdLife Italia “una Sua parola, un Suo pensiero di pace e attenzione rivolto alla natura e a chi ha la responsabilità di proteggerla”.

Ma sono decine le associazioni che nelle scorse settimane si sono rivolte alla premier Giorgia Meloni e al ministro Pichetto Fratin chiedendo di fermare il disegno di legge che gli ambientalisti hanno ribattezzato “Sparatutto”. In aula lo scontro tra le opposizioni e maggioranza è già iniziato, anche se il governo sembra intenzionato ad andare avanti. Non a caso porta la fuma di Lucio Malan presidente dei senatori di Fratelli d’Italia affiancato da tutti gli altri capigruppo della coalizione. Il confronto si annuncia acceso.

L’intervento di Bruxelles

E se secondo la Lipu i contenuti del disegno di legge “se approvato, aumenteràla pressionevenatoria con un impatto negativo e potente sulla biodiversità e in particolare sugli uccelli selvatici, già sofferenti per via dei cambiamenti climatici e di vari altri problemi ambientali”, il testo presenta alcuni punti su cui è arrivata anche una bocciatura da Bruxelles e dal Consiglio d’Europa che li aveva definiti “incompatibili” con il diritto comunitario. E proprio per evitare sanzioni è stato ripristinato il divieto di utilizzare munizioni al piombo nelle zone umide, ossia presso laghi, torbiere e pantani.

Uso di armi da caccia su alcune zone umide

Tra i punti più discussi ci sono l’estensione della stagione venatoria oltre il mese di febbraio e l’ampliamento delle aree su cui sarà possibile l’esercizio della caccia. Le associazioni dei cacciatori hanno chiesto e ottenuto di inserire nel provvedimento alcune zone demaniali, tra cui spiagge, scogliere, dune, foreste e di restringere le aree protette questione che ha sollevato forti polemiche sulla sicurezza di escursionisti e turisti. Non solo. Le associazioni dei cacciatori tra cui Federcaccia (soprattutto le sezioni del Veneto) hanno contestato in passato l’esclusione del demanio marittimo dalla programmazione venatoria affermando che precluderebbe la caccia agli uccelli acquatici in aree curate dagli stessi cacciatori. Previsto nel Ddl l’utilizzo di strumenti tecnologici come visori e sistemi di puntamento notturno per alcuni tipi di caccia. Sistemi questi considerati dagli oppositori della nuova norma come utili per il bracconaggio.

Declassamento dell’Ispra

Un altro tema riguarda le specie cacciabili. Le associazioni ambientaliste contestano l’ipotesi di inserire nuove specie nell’elenco degli animali cacciabili. Sarebbe prevista anche la caccia di specie durante il periodo di migrazione pre-riproduttiva e sulla neve. Si allungano per queste specie anche i periodi consentiti per gli abbattimenti. Già recepito il declassamento del lupo da strettamente protetto a protetto. Eliminato l’obbligo di scelta di una delle tre opzioni di caccia e il cosiddetto legame cacciatore-territorio.

C’è poi la questione dei richiami vivi e sulla cattura di uccelli destinati all’attività venatoria. Alcune organizzazione scientifiche sostengono che queste disposizioni entrerebbero in pieno conflitto con la normativa europea dell’avifauna. A questo proposito il nuovo testo prevede di declassare il parere dell’Ispra (L’istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) da “vincolante” a “consultivo”.

Poteri alle Regioni e deroghe

Prevista nella nuova legge una maggiore autonomia decisionale alle amministrazioni locali nella gestione dei piani di contenimento, con il rischio spiega Legambiente “di aprire contenziosi con la Commissione Europea per la violazione delle direttive continentali sulla tutela degli uccelli”. E poi i cacciatori. Vengono ridefiniti nei fatti come "bioregolatori" ambientali, un cambio di paradigma duramente contestato da oltre 50 associazioni ambientaliste e animaliste che temono l'aumento dei rischi di bracconaggio e l'impoverimento della biodiversità.