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Imballaggi alimentari, come scegliere i più sostenibili

Imballaggi alimentari, come scegliere i più sostenibili

Carta, plastica, vetro, alluminio: ogni materiale ha vantaggi e svantaggi. Ecco una mini-guida per orientarsi quando si va a fare la spesa

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Carne, pesce, frutta, verdura. Ogni scelta alimentare ha un impatto sul pianeta. E anche il packaging può avere un ruolo rilevante, come confermano i dati di Eurostat: il 36% dei rifiuti urbani europei è costituito da imballaggi e, senza interventi specifici, entro il 2030 la quota potrebbe aumentare del 19%, con un picco del 46% nel caso della plastica.

Le buone regole

Per limitare la tendenza, la prima regola è puntare sui prodotti sfusi. Ma non sempre è possibile. In questo caso, è preferibile evitare cibi con doppio imballaggio, spesso superfluo, e l’overpackaging, cioè confezioni molto più capienti rispetto a ciò che contengono. Un parametro utilizzato dai produttori per la valutazione è il Packaging impact ratio (Pir), ovvero il rapporto tra il peso del contenitore e quello del contenuto.

Attenzione anche alle monoporzioni, un formato pratico, ma poco sostenibile, che può essere accettabile solo se aiuta a contrastare lo spreco alimentare. Infine, è bene verificare che l’imballaggio sia riciclabile: se sull’etichetta è indicato lo smaltimento nel bidone dell’indifferenziata, significa che non lo è.

“Non esiste il materiale in assoluto più ecologico per gli alimenti”, afferma Livia Biardi, esperta di chimica e ambiente di Altroconsumo. “Ognuno presenta vantaggi e svantaggi”. Ecco quali.

Carta

La produzione richiede grandi quantità di acqua, energia e fibre vergini. Quella non riciclata è spesso abbinata, soprattutto nel caso di alimenti freschi o grassi, a plastica o alluminio, dando vita ai cosiddetti poliaccoppiati. Quella riciclata, invece, non può essere utilizzata a diretto contatto con i cibi per motivi di sicurezza, visto che può contenere contaminanti. “Se l’imballaggio ha un componente cartaceo superiore al 60% può essere riciclato con la carta, pur restando un materiale misto e di difficile recupero. Se ha percentuali inferiori, non è riciclabile”, avverte Biardi. Per valutare il grado effettivo di riciclabilità di una confezione in questo materiale esiste la certificazione Aticelca 501, che assegna un valore da A+ a C, in cui A+ indica la massima riciclabilità e C una riciclabilità limitata.

In ogni caso, la scelta più responsabile è orientarsi sempre su carta certificata Fsc (Forest stewardship council) o Pefc (Programme for the endorsement of forest certification), che proviene da foreste gestite in modo sostenibile. La dicitura Fsc mix o Pefc mix segnala che almeno il 70% del materiale è certificato.

Plastica

È altamente impattante perché deriva da fonti fossili e, se dispersa, rilascia nell’ambiente microplastiche che si degradano in tempi estremamente lunghi. Ma la sua leggerezza e versatilità, unita al fatto che garantisce un’adeguata protezione ai cibi, la rendono indispensabile per molti imballaggi alimentari. Non è un caso che oggi circa il 40% della plastica utilizzata nell'Unione europea sia destinata proprio a questo settore. Per favorire una vera economia circolare, è dunque fondamentale aumentare l’impiego di plastica riciclata nell’ambito del confezionamento, considerando che negli imballaggi alimentari è possibile usare plastica riciclata fino al 100%.

Nel frattempo, molti prodotti usano già imballaggi realizzati interamente o parzialmente in plastica riciclata, indicata con la sigla r-Pet, ovvero Pet (Polietilen tereftalato) rigenerato a partire da bottiglie pulite e triturate, poi fuse per creare il nuovo materiale.

Accanto al riciclo, si stanno diffondendo plastiche compostabili e bioplastiche. Le prime sono quelle certificate Ok Compost, che si degradano rapidamente e possono essere smaltite con l’umido. Le seconde derivano da materie prime vegetali, come mais o canna da zucchero, ma non sono sempre compostabili: se non indicato diversamente, vanno eliminate insieme alla plastica tradizionale.

Vetro

È realizzato a partire da materie prime naturali, come sabbia, calcare, soda, ma la sua produzione e il successivo riciclo richiedono molta energia e acqua. Resta, comunque, sostenibile, soprattutto se riutilizzato più volte, per esempio tramite il vuoto a rendere. È, inoltre, sicuro a contatto con gli alimenti.

Alluminio

Si può riciclare all’infinito senza perdere qualità e, proprio per questo, è tra i materiali più ecologici. È leggero, resistente e facile da trasportare, anche se non è adatto a tutti i tipi di cibi. Per garantire una corretta conservazione degli alimenti ed evitare interazioni con preparazioni particolarmente acide o salate, può essere necessario abbinarlo a un altro componente che funga da rivestimento interno.