A inizio giugno, durante il Festival di Green&Blue, il direttore di Copernicus Climate Change, Carlo Buontempo, si era detto preoccupato per quel che mostravano i modelli. https://puntoitalia.online/green-and-blue/dossier/festival-greenandblue-2026/2026/05/26/news/carlo_buontempo-425371352/ Satelliti e dati indicavano una intensificazione eccessiva di El Niño, fenomeno naturale che riguarda il surriscaldamento delle acque del Pacifico Equatoriale. Nonostante tutti i principali modelli avevano già previsto la formazione del fenomeno, ciò che era sbalorditivo era la forte anomalia possibile di aumento delle temperature superficiali dell’acqua, pronte a raggiungere i + 3 gradi. Quelle preoccupazioni, sintomo di un forte cambiamento in atto e di una gigantesca energia pronta a sprigionarsi, stanno iniziando a diventare realtà sia nelle valutazioni degli scienziati, sia con i primi impatti per Paesi e popolazioni.
Nonostante sia ancora in fase di sviluppo, la prima area del mondo già colpita, dove attualmente è inverno, è il Sudamerica. A sperimentare gli effetti di quello che anche su Nature è stato definito come l’El Niño "più forte degli ultimi 150 anni" in queste ore è in particolare il Cile. Già da metà luglio in Cile le autorità avevano lanciato e diffuso allarmi precauzionali in vista di possibili fenomeni meteo intensi. Gigantesche tempeste si sono abbattute poi nelle ultime settimane sul nord del Cile causando inondazioni e frane mortali che hanno isolato le comunità e portato alla dichiarazione dello stato di emergenza. Attribute al mix fra El Niño e l’intensificazione legata alla crisi del clima, queste tempeste oltre ad uccidere una quindicina di persone hanno flagellato il Paese: si stima che almeno 100mila persone siano rimaste isolate o colpite dalle improvvise inondazioni. Gli esperti meteo locali hanno definito queste alluvioni fra “i peggiori disastri meteorologici che il Paese abbia visto negli ultimi decenni”. Nel dettaglio le piogge torrenziali, accompagnate da venti fortissime, hanno colpito le zone di Atacama, Coquimbo, i deserti e le aree rurali. All’improvviso 4000 persone, in quelle zone, hanno dovuto lasciare casa e trasferirsi in un migliaio di rifugi predisposti. In generale, migliaia di cileni sono rimasti senza elettricità o acqua potabile e si stima che oltre 20mila case siano state danneggiate. Su 10 regioni delle 16 del Paese, sono scattati allarmi di emergenza per esempio per i fiumi che sono esondati allagando le strade.
Purtroppo si teme che quello che sta accadendo in Cile, collegato dagli esperti al ritorno di El Niño, sia solo una anteprima di ciò che potrebbe avvenire nei prossimi mesi e nel 2027 nel mondo. Bisogna però ricordare un fatto: il surriscaldamento delle acque del Pacifico influisce in maniera diversa a seconda delle aree del Pianeta. Aree come quelle del Sudamerica, dal Perù al Cile, dall’Ecuador all’Argentina, sono soggette a impatti legati ad alluvioni, così come nel sud-est asiatico, dalla Birmania alla Cambogia sino all'India, dato che già nei prossimi mesi i monsoni potrebbero mutare. Altrove, per esempio negli Stati Uniti, oppure in Australia, potrebbe invece influire con pesanti ondate di calore e siccità, e anche il Polo Nord potrebbe risultare più caldo. L’Europa, teoricamente, sarà colpita in maniera indiretta: impatti legati all’aumento delle temperature, ma anche a fenomeni meteo intensi, li potremmo osservare in autunno e nella prima parte del 2027. Il problema, come insegna ciò che è accaduto in Cile, è che è molto complesso comprendere l’intensità con cui questo nuovo El Niño in formazione potrebbe colpire. Per ora, le indicazioni sono purtroppo preoccupanti: la soglia ufficiale per stabilire il formarsi di un evento di El Niño è di un +0,5 gradi di temperature superficiali dei mari sostenute per un periodo stagionale e se questa soglia arriva a +2 gradi, allora si parla di Super El Niño. Attualmente, per il futuro, stiamo andando addirittura oltre i +3 gradi, aprendo le porte così a “scenari difficili da immaginare” sostengono gli scienziati.